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GLI ORGANISMI TRADIZIONALI ROMANI

Le assemblee persero importanza sul piano delle attribuzioni. Le assemblee popolari persero le attribuzioni giurisdizionali, ma no quelle lgsl. Si limitarono a pronunciare leggi di investitura dei princeps (nomina): la lex centuriata de imperio, con cui attribuivano al princeps l’impero preconsolare a vita; la lex tributa de protestate tribunizia, con cui gli riconoscevano la potestà dei tribuni. La loro funzione elettorale fu limitata perché esse potevano solo approvare o no l’elenco di magistrati formati da senatori e equites. A partire da Adriano in poi, i magistrati furono eletti direttamente dal princeps. Il senatus fu quello che decadde in maniera minore, poiché difeso dalla vecchia classe nobiliare, che con ciò difendeva i propri interessi. La composizione fu ridotta a 600 unità e il requisito richiesto fu la civitas optimo iure e la provenienza da una magistratura. Le magistrature decaddero con l’instaurazione del principatus. Le candidature furono limitate, e i magistrati eletti dal princeps che sceglieva esclusivamente tra i patrizi, i pretori e i consoli. Tra le magistrature ordinarie decaddero gli aedilitas, il tribunatus plebis e la censura. Il consulatus si vide sottratte le att.militari, ma gli furono conferiti incarichi organizzativi e funzioni giurisdizionali extra ordinem (cause civili in Roma in sede d’appello). I pretori mantennero la presidenza delle quaestiones perpetuae. Il quaestor divenne ausiliario del princeps. Il vigintiviratus ridotto di numero, e fra i promagistrati rimase solo la figura del preconsole. Scomparve il dictator.

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