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La religiosità mesopotamica

Le divinità mesopotamiche
Ogni gruppo umano insediato nella regione mesopotamica aveva portato con sé le proprie antichissime credenze e imparato a farle convivere con quelle degli altri. La Mesopotamia si ritrovò popolata di dèi: ne conosciamo molti, più di mille, dai nomi strani e complicati, tra i quali spiccano per importanza Anu, dio del cielo; Enlil, dio del vento e delle tempeste, benefico e devastatore allo stesso tempo; Enki, divinità dell'acqua; Inana, dea della guerra. Le divinità mesopotamiche avevano quasi tutte carattere antropomorfico. Avevano un corpo come il nostro, anche se non conoscevano la vecchiaia e la malattia. Erano maschi e femmine, procreavano figli, vivevano in famiglia. Provavano sentimenti umani: gioia, gelosia, ira, vendetta, amore, odio.
Nonostante questa enorme varietà di dèi e di culti, è tuttavia possibile ricostruire i tratti comuni della religiosità mesopotamica. La religione è un fenomeno sociale, che risente delle forme dell'organizzazione umanae a sua volta influisce su di esse. Un fenomeno colossale come la nascita della città doveva necessariamente incidere anche sulla religione.

Quando i re e i suoi funzionari incominciarono a governare, l'immagine divina si modellò su quella della regalità terrena e anche tra le divinità fu stabilita una gerarchia, al cui vertice venne posto Enlil.

La colpa
Come un suddito non può discutere la volontà del re né opporsi alle sue sanzioni, così un uomo non può contestare quella divina né opporsi ai suoi castighi. L'angoscia, la malattia, il dolore, la fame erano tutte punizioni comminate dagli dèi sempre e soltanto per giusti motivi. Spesso l'uomo non sapeva in che cosa avesse sbagliato, ma sapeva che la sua sofferenza era comunque l'effetto inevitabile di una colpa. Per scrutare la volontà divina ed evitare terribili punizioni si perfezionarono tecniche d'interpretazione e riti utili a placare l'ira degli dèi affidati agli specialisti del sacro, i sacerdoti (osservatori, indovini, esorcisti, ecc.)

L'oltretomba
I popoli mesopotamici credevano che dopo la morte l'uomo si tramutasse in una specie di fantasma e andasse a raggiungere i suoi predecessori in uno scialbo inferno senza fiamme, concepito come un'immensa, oscura, silenziosa e triste caverna. Questo luogo era governato da divinità specifiche, alle quali il morto doveva obbedire, ancora una volta, come sempre.

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