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Medicina araba e medicina occidentale (Usama ibn Munqidh, Memorie, XI secolo)

Nel Medioevo molti osservatori arabi giudicano gli occidentali rozzi e arretrati. Anche il siriano Usama, uno storico, politico e diplomatico che ci ha lasciato le sue Memorie, guarda all’Occidente con diffidenza. Egli si rivolge agli Europei chiamandoli tutti “Franchi” e li suddivide tra quelli – per i quali manifesta simpatia – che hanno già potuto conoscere e assimilare i costumi arabi e gli altri, che sono ostili e parano una lingua incomprensibile.
L’Occidente è considerato dagli arabi come un mondo di inciviltà e barbarie, un mondo incolto che può migliorare solo stando a contatto con loro e assimilando i loro usi. Eccone un esempio: qui Usama descrive la differenza tra la medicina occidentale e quella orientale, riportando il resoconto di un medico suo amico.

"Mi presentarono un cavaliere che aveva un ascesso a una gamba. Feci un impiastro al cavaliere e l’ascesso si aprì e migliorò. Quand’ecco arrivare un medico franco che disse: “Costui sa affatto curarli” e rivolto al cavaliere gli domandò: “Preferisci vivere con una gamba solo o morire con due gambe?” e avendo quello risposto che preferiva vivere con una gamba sola, ordinò: “Conducetemi un cavaliere gagliardo e un’ascia tagliente!”. Vennero cavaliere e ascia, e io ero il presente. Egli adagiò la gamba su un ceppo di legno e disse l cavaliere: “Dagli giù un gran colpo d’ascia, che la tronchi di netto”.

E quegli, sotto i miei occhi, la colpì d’uno primo colpo, e non essendosi troncata, di un secondo: il midollo della gamba schizzò via e il paziente morì all’istante. A questo punto io domandai: “Avete più bisogno di me?”. Risposero di no, e io me ne venni via, dopo avere imparato della loro medicina quello che prima ignoravo.

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