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Massimino il Trace


Massimino il Trace, definito mixobarbaros per la sua origine modesta, in un’area scarsamente romanizzata, è eletto dall’esercito e non si reca mai a Roma: egli inaugura la fase dei cosiddetti “imperatori soldati”, eletti dall’esercito, in quanto il problema preminente è quello di difendere l’Impero dai barbari. Secondo le ultime revisioni anche Massimino il Trace poté assurgere all’Impero anzitutto perché soldato di grande valore, ma soprattutto perché era riuscito a contrarre un matrimonio con una donna dell’aristocrazia senatoria e quindi egli stesso era riuscito ad entrare in Senato; ebbe seguito tra i soldati perché appariva sostanzialmente come un governatore tradizionale a tutti gli effetti. Massimino il Trace fu anche un persecutore dei cristiani: egli non si limitò più ad accettare condanne occasionali di singoli cristiani regolarmente denunciati, come aveva stabilito che accadesse Traiano, ma colpì direttamente il clero cristiano; comunque, egli non perseguitò letteralmente il clero, piuttosto gli ordinò di consegnare tutte le ricchezze delle varie comunità cristiane: Massimino intendeva utilizzare un motivo religioso per rastrellare ricchezze laddove ce ne fossero e questa persecuzione è la dimostrazione che le comunità cristiane erano ormai organizzate con un proprio clero, la cui identità era riconoscibile, tanto da poter essere inquisito e perseguitato, dotato di beni mobili ed immobili appartenenti alla comunità di notevoli entità (tanto da spingere un imperatore a costringergli di consegnarglieli). Per le sue gesta Massimino ottenne dal Senato cognomen ex virtute, essendo riuscito a difendere i confini e a mantenere elevato il livello di bellicosità dell’esercito romano: fu creata quasi una divaricazione fra società civile e minerale, tanto che quando Massimino (che aveva aumentato l’annona militare) passò sotto Aquileia la città chiuse le porte contro il proprio imperatore, mentre in Africa ci fu una sorta di coalizione tra i grandi proprietari e i propri contadini contro l’imperatore. Massimino fu trucidato dai suoi stessi legionari nei pressi di Aquileia, mentre in Africa era scoppiata una rivolta guidata dal Senato, che aprì la strada ad un vero periodo di crisi dell’Impero.
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