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I longobardi

Alla morte di Giustiniano (565 d.C.) le casse dello Stato erano vuote. Si presentò una nuova invasione in Italia, quella dei Longobardi, considerati dai romani come “barbari tra i barbari”. Nel 568 d.C. i longobardi guidati da re Albonio entrarono in Italia e conquistarono facilmente Pavia facendola capitale. I bizantini, stremati da un epidemia di peste, si limitarono a difendere Ravenna. Bizantini e longobardi erano confinanti ma nonostante ciò i longobardi, sapendo di essere attorniati da nemici, si imposero ovunque come dominatori. L’organizzazione longobarda era: i guerrieri erano organizzati in gruppi familiari detti stippe o fare. Il re veniva letto ed era il capo dell’esercito. Il popolo longobardo si riconosceva sotto lo stesso ceppo etnico. Gli unici ad avere pienezza di diritti era i guerrieri liberi detti “arimanni”. Gli “aldi” erano cittadini liberi inferiori agli arimanni ed erano in generale artigiani spesso italici. In fine c’erano i servi.


Il regno dei longobardi: alla morte di Albonio fu eletto re Clefi e in seguito all’appello degli imperatori d’Oriente ai franchi per scacciare i longobardi, questi elessero re Autari (584 – 590) che respinse i franchi ed estense le conquiste. Sotto il suo regno, e sotto l’impulso della moglie Teodolinda, iniziò la conversione dei longobardi dall’arianesimo al cattolicesimo, migliorando i rapporti tra longobardi e italici. Teodolinda sposò Torino Agilulfo che conquistò molti territori giungendo sino a Roma rinunciando alla conquista, venendo a patti col papa. Tra i successori di Torino ci fu Rotari (636-652) che emanò un editto che raccoglieva le leggi valide su tutto il territorio longobardo. Fu scritto con un rozzo latino e si basa su principi estranei al diritto romano. Si ebbe una svolta con la salita al potere di Liutprando (712 – 744) che si impadronì di Ravenna, ripresa in seguito dai Bizantini, e giunse anch’egli a Roma. Qui scese a patti nuovamente con il papa e gli restituì alcune delle terre conquistate, in particolare la rocca di Sutri nel 728. Questa terra doveva essere consegnata all’imperatore di Oriente, ma essendo stata restituita al papa fu la prima terra di proprietà della Chiesa. Alla morte di Liutprando salì sul trono Astolfo che, impadronitosi di Ravenna nel 751, cercò di conquistare l’intera Italia. Lo stato della Chiesa però chiese aiuto ai Franchi che, nel 756 d.C., co Pipino costrinsero Astolfo alla pace e all’obbligo di donare molti territori, compresa Ravenna allo Stato della Chiesa. Partiti i Franchi i patti non furono rispettati.


Papa Gregorio I e la Chiesa: a trarre profitto dalla crisi economica e militare e dalla frammentazione dei territori non ancora sottomessi dai longobardi fu soprattutto la Chiesa che acquistò così responsabilità di natura politica e economica. Il vero creatore del potere della Chiesa fu Gregorio I detto Magno papa dal 590 al 604. Egli assunse i poteri di un capo politico e organizzò la difesa di Roma. Dopo la sua morte anche i suoi successori avrebbero proseguito questo indirizzo. I rapporti tra il papa e l’imperatore d’Oriente divennero sempre più deboli: a Costantinopli infatti la Chiesa era schierata a fianco dell’imperatore mentre in occidente il papa rivendicò alla Chiesa una posizione di assoluta indipendenza.
Il monachesimo: nell’Europa medioevale assunse un ruolo importante il monachesimo, fondato da S. Antonio nel III sec. Egli mise da parte la vita politica per sostituirla a quella solitaria fatta di digiuno, preghiere. Altri monaci, in occidente, si organizzavano in comunità (cenobi) per praticare insieme oltre che alla preghiera, anche il lavoro manuale (ora et labora). Tra questi monaci fu molto importante S. Benedetto vissuto nel VI secolo. Egli diede regole alla sua comunità monastica che prevedevano una vita semplice e soggetta a norme. Grazie ai benedettini, gli amanuensi, alcuni testi antichi, non solo religiosi, furono trascritti e conservati e quindi salvati dalla distruzione.

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