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Silla, divenuto arbitro incontrastato dello Stato, convocò il Senato per esporre le sue direttive, manifestando la volontà di restaurare la preminenza dell’organo istituzionale , roccaforte del potere oligarchico della nobilitas. Gli storici antichi raccontano che mentre Silla parlava si udirono grida strazianti provenire dal vicino ippodromo, dove per suo ordine erano stati ammassati e legati sei mila superstiti della battaglia di Porta Collina. Era iniziato il loro sistematico massacro. Silla, senza scomporsi, disse ai senatori che vedeva turbati di non lasciarsi distrarre, perché non doveva loro interessare il trattamento inferto ai malfattori. Scatenò quindi nei giorni successivi feroci persecuzioni contro i nemici veri o presunti. Si stilarono delle liste di proscrizione: le persone i cui nomi figuravano nell’elenco che era affisso ogni mattina in tutti i luoghi pubblici della città erano destinate alla morte per mano dei propri concittadini. Parenti o amici che cercassero di nascondere o aiutare un proscritto, ospitandolo magari anche per poco, erano automaticamente passibili di morte. Chiunque, incontrando per primo un proscritto, lo uccidesse, riscuoteva un premio in denaro portandone la testa alle pubbliche autorità, che esponevano nel foro le più famose. I figli e i nipoti dei proscritti non potevano più esercitare alcun diritto politico e furono esclusi dalle cariche pubbliche. Le proprietà dei proscritti furono confiscate allo stato e rivendute all’asta, consentendo ai sostenitori di Silla di arricchirsi ignobilmente. Se si pensa che le proscrizioni sillane durarono oltre sei mesi e che ogni giorno comparivano nella lista più di cento nomi e qualche volta anche trecento, risulta evidente che vennero liquidati senza processo o senza accusa precisa alcune decine di migliaia di cittadini romani. In rapporto alla popolazione dell’epoca si trattò di un bagno di sangue di proporzioni mostruose, compiuto con fredda sistematicità, senza contare che i proscritti furono solo una parte dei massacrati di quei mesi. Basti pensare a quanti fra gli abitanti dell’Etruria, del Sannio e della Campania che avevano fatto causa comune con i mariani furono colpiti da vendette, spedizioni punitive e confische. Infatti per compensare i suoi soldati, oltre centomila uomini, Silla procedette a espropri massicci di terre che sconvolsero l’assetto della proprietà fondiaria nell’Italia centrale.

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