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Cerchiamo di fare una lettura critica degli avvenimenti che portarono alla guerra civile, partendo dalla diversità di contenuto della missiva che Cesare avrebbe mandato al Senato. Da questa disanima delle fonti possiamo capire come la conoscenza storica non sia una scienza esatta sul passato, poiché gli eventi riportati alla luce sono sempre discutibile, dal momento che la memoria delle fonti cui ci si rifà può essere stata deformata dalla tendenziosità (eùnoia) o da false apparenze. Non per questo, tuttavia, la conoscenza storica risulta arbitraria. Un conto è la sequenza degli eventi, un conto è il loro significato storico: anche se non si può essere certi dell'esatta configurazione delle vicende e della loro precisa sequenza cronologica, risulta ben evidente, infatti, che i poteri della Repubblica romana erano ormai condizionati, indeboliti e in parte svuotati dal potere creato da Cesare ai suoi confini, al punto che il Senato mirava a distruggere la sua forza servendosi delle forze di cui disponeva Pompeo. Quest'ultimo, non accettando di giocare un ruolo minatorio nell'alleanza con Cesare e ambendo alla preminenza politica a Roma che solo il Senato gli poteva assicurare, dovette imporre a Cesare condizioni di uscita dal suo proconsolato per arginare il rischio di essere esautorato dall'antico alleato. Cesare, d'altra parte, volendo far sopravvivere il potere che si era creato, fu costretto a scendere in campo contro le istituzione della Repubblica che appoggiavano Pompeo.

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