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Tornò a farsi incandescente la situazione politico sociale, quando nel 78 a.C. dopo la morte di Silla, il console Marco Emilio Lepido propose di riabilitare i figli dei proscritti, di ridistribuire il grano a prezzo politico e di recuperare le terre confiscate da Silla. Quest’ultima proposta, in particolare, suscitò la ribellione dei contadini in Etruria, che nella zona di Fiesole cacciarono i veterani insediati sulle loro terre. Lepido e il collega Lutazio Catulo furono inviati per domare la rivolta, ma il primo si schierò dalla parte degli insorti, facendo occupare la Gallia cisalpina dalle truppe del suo luogotenente Bruto ed esigendo per il 77 a.C. la riconferma al consolato. A questo punto il contributo militare di Pompeo si rese nuovamente indispensabile: a lui andò il merito di aver catturato Bruto dentro Mutina (oggi chiamata Modena), e a Catulo andò quello di aver sconfitto presso il Gianicolo le forze di Lepido, che ritiratosi verso l’Etruria, fu vinto una seconda volta da Pompero. Abbandonate allora le milizie, Lepido fuggì in Sardegna , dove morì di una malattia. I superstiti ribelli in Etruria, ventimila fanti e cinquemila cavalieri trovarono però una nuova guida nel suo luogotenente Perperna che li condusse in Spagna, dove suo malgrado fu costretto a mettersi agli ordini di Sertorio.

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