tony995 di tony995
Ominide 199 punti

Prima guerra punica

Dopo la vittoria su Taranto e con l'occupazione di numerose città meridionali, Roma iniziò l’espansione nel Mediterraneo. Di qui lo scontro con Cartagine, la ricca colonia creata dai Fenici sulla costa nordafricana nell'814 a. C., divenuta ben presto la più temibile potenza navale di quel tempo e dominatrice incontrastata sul Mediterraneo occidentale. Cartagine aveva un ordinamento poli¬tico meno avanzato di quello romano e mancava di coesione sociale interna, il governo rappresentava solo la classe dei ricchi e operava nel loro esclusivo interes¬se, l'esercito era composto di mercenari stranieri, che non avevano interesse a difendere l'indipendenza e la libertà della città. Ecco perché lo stato cartaginese dovette intraprendere amichevoli relazioni e stipulare diversi trattati di commercio e di navigazione.
Col mutare delle rispettive condizioni politiche cambiarono anche le relazioni tra le due città. Nel 289 a.C i Mamertini, un gruppo di mercenari cacciati da Siracusa, si erano impadroniti dello Stretto di Messina per controllare i traffici nello stretto. I Mamertini, a poco a poco, divennero molto potenti, tanto da costringere Gerone II, tiranno di Siracusa, ad intraprendere una guerra contro di loro. I Mamertini invocarono allora l'aiuto dei Cartaginesi, i quali si affrettarono a inviare un presidio. Nel 264 a.C,, però, un gruppo di Mamertini, malcontenti della tutela dei Cartaginesi che si com¬portavano da occupanti più che da alleati, chiesero l'aiuto di Roma. I Romani inviarono un esercito in Sicilia perché l'occupazione dello stretto di Messina da parte dei Cartaginesi costitui¬va una grave minaccia per gli interessi commerciali di Roma. Ebbe così inizio la prima guerra punica tra Roma e Cartagine.
La fase iniziale della prima guerra punica risultò favorevole ai Romani, che si allearono con Gerone di Siracusa e occuparono la for¬tezza cartaginese di Agrigento dopo sei mesi di durissimo assedio. I Romani, per opporsi efficacemente a una potenza marittima come Cartagine, era necessario contrastarla anche sui mari. Infatti, costruirono una flotta da guerra composta da 100 quinqueremi e 20 triremi capaci di agganciare per mezzo di robusti arpioni le navi nemiche per abbordarli.
Questa tecnica di combattimento per¬metteva di utilizzare al meglio le capacità dell'esercito romano, perché consentiva di trasformare lo scontro navale in battaglia sulla terraferma.
Il console Caio Duilio riportò una completa vittoria contro la flotta avversaria. Incoraggiati da questo successo, i Romani nel 256 a.C. inviarono in Africa nume¬rose navi, le quali approdarono nelle vicinanze di Cartagine, sbarcandovi un corpo di spedizione agli ordini dei due consoli Marco Attilio Regolo e Lucio Manlio Valsone. Il senato richiamò il console Manlio con parte dell’esercito in patria, lasciando così in Africa il solo Attilio Regolo con forze insufficienti. L'esercito romano fu sconfitto e lo stesso console Attilio Regolo fu fatto prigioniero. Il senato allora, scoraggiato per la disfatta, riportò la guerra in Sicilia, dove i Romani riuscirono alla fine a battere sotto le mura di Palermo l'esercito avversario. Cartaginesi si persuasero a chiedere la pace e a tal fine mandarono a Roma nel 250 a.C. come ostaggio insieme con i loro ambasciatori lo stesso Regolo, ormai prigioniero da cinque anni. Costui però sconsigliò il senato di accettare le propo¬ste di pace e poi, per non mancare alla parola data, tornò a Cartagine, dove si dice che sia stato ucciso tra orribili tormenti.
La lotta riprese al comando di Amilcare Barca. Si ebbero così sei anni di durissime prove per le due città. Alla fine i Romani videro la necessità di un grande sforzo, sollecitati anche dal fatto che Cartagine era in gravi difficoltà sia per la scarsezza di risorse finanziarie sia per la conseguente rivolta delle milizie mercenarie in Africa. Facendo ricorso a prestiti di privati cittadini, i Romani allestirono una nuova flotta di 200 navi affidata al console Caio Lucrezio Catulo. Questi sferrò un attacco a sorpresa alla flotta nemica presso le isole Egadi e riportò su di essa una vittoria così schiacciante da indurre i Cartaginesi a concludere la pace alle seguenti pesanti condizioni: abbandono della Sicilia e delle isole circostanti; divieto di fare guerra agli alleati di Roma; restituzione dei pri¬gionieri senza riscatto e pagamento di un forte indennizzo.
Dopo ventitré anni di continua lotta, cessarono definitivamente le ostilità e la Sicilia, tranne il regno di Gerone di Siracusa alleato di Roma, divenne la prima provincia romana: i suoi abitanti furono sottomessi a Roma e privati dei loro diritti e come tali costretti a pagare un tributo. Nel 235 a.C., vennero ad aggiungersi come seconda pro-vincia la Sardegna e la Corsica: le due isole furono sottratte alla città punica approfittando della rivolta di truppe mercenarie rimaste senza paga. I Romani non cess¬arono di combattere per rendere ancora più solidoil loro predo¬mini, pertanto nel 230 a.C. mossero le armi verso Oriente contro gli Illiri, che da tempo esercitavano indisturbati la pirateria nel Mare Adriatico, terroriz¬zando gli alleati italici. Nonostante le difficoltà delle operazioni, riuscirono a sconfiggere le forze degli Illiri guidate dalla regina Teuta e a occupare tutta la costa illirica, entrando così per la prima volta in diretto contatto anche con ìl mondo orientale. All'incirca nello stesso periodo di tempo, i Romani, nella battaglia di Casteggio, occuparono la Gallia Cisalpina. In questo modo Roma eli¬minò il pericolo di una presenza ostile nell'Italia settentrionale e conquistò i ricchi e fertili territori di quasi tutta la pianura padana, dove furono fondati nuovi presidi militari: nasceva così la terza provincia romana.

Registrati via email