Ominide 50 punti

L’avvento del principato

Si discute se gli inizi del nuovo assetto costituzionale denominato principato possano essere datati nel 27 o nel 23 e a.C. . Anche se irrilevante a fini della comprensione generale del fenomeno storico-politico, credo che la datazione più convincente sia quella del 23 a.C. Già a partire dal 28 a.C. Ottaviano cominciò la sua opere “normalizzazione” dividendo la carica di console con un collega, restituendo al senato l’amministrazione della provincia d’Asia abolendo tutte le norme eccezionali varate durante il triumvirato con Antonio e M. Emilio Lepido e proponendo una serie di misure in tema di giurisdizione, di amministrazione finanziaria e culti religiosi. In una memorabile seduta del 13 Gennaio del 27 a.C., egli dichiarò di volere” restituire” la Res-Publica, decisione da cui recedette con calcolata riluttanza, dopo le preghiere e le sollecitazioni dei senatori. Tre giorni dopo il 16 Gennaio vi fu una nuova riunione dell’assemblea senatoria in cui come ringraziamento del precedente gesto di cortesia costituzionale gli furono decretati onori e, soprattutto gli fu conferito il titolo di Augusto. Nel capitolo 34 della sua biografia intitolata Res Gestae, che egli volle fosse collocata davanti al suo monumento sepolcrale, incisa su stele di marmo, Augusto, riferendosi alle due sedute del senato con sottile e calcolata ambiguità delineò la sua posizione giuridico-costituzionale”dopo quel tempo fui superiore a tutti in auctoritas, ma non ebbi in potestas nulla più di quello che ebbero i miei colleghi in ogni magistratura”. Nel vocabolario etico-politico della repubblica, auctoritas e potestas erano termini carichi di significato. La prima era l’autorevolezza che si acquisiva per meriti politici e militari, la seconda indicava la fascia onnicomprensiva di poteri contenuti nell’imperium magistratuale perché Augusto legittimò la sua posizione su basi autoritative e non potestative, come avrebbe potuto fare quale vincitore della risposta degli storici è unanime: perché memore degli errori di Cesare volle formalmente presentarsi come continuatore e garante della libertà repubblicana non come colui che la sovvertiva. Quest’ultima veniva messa in discussione e in pericolo da chi deteneva una superiore potestà, non da chi vanatava una maggiore autorevolezza. Quella di Augusto fu mera propaganda politica.

Registrati via email