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Italia prima dell’arrivo dei Romani

Quando i romani si affacciarono alla ribalta della storia, nel VII sec. a.C., gli egiziani, gli assiro-babilonesi della Mesopotamia, gli achei della Grecia e altri popoli avevano già raggiunto forme molto evolute di civiltà. A quel tempo, la penisola italiana era abitata da popoli diversi, perché alcuni erano venuti dal Nord attraverso le Alpi, altri erano giunti per mare.
Intorno all'VIII sec. a.C., i gruppi principali presenti sulla penisola erano costituiti dai latini, che si erano stanziati a sud del corso del Tevere e dei monti Albani, dai siculi, che avevano raggiunto la Sicilia, e dagli umbri e dagli Oschi, che erano andati ad occupare gran parte delle regioni centro-meridionali, frazionandosi in numerosi popoli come sabini e volsci. Tutti, per le loro affinità di lingua e di stirpe, erano compresi sotto la comune denominazione di "italici". Appartenevano infatti alla grande famiglia dei popoli indoeuropei che, in due ondate migratorie successive, si erano stanziati intorno al III millennio a.C. nella parte centro-meridionale della penisola.

L'organizzazione sociale degli indoeuropei si basava sui clan (grandi famiglie discendenti da un antenato in comune e comandate dal più anziano della piccola comunità), riuniti in tribù, che avevano come organo di governo il consiglio degli anziani, formato dai capi dei clan. Il re era scelto tra i guerrieri che, insieme, costituivano l'assemblea generale nella quale venivano prese le decisioni più importanti. Oltre ai latini, ai siculi e agli osco-umbri erano indoeuropee, ma di altra provenienza, la popolazione dei veneti, penetrata nella regione omonima, e dai messapi, che avevano raggiunto invece la Puglia.
Un gruppo a parte, perché non indoeuropei, formavano gli etruschi, i liguri, i sardi, gli elimi, i sicani e i fenici delle colonie della Sicilia occidentale e della Sardegna.
Presenti nella penisola erano pure, dall'VIII sec. a.C., i coloni greci, nell'Italia meridionale, e i celti o galli, che si stanziarono intorno al fiume Po nel 550 a.C.
Nel 1000 a.C., con un ritardo di due o tre secoli rispetto alla Grecia, si diffuse in Italia la conoscenza del ferro, che diede origine ad alcune culture tipiche. Nell'Italia nord-occidentale nacque quella di Golasecca (dal nome di un comune in provincia di Varese) e nel Veneto la atestina (da Ateste, nome latino di Este). La cultura villanoviana, dal sito di Villanova, presso Bologna, dove i suoi caratteri sono stati individuati, si diffuse sull'Emilia, la Toscana e parte del Lazio, mentre a sud del Tevere continuò a svilupparsi la cultura Laziale.

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