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L'istruzione nel mondo romano

L’educazione romana nel periodo delle origini avveniva all’interno della famiglia: per i primi sette anni sotto la guida della madre e successivamente, fino ai sedici, sotto quella del padre. Il concetto principale su cui si reggeva l’impianto pedagogico era il rispetto del costume degli antenati, il cosiddetto mos maiorum, un ideale morale indiscusso che doveva essere sempre rispettato. Una delle modalità con cui i romani trasmettevano gli insegnamenti morali di generazione in generazione erano i racconti didattici.
Dopo le guerre puniche si verificò un processo di ellenizzazione della cultura romana: arrivarono a Roma, dalla Grecia, numerosi insegnanti e filosofi che fecero scalpore per le loro dottrine, lontane dalla tradizionale morale romana; l’arrivo dei filologi e dei grammatici diede vita alle prime scuole di letteratura e di lingua greca. A Roma esistevano vari livelli di istruzione: uno elementare per imparare a leggere e scrivere, uno medio (sotto la guida in un grammaticus) e uno liceale che, gestito da un rhetor, preparava alla vita pubblica insegnando l’arte dei discorsi. Durante l’ultimo periodo della repubblica la cultura greca diventò patrimonio dell’aristocrazia romana: i giovani della buona società conoscevano il greco e andavano in Grecia a studiare; i filosofi greci divennero maestri di vita per numerosi aristocratici, e le scuole di retorica si moltiplicarono. Durante la prima età imperiale il fenomeno del bilinguismo si allargò e i giovani di buona famiglia continuarono a recarsi in Grecia per approfondire i loro studi. L’imperatore Adriano promosse un miglioramento dell’educazione scolastica, alla quale poteva accedere una notevole parte della popolazione. Avvertendo la necessità di misurarsi con la cultura greca, i cristiani iniziarono a frequentare le scuole superiori, studiando anche autori pagani, e tentarono di operare una sintesi tra la loro religione e la filosofia greca, risultato che venne raggiunto nel corso del secolo IV d.C.

L'educazione romana
Le differenze fra greci e romani non erano certo soltanto culturali e linguistiche, ma riguardavano anche il loro sistema educativo. Le due civiltà si proponevano due finalità distinte: l’uomo greco, coltivando l’ideale di un perfetto equilibrio tra il valore morale e la forza fisica, cercava di rendersi simile agli dei per affermare la propria eccellenza e superiorità rispetto agli altri uomini; l’uomo romano era invece consapevole di far parte di un solido gruppo, all’interno del quale il successo personale si accompagnava soprattutto all’efficienza delle proprie azioni. I programmi educativi greci e romani dipendevano proprio da questi opposti obiettivi: fin dagli inizi, l’educazione romana si propose lo scopo di rendere l’individuo capace di badare a se stesso e, soprattutto, capace di rendersi utile alla società in proporzione al grado di responsabilità che, all’interno di essa, gli sarebbe stato attribuito. L’influsso della cultura greca, che caratterizzò gli ultimi tre secoli della repubblica, ebbe qualche ripercussione all’interno del sistema educativo romano: dopo un’iniziale ostilità, nacquero le prime scuole di retorica; il corso di studi del giovane romano prese di conseguenza un indirizzo piú complesso. Le lezioni cominciavano in marzo, dopo il Quinquatrus, una festa in onore di Minerva, la dea della sapienza; non sembra che esistessero lunghe vacanze estive. Le lezioni elementari si tenevano nella scuola del magister o del litterator, un privato cittadino che insegnava a leggere e scrivere; gli altri maestri elementari erano il calculator, che dava ai fanciulli le prime nozioni di matematica, e il notarius, dal quale gli scolari apprendevano a stenografare. Le lezioni si svolgevano in una piccola stanza o all’aperto. Il periodo scolastico successivo, corrispondente alle nostre scuole medie, si svolgeva sotto la guida del grammaticus, che guidava i ragazzi nello studio della lingua e della letteratura greca e latina. Il maestro dei liceali era invece il rhetor, che preparava i giovani alla vita pubblica insegnando loro l’arte della retorica attraverso esercizi orali e scritti: tra questi le suasoriae, monologhi inventati dagli studenti nei quali un personaggio mitologico o storico, prima di prendere una grave decisione, soppesava gli argomenti favorevoli e contrari, e le controversiae, dibattiti fra due studenti che sostenevano a lungo due tesi opposte. L’oratoria era un insegnamento fondamentale nell’educazione romana: lo stesso Catone, pur critico nei confronti dell’influenza greca sulla cultura di Roma, ne era convinto. Il suo modello di oratore era infatti un vir bonus dicendi peritus, un «galantuomo abile nel parlare». Le tecniche oratorie greche dovevano tuttavia essere subordinate all’argomento dell’orazione. Questi schemi culturali erano stati influenzati dai modelli greci, introdotti a Roma soprattutto durante il dominio di Silla; le finalità fondamentali dell’educazione romana non cambiarono tuttavia in modo profondo, perché l’ellenizzazione della civiltà romana fu in ogni caso parziale.

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