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L'impero romano e il cristianesimo

Il declino dell’impero: nel II secolo d.C. si delineò una situazione di crisi e instabilità. La popolazione dell’impero era divisa in abitanti delle città e delle campagne. Chi viveva in città aveva un tenore di vita superiore a chi viveva in campagna che viveva all’infuori del mondo cittadino e parlava ancora le lingue antiche locali. Dalla campagna la città traeva soldati e alimento, e non ricompensava affatto la città. Così la campagna odiava la città e succedeva anche che i soldati (arruolati nelle campagne) saccheggiassero le città. I soldati reclamavano ai loro comandanti, che spesso diventavano imperatori, i privilegi dei cittadini. La produzione agricola calò in seguito alle invasioni barbariche, alle guerre civili, al brigantaggio nonché lo spopolamento delle campagne. Di conseguenza crebbe il prezzo delle derrate alimentari e scese enormemente il valore della moneta. In molte pari dell’impero, infatti, si tornò al baratto. Il commercio languì in seguito alla pirateria, la disoccupazione cittadina aumentò, nelle campagne il sistema del colonato divenne la norma, e la maggioranza della popolazione era costituita da contadini servi che erano vincolati legalmente a rimanere nelle campagne, mentre il resto della popolazione era benestante.


Il cristianesimo delle origini: dopo la crocifissione di Gesù Cristo, i suoi seguaci si erano riorganizzati grazie soprattutto a Paolo (ebreo convertito) che diffondeva il messaggio di Cristo al di fuori della comunità ebraica. I cristiani “comparvero” sotto l’impero di Claudio che li espulse da Roma e in seguito Nerone li perseguitò. Roma non accettava i cristiani perché erano una comunità separata, vista sospettosamente dal potere politico, e in oltre essi si rifiutavano di sacrificare davanti all’immagine dell’imperatore, che era obbligatorio, ed erano condannati a lesa maestà. La chiesa cristiana era numericamente piccola ma in espansione continua. Le comunità si riunivano a pregare sotto la direzione stimate per il loro fervore (presbiteri) e le comunità erano poste sotto un “vescovo” eletto dai fedeli. Le varie comunità nel mondo erano in contatto tra loro e assunse un’importanza rilevante quello di Roma. I fedeli versavano offerte che venivano utilizzate per il mantenimento di vescovi e presbiteri, per i meno abbienti e per il loro riscatto in guerre e persecuzioni. Durante i periodi di crisi i cristiani divennero il capro espiatorio della città.

Cristianesimo e impero: durante l’epoca imperiale i cristiani furono perseguitati e rifiutavano di prestare servizio militare e di intraprendere la carriera politica. L’impero assunse una posizione di tolleranza e in questo contesto alcuni cristiani abbandonarono la loro fede, altri morirono (martiri). Nonostante ciò il numero dei cristiani aumentò enormemente e gli imperatori Decio e Diocleziano tentarono, attraverso persecuzioni, di estirpare il cristianesimo inutilmente. Il cristianesimo era la religione delle classi modeste, attratte dal messaggio di speranza. Però c’era corrispondenza tra gli ideali cristiani e pagani anche se i cristiani rifiutarono ogni tipo di contatto con la cultura pagana, finché non iniziarono a confrontarsi con la filosofia greca facendo nascere la filosofia cristiana.

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