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Romanizzazione dell'impero

Verso un mondo comune: nei primi due secoli dell’impero Roma effettuò una “romanizzazione” cancellando le antiche differenze che vi erano tra i popoli conquistati. La possibilità di diventare cittadini romani era offerta con libertà. Questo affievoliva il ruolo dominante dell’Italia e facilitava la romanizzazione delle popolazioni. Il processo di romanizzazione avviene anche nella cultura con l’estensione del latino a lingua di tutto l’Occidente, mentre a Oriente prevaleva il Greco.


Al di là dei confini: le incursioni dei barbari germani, un insieme di tribù di lingua indoeuropea stanziate nelle regioni tra il Reno e l’Elba, lungo il Danubio, rimasero per i romani una minaccia sempre incombente. Per fronteggiare questo pericolo nel 1 secolo d.C. si costruì un sistema di fortificazioni (“limes”) presidiato dal grosso dell’esercito romano. Verso Oriente c’erano i prati (discendenti dei persiani) e i Romani volevano impadronirsi della loro Mesopotamia sulla quale si svolgeva una parte importantissima del commercio antico: la seta e le spezie dalla Cina, l’incenso dall’Arabia e l’ambra dalla Finlandia, Norvegia.


Elementi di debolezza: l’Italia perse il suo ruolo di nazione guida: l’agricoltura decadde, l’artigianato non era sufficiente per l’economia, la popolazione diminuì. Di fronte al declino della produzione agricola molti proprietari terrieri rinunciarono alla gestione diretta delle aziende agricole sostituendo gli schiavi con contadini o schiavi semiliberi (detti coloni -> sistema del colonato) che versavano al proprietario la metà del raccolto. Lo Stato doveva da un lato impedire agli esattori delle imposte di depredare i coloni e che i proprietari esigessero più del dovuto dall’altro doveva impedire che briganti o invasori devastassero le terre.


La cultura: luci e ombre: nel II sec. D.C. la classe colta greca e romana si sentiva partecipe dello stesso mondo spirituale. Nacque la cultura classica, con il suo esponente Plutarco di Cheronea (46-127 d.C.). Nella sua opera principale, Le vite parallele, Plutarco propone un affresco delle grandi figure del passato, sia greco che latino. Nel 2 secolo d.C. la cultura si ritirò nella rivisitazione del passato (retorica e arcaismo) come la filosofia che rielaborò le culture ellenistiche (stoicismo). Gli scrittori più importanti (Apuleio e Luciano) vengono da luoghi marginali (Africa, greci). Nelle scienze Tolomeo sviluppò la teoria geocentrica (terra al centro dell’universo). Galeno di Pergamo scrisse di farmacia e medicina.

Il sincretismo religioso: nel mondo imperiale ci fu uno sviluppo dei movimenti mistici e religiosi specialmente il cristianesimo.

La storia politica: gli assassini di Domiziano, d’accordo col senato, elessero Nerva imperatore (96 d.C.). Egli per ottenere l’appoggio dell’esercito adottò il più grande generale, Ulpio Traiano che dopo poco gli succedette al trono. Traiano (Spagnolo) fu il primo imperatore non italico e sotto il suo governo Roma raggiunse la massima estensione, comprendendo infatti tutta la regione oltre il Danubio e il regno dei Prati. Traiano realizzò molti lavori pubblici (grazie all’oro della Dacia) trai quali il Foro, i Mercati traianei e la colonna Traiana. Morì nel 117 d.C. dopo aver organizzato la burocrazia, aver favorito la piccola proprietà terriera e cancellato le tasse arretrate che gravavano sulle province. Il successore fu il nipote spagnolo Elio Adriano, di eccezionale cultura, che adottò una politica di consolidamento dei confini. Ristrutturò la vita economica e l’apparato stradale, favorì la rinascita morale e culturale di Atene costruendo una biblioteca, un portico affrescato e finendo il tempio di Zeus Olimpo, costruì a Roma il mausoleo e un circolo culturale chiamata “Athenaeum” in ricordo di Atene. Fece provvedimenti culturali al fine di migliorare l’educazione scolastica, di eleggere i funzionari statali in base alla cultura, e di proteggere gli schiavi dagli arbitrii dei padroni. Egli si dedicò alla letteratura e alla poesia. Morì nel 138 d.C. Il successore fu Antonino Pio e in seguito Marco Aurelio: uomo di grande cultura. Il suo impero segnò la fine del periodo di prosperità: le frontiere furono attaccate dai germani e dai prati che invasero la Siria e che furono scacciati difficilmente e durante la guerra (165 d.C.) un’epidemia di peste bubbonica dilagò trai soldati e quindi in tutta Roma decimando la popolazione. Le campagne rimasero incolte, i commerci e l’artigianato decaddero, ci furono arruolamenti forzati per le esigenze militari. I confini del Reno fu attaccato dai germani che furono respinti difficilmente dall’esercito di Marco Aurelio e nel 175 d.C. e spinti dietro i limes come alleati dopo che promisero aiuti militari ai romani. Gli accordi non furono rispettati e i germani attaccarono nuovamente, Marco Aurelio però morì a Vienna di peste. Il suo successore fu suo figlio Commodo (si iniziò la successione dinastica) che aveva tratti popolareschi (non aristocratici) e si conquistò le simpatie della plebe ma non quelle dei soldati e dell’aristocrazia. Commodo sperperò le finanze dello stato e fu ucciso da una congiura (dopo essersi difeso da tante altre) nel 192 d.C.

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