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L'impero nel 1 sec. d.C.

Il consolidamento dell’impero:
1 l’imperatore dirigeva lo stato ma costituzionalmente era un magistrato supremo che riceveva il potere dalle mani del senato e del popolo. Qualsiasi esponente dell’aristocrazia senatoria poteva aspirare a diventare imperatore così i successori di Augusto (Cesari) dovevano badare ai rivali e alle congiure. L’imperatore di regola controllava l’elezione dei senatori, suoi potenziali rivali. L’ammissione al senato dipendeva dal censo e l’imperatore forniva il reddito necessario per l’elezione.
2 Nel corso del I secolo le antiche famiglie nobili, a causa delle politiche imperiali in conflitto con loro, praticamente scomparvero e i provinciali all’inizio del II sec. a.C. erano la maggior parte del senato.
3 Le legioni che difendevano le frontiere e i pretoriani che difendevano il principe erano a lui legate da un giuramento personale di fedeltà, prendevano ordini solo da lui e rappresentavano uno strumento di controllo contro gli oppositori.

4 La plebe aveva accettato Augusto che si presentava come un protettore, e che si preoccupava di guadagnarsi i loro favori con distribuzioni di denaro e cibo. Augusto aveva accumulato molte ricchezze che formavano il suo “ficscus” (patrimonio privato). Per far fronte alle spese elevate usava mezzi come il sequestro del patrimonio dei condannati a lesa maestà. Così i guadagni delle tasse facevano funzionare lo stato mentre grazie al “fiscus” l’imperatore comprava la popolazione e curava la sua immagine. Il pane e il circo erano gli strumenti che facevano del popolo la miglior difesa dell’imperatore.

La storia politica:

Tiberio (14-37 d.C.): alla morte di Augusto il potere passò (per testamento) a Tiberio figlio di Livia e C. Nerone. Tiberio ebbe all’inizio una politica prudente e rispettosa verso il senato. Inviò ai confini settentrionali il nipote Germanico che sconfisse i germani (12-16 d.C.). Quando Germanico morì improvvisamente in seguito alla sosta della campagna militare, i romani sospettarono dell’avvelenamento di Germanico. La popolarità di Tiberio cadde, ed egli fece mettere a morte molti avversari politici e parenti di Germanico (compresa moglie Agrippina). Poi si ritirò nel 26 d.C. a Capri abbandonando il potere a Seiano (prefetto del pretorio) che però fu messo a morte dallo stesso Tiberio quando capì le sue intenzioni conquistare il trono.


Caligola (37-41 d.C.): figlio di Germanico (nipote di Tiberio) fu acclamato dal senato imperatore, il quale sperava di trovare in lui una politica estera aggressiva. Caligola (suo soprannome) però fece eliminare tutti gli avversari interi e continuò a umiliare il senato (cavallo nel senato). Era popolarissimo grazie a elargizioni e giochi, ebbe molti oppositori e nel 41 d.C. subì un colpo di stato ordinato dai pretoriani.


Claudio (41-54 d.C.): i pretoriani, che avevano ucciso Caligola, proclamarono imperatore Claudio fratello di Germanico con un colpo di mano militare. Claudio non era tenuto molto in considerazione per le sue caratteristiche fisiche pessime, per la timidezza e per la preferenza della cultura alla guerra, ma resse il potere con moderazione rendendo molto più efficiente la burocrazia statale, avendo risanato le finanze pubbliche, conquistando la Britannia (44 d.C. trasformandola in provincia) e ammettendo dei provinciali in senato. Nella vecchiaia sposò Messalina (messa a morte per comportamento immorale) e da lei aveva avuto un figlio, Britannico. Egli non gli successe ma gli successe Nerone figlio di Agrippina (sua nipote,figlia di Germanico) che lui aveva sposato in tarda età. Agrippina convinse il senato a eleggere erede Nerone e non Britannico (54 d.C.) e si dice essa avvelenò anche Claudio.


Nerone (54-68 d.C.): aveva solo 17 anni quando salì al trono e fu influenzato da Agrippina, il prefetto del pretorio Afranio Burro e Seneca, il più grande intellettuale dell’epoca. Ben presto però si rese indipendente facendo uccidere la madre e allontanando Seneca. Alla morte di Burro rimase solo con i cortigiani fidati e prese atteggiamenti da sovrano assoluto. Nerone ebbe successo militare in Armenia e scoppiato l’incendio nel 64 d.C. che semidistrusse Roma (sospettato d’averlo appiccato) gettò la colpa sui cristiani perseguitandoli e uccidendoli. Il popolo gli era avverso. Nerone dispregiava le tradizioni dell’aristocrazia e questa organizzò una congiura facente capo alla famiglia dei Pisoni. Nerone sterminò moltissime persone tra le quali il poeta Lucano, lo scrittore Pretonio e Seneca, costretti al suicidio. Fece uccidere un valente generale, Corbulone, sospettato di essergli avverso procurandosi così anche l’inimicizia dei militari. Nel 68 a.C. le legioni spagnole si ammutinarono e proclamarono imperatore il loro comandante, l’anziano senatore Galba. La sommossa estesa a Roma costrinse Nerone al suicidio.

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