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L'Impero di Diocleziano

Tutti i grandi fenomeni del III secolo d.C. maturarono a poco a poco nel corso del IV secolo, il quale peraltro si aprì in un clima politico che sembrava di ritrovata stabilità e che si protrasse per diversi decenni. Nel 284, infatti, il potere era passato nelle mani di Diocleziano, un soldato dalmata di umilissime origini, che era riuscito a ripristinare l’ordine nell’Impero e a difenderne efficacemente i confini.

Egli fu autore di alcune riforme che rinnovarono completamente lo Stato romano. Diocleziano comprese che non era realistico tentare di restaurare lo Stato, se non si creavano le condizioni perché l’imperatore non fosse più mercé degli eserciti, come era avvenuto nei decenni che avevano preceduto il suo regno: per sopravvivere, l’Impero avrebbe dovuto fondarsi su una struttura militare, un’organizzazione amministrativa, una gestione del potere del tutto nuove.

Quello di Diocleziano fu un poderoso tentativo di conservare l’unità dello Stato, rafforzando il potere imperiale e facendone evolvere verso forme di monarchia assoluta: l’imperatore cessava di essere il primo magistrato dello Stato, per diventare il solo dominus (“signore”) dell’Impero.

Il centro di ogni legittimità e di ogni decisione divenne pertanto la corte dell’imperatore, il quale promulgava leggi ed editti senza doverne rendere conto a nessuno. Per esercitare realmente il potere, l’imperatore doveva disporre di un esercito forte e di uno stuolo di funzionari fidati che sorvegliassero ogni aspetto dell’amministrazione e che dipendesse direttamente da lui.
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