pexolo di pexolo
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La fama negativa di Nerone (54-68 d.C.), tale che fino ad anni recenti ha coperto qualunque tentativo di riabilitazione del suo regno, va comunque precisata: sebbene non sia possibile ammettere una totale riabilitazione di Nerone, ma va messa prestata una comprensione maggiore degli eventi che caratterizzarono i suoi anni di regno. I primi anni di regno di Nerone, che sale al trono molto giovane (come Caligola), non ancora diciassettenne, furono illuminati dalla figura di Seneca (una personalità particolare legata all’aristocrazia e alla cultura senatoria, che nel De Clementia tentò di elaborare un sistema politico che permettesse al principe di interagire positivamente senza ledere in eccesso i poteri, le libertas, dell’aristocrazia senatoria; questo titolo è significativo di un cambiamento importante: l’imperatore poteva essere clemente, come lo fu Cesare, e questo significa che tutto dipende dai suoi poteri, il mandare a morte o il salvare un cittadino, ora privato di quei diritti costituzionali inalienabili). Inizialmente Nerone assecondò con entusiasmo le direttive di Seneca, mostrando il massimo rispetto per il Senato e seguendo una politica estremamente moderata; ma, di nuovo, fu una donna a far esplodere a coorte una difficile situazione: la madre Agrippina in un certo senso competeva con Seneca nel soggiogare il figlio (anche perché questo significava avere le redini del potere al posto del filosofo), mentre Seneca, d’altra parte, poteva contare sull’appoggio del prefetto pretorio Afranio Burro. Questo contesto fece esplodere drammaticamente una situazione amorosa, quando nel 59 d.C. Agrippina prese le parti della moglie di Nerone Ottavia contro Poppea Sabina, amante dell’imperatore: il dramma ebbe come epilogo l’uccisione della madre Agrippina; questo anno segna un tornante nei comportamenti di Nerone: i suoi sensi di colpa furono tali da trasformarne il carattere. Paradossalmente, libero dalla madre Nerone emarginò anche Seneca e cercò il favor popularis, il favore della plebe: questo significò avviare una politica di spese pubbliche, considerate inutili dall’aristocrazia senatoria, che rapidamente dilapidarono le finanze (nuovi tipi di giochi pubblici, i Neronia, si esibì personalmente come auriga); attraverso l’opera del nuovo prefetto pretorio Tigellino Nerone diede il via ad una nuova serie di delitti: fece uccidere Ottavia, secondo alcune fonti uccisa con un calcio mentre era incinta, per sposare Poppea. Nel 65 d.C. la cosiddetta “congiura dei Pisoni”, una trama ordita da un insieme di senatori guidati dai Pisoni per abbattere Nerone ed alzare al trono Caio Calpurnio Pisone, fu sventata e provocò una serie di vittime, alcune effettivamente implicate nella congiura, altre solo per permettere a Nerone di liberarsi di personaggi scomodi (fu in occasione di questa situazione drammatica che venne fatto uccidere Seneca e Petronio, autore del Satyrikòn, Lucano e tanti altri); tra la classe dirigente si diffuse il terrore, anche perché queste morti celebri potevano verificarsi per l’azione di venatori in cerca di ricompense e che facevano a gara nel presentare accuse anche infondate: Nerone, che per la prima parte del regno si era comportato in maniera eccellente, fu rapidamente rappresentato come un tiranno. Nel 64 scoppiò il famoso incendio di Roma, che durò sei giorni, distruggendo gran parte dei quartieri centrali: esso viene rappresentato, nella letteratura, come la prima cosiddetta persecuzione dei cristiani (per distogliere il furore della plebe contro di sé Nerone, accusato di aver appiccato il fuoco per riorganizzarli urbanisticamente attraverso la costruzione della propria domus aurea, spostò l’accusa sui cristiani, che di fatto non furono gli unici uccisi in grande numero, ma considerati i principali sospettati. L’accusa mossa contro Nerone è sicuramente ingiustificata: la città era ancora quasi totalmente costruita di legno e non a caso Augusto aveva organizzato un corpo di vigili del fuoco, divisi razionalmente in due squadre per ognuno dei quartieri urbani; la sua propaganda di aver preso una Roma di legno e di averla lasciata di marmo era simbolo di un sintomo reale, pur essendo un’esagerazione: Roma era ancora pressoché totalmente costruita in legno e dunque facilmente infiammabile. La domus aurea, costruita di lì a poco in un’area devastata dal fuoco, è stata giudicata come la follia di un pazzo, anche dall’immediato successore Vespasiano, che fece ricoprire di terra la costruzione e sopra di essa fece costruire un giardino pubblico [si tratta della scelta politica di un imperatore che vuole nettamente distinguersi dal suo predecessore]; in realtà, la domus aurea rappresentava la quasi inevitabile conseguenza dell’accrescimento dei servizi “pubblici” che la casa dell’imperatore romano ormai, per le molteplici funzioni che era chiamato a svolgere, era costretto ad ospitare. Infatti, una volta eliminata la domus aurea gli imperatori si crearono un palazzo sul Palatino, che ha lo stesso nome e la stessa radice del palazzo imperiale; esso, oltre che essere un’area di rappresentanza, ospitava dei veri e propri uffici amministrativi, che si chiameranno successivamente Scrinia [la documentazione necessaria che l’imperatore doveva portarsi appresso dentro grandi casse di legno, che venivano imbarcati con la coorte e con i suoi ministri ogni volta che l’imperatore si spostava], in cui venivano ad esempio conservate e divise in base al contenuto le lettere che l’imperatore riceveva da tutto l’impero e le cui risposte, se particolarmente importanti, necessitavano un’adeguata archiviazione [l’imperatore, che era sciolto dalle leggi dell’impero, in alcuni casi era egli stesso legge e in alcune di queste risposte venivano emanati decreti, leggi operative su cui gli avvocati si basavano per decidere casi civili e penali]. Nel 67 Nerone intraprese un lungo viaggio in Grecia, esibendosi in maniera grandiosa a giochi ed esibizioni artistiche: Nerone intraprendeva una politica del tutto autonoma e sganciata ai cardini culturali occidentali preesistenti, soprattutto non ascoltò quanti lo richiamavano a Roma avvertendo la forte avversione che molti ambienti di corte stavano maturando nei suoi confronti; un ingente corpo anti-neroniano era maturato tra Senato e pretoriani. Quando tornò, Nerone si rese conto che la situazione era ormai all’estremo: in alcune provincie occidentali le legioni si erano ribellate acclamando un proprio imperatore e le guardie pretoriane avevano defezionato; in questo contesto il Senato lo dichiarò hostis publicus (nemico pubblico): solo ed indiviso, Nerone si rifugiò a casa di un liberto e si tolse la vita prima di essere catturato nel 68 d.C. Il 69 fu a parere di Tacito il longus et unus annus, perché per la prima volta più imperatori in diverse aree dell’impero si fronteggiarono; ai pretoriani, che elessero come proprio imperatore Otone, corrispose la rivolta delle legioni della Germania superiore, che proclamarono imperatore Vitellio e quella delle legioni di Giudea, che scelsero Vespasiano, mentre il Senato scelse Galba. Questa sorta di guerra civile si concluse alla fine del 69, quando prevalse Vespasiano, che resse l’impero per 10 anni (69-79 d.C.) e che diede origine alla dinastia flavia; egli proveniva da una famiglia di Rieti e non più da una dinastia come quella Iulia, che si proclamava divina e proveniente da Venere; egli era un uomo dagli atteggiamenti molto diversi dai suoi predecessori, molto più concreti e prudenti, che si penò particolarmente a consolidare i poteri imperiali e le finanza dello Stato.

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