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Marco Aurelio (161-180 d.C.)

Alla morte di Antonino Pio l’Impero andò al successore da lui prescelto, Marco Aurelio (161-180 d.C.), un imperatore-filosofo il quale chiese di poter dividere il potere con il fratello adottivo Lucio Vero, che resse con lui l’Impero soltanto fino al 169, quando morì prima di lui. Marco Aurelio era un seguace dello stoicismo, un vero e proprio filosofo, che preferiva scrivere e riflettere sui propri pensieri (scrive i Pensieri), il cui regno contraddistinse il confine tra il benessere, la pace, la tranquillità, lo sviluppo economico e i traffici economici in cui era vissuto l’Impero per due secoli e l’inizio della grande crisi, che invece lo portò sull’orlo della rovina nel corso del III secolo. Nei 19 anni di regno Marco Aurelio dovette affrontare 17 campagne militari, molte delle quali estremamente impegnative, in primis contro la ovvia aggressività dei Parti, infastiditi dal comportamento di Traiano, che cominciarono ad aggredire i territori romani lungo il confine; Roma reagì con rapidità ed incisività, fino al cuore dell’impero partico, ma ancora una volta un imprevisto non volle la sua caduta: un’epidemia, che infuriava tra qualche tempo tra i soldati dell’esercito partico, contagiò le legioni romane ed i soldati, vittoriosi in battaglia, non solo soccombevano a migliaia sconfitti da un male misterioso ed inesorabile che mai si era diffuso, ma tornando indietro con Lucio Vero, diffusero la peste bubbonica in tutto l’Impero. Una malattia terribile la cui origine è ignota e contro la quale la medicina dell’epoca era impotente: tutto il corpus medico di Galeno nacque e si sviluppò in questo periodo come tentativo della scienza medica di fronteggiare una malattia equiparabile all’attuale AIDS; si trattava di una malattia terribile: prima che la scienza medica potesse in qualche modo trovare un rimedio, si ritiene che circa il 50% della popolazione romana sia deceduta, con tutte le conseguenze che la perdita della metà della popolazione avrebbe potuto provocare in una società ancora fortemente arcaica, che basa ancora sostanzialmente la propria ricchezza sull’agricoltura. Una tale devastazione fu alla base della folle crisi del III secolo d.C. Marco Aurelio e Lucio Vero ritirarono tutte le truppe dal territorio partico nel 165, a causa del dilagare della peste si sarebbe avuto bisogno di tempi di pace e invece, poiché per combattere contro i Parti era stato sfornito di legioni il fronte danubiano, improvvisamente la situazione precipitò: Quadi e Marcomanni entrarono, attraverso i confini orientali, riuscendo a spingersi fino ad Aquileia e Verona, mentre altri barbari saccheggiavano Asia Minore e Grecia. Lucio Vero era ormai morto contro i Parti nel 169, mentre Marco Aurelio continuò nella difesa dell’Impero, progettando anche conquiste oltre il Danubio per allontanare definitivamente la minaccia dei barbari, ma la sua morte improvvisa dovuta alla peste gli impedì di compiere questa impresa.

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