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Degenerazione della vita politica

La storia politica del II secolo d.C. fu caratterizzata da un’instabilità sempre più accentuata. Nel 192 d.C. Commodo, figlio e successore di Marco Aurelio, era caduto vittima di una congiura; con lui si esauriva una successione di imperatori che avevano assicurato all’Impero un lungo periodo di prosperità. Alla sua morte venne proclamato imperatore Elvio Pertinace, prefetto di Roma e antico compagno d’armi di Marco Aurelio.

Il regno di Pertinace fu però brevissimo (durò solo tre mesi), perché la sua politica, volta a ripristino della disciplina nell’esercito e al consolidamento della spessa pubblica, non era gradita ai pretoriani che si ribellarono e lo assassinarono. Si giunse a un tale punto di degenerazione della vita politica che i pretoriani misero all’asta il titolo di imperatore, promettendo al migliore offerente, che risultò l’anziano senatore Didio Giuliano, uomo di dubbia reputazione, ma ricchissimo.

Questa situazione non poteva che provocare la reazione dell’esercito: in varie province dell’Impero le armate si ammutinarono e acclamarono i loro generali. Alla fine prevalse il comandante dell’esercito stanziato sul Danubio, Settimio Severo, che nel 193 d.C., dopo aver eliminato i rivali, occupò Roma e fondò una nuova dinastia, quella dei Severi (193 –235 d.C.).


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