Fine dell'impero hittita e la figura femminile hittita

L'impero hittita crollò a causa dell'invasione dei cosiddetti "Popoli del mare", tra XIII e XII secolo a. C. I popoli del mare, così chiamati dagli Egiziani, che ebbero modo di sperimentarne a proprie spese le virtù militari, costituiscono uno dei fenomeni più vasti e misteriosi della storia antica. Comparvero tra 1220 e 1160 a.C. nell'aria anatolica, siro-palestinese e greca, provenendo probabilmente dalle coste balcaniche del Mar Nero, di ceppo indoeuropeo, erano sicuramente divisi in diverse stirpi, tra le quali i contemporanei ricordano Filistei, Sardi e Sicani. Provvisti di armi in ferro e di navi veloci, si diedero a saccheggi e scorrerie, tagliando le vie di comunicazione le fonti consuete di rifornimento in tutto il bacino del Mediterraneo orientale, per poi scomparire dalla scena storica, senza lasciare più traccia di sé.

La presenza femminile nella società hittita era molto importante in ambito culturale nella gestione domestica, anche se il potere restava concentrato nelle mani degli uomini. Le leggi a noi giunte fissavano le regole rigorose in materia di procedure matrimoniale e di reati sessuali. Nel contratto matrimoniale, che si configurava come una vera e propria compravendita, l'iniziativa era presa dal padre o dal fidanzato della donna; il primo riceveva dal futuro genero il "prezzo della sposa " e consegnava in cambio la figlia con la dote; la volontà della ragazza non entrava ma in gioco. Alcune norme invece tutelavano le donne e minori da eventuali abusi sessuali; al contrario, in caso di adulterio della moglie l'iniziativa della punizione era lasciata al marito, che poteva uccidere gli amanti in flagranza di reato. Sappiamo inoltre che era consentito, almeno a donne di alto rango, possedere beni immobili, ma sembra che non potessero ereditarne dal padre.

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