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Guerre persiane

La prima guerra persiana
Alla fine del VI secolo a.C. l’impero persiano cominciò a costituire una seria minaccia per la libertà delle piccole pòleis. La scintilla che scatenò il conflitto greco-persiano fu il sostegno offerto dai cittadini di Atene e di Eritrea alla ribellione, di numerose città, capeggiate dal Tiranno di Mileto Aristagora, contro la dominazione persiana. I persiani non tardarono a domare la rivolta: mentre ateniesi ed eretriesi abbandonavano il campo, il Gran Re Dario, assediò per Terra e per mare Mileto. La città si arrese nel 494 a.C. e fu rasa al suolo; gli abitanti furono uccisi o deportati.
Per evitare pericoli futuri, i generali persiani Dati e Artaferne sbarcarono in Eubea e conquistarono Eretria, quindi puntarono verso l’Attica. I soldati ateniesi, sotto il comando di Milziade, travolsero a Maratona la cavalleria nemica.

La politica ateniese tra le due guerre
Gli ateniesi erano consapevoli che i persiani non avrebbero rinunciato a vendicare la sconfitta di Maratona. Tuttavia non vi era accordo sulla politica da tenere nei loro confronti: Aristide era favorevole a un’intesa per evitare un ulteriore scontro, Temistocle riteneva che il conflitto fosse inevitabile e che, Atene dovesse costruire una grande flotta, capace di reggere il confronto con quella persiana. Quindi promosse una serie di riforme mirate al potenziamento delle forze militari e navali.
Ma quando si scoprì una miniera argentifera, che mise a disposizione grandi risorse, Temistocle, contro il parere di Aristide, propose di non ridistribuirle ai cittadini, ma di usarle per finanziare il potenziamento della flotta. Così divise il denaro ai cento cittadini più ricchi e ognuno si fece carico di una trierarchia, cioè delle spese per allestire una trireme. Ostracizzato Aristide, vennero fatte scendere in mare le navi da guerra e il porto di Atene fu attrezzato come porto militare. Per equipaggiare le navi furono arruolati i teti, che divenuti parte essenziali della forza militare, ottennero maggiore peso politico.

La seconda guerra persiana
Toccò a Serse, figlio e successore di Dario, vendicare la sconfitta di Maratona. Organizzò una spedizione terreste e navale sotto il suo comando. Egli, pretendeva l’atto di sottomissione da parte di tutte le città da cui passava, e coloro che si rifiutavano venivano incendiate e gli abitanti venivano ridotti in schiavitù. Allora gli ateniesi e gli spartani stipularono un’alleanza militare, la lega ellenica, per organizzare un comune fronte militare contro i persiani.

Nel 480 a.C. l’esercito di Serse varcò l’Ellesponto. Per cercare di fermare l’avanzata persiana su terra, il re spartano Leonida si schierò alle Termopili, uno stretto passaggio chiuso dai monti, con trecento spartiati, che furono travolti. Superate le Termopili, si diressero verso la Grecia centromeridionale e l’Attica. Intanto la flotta greca, comandata da Temistocle, dopo scontri con esito incerto contro la flotta persiana a Capo Artemisio, fu costretta ad abbandonare l’isola. Gli ateniesi abbandonarono la città e si rifugiarono a Salamina.
Nel momento del grande pericolo, Temistocle mise in atto un piano per difendere la Grecia con la sola flotta della coalizione. L’oracolo di Delfi aveva suggerito agli ateniesi di costruire “un muro di legno” che Temistocle intese come un muro di navi. Le due flotte si scontrarono nello stretto passaggio di mare racchiuso tra l’isola di Salamina e la costa attica, in cui i greci riportarono una vittoria schiacciante. La flotta persiana rientrò in Asia, mentre l’esercito andò in Tessaglia. Serse, progettando un nuovo attacco, si ritirò in patria e cedette il comando al generale Mardonio. Nella primavera del 479 a.C. i persiani invasero la Beozia e occuparono l’Attica, costringendo gli ateniesi a fuggire dalla città per la seconda volta. Lo scontro decisivo avvenne a Platea, dove i greci, guidati dal re spartano Pausania, riportarono una grande vittoria.

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