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Grecia: lo schieramento oplitico

Un fenomeno importante verificatisi nel VII secolo a.C. che contribuì a rafforzare, in tutto il mondo greco, l'organizzazione della polis fu una nuova tattica militare: lo schieramento olpitico, detto così dallo scudo rotondo dei soldati, l'òplon. Questa formazione (in greco phàlanx, “falange”, letteralmente “trave, asse, bastone” e quindi “linea di battaglia”) era il meglio che la tecnica militare dell'epoca potesse esprimere. I fanti, dotati di corazza, elmo, scudo, lancia e spada corta combattevano serrati, dando forma a una specie di muraglia umana che si avventava compatta e impenetrabile sulle schiere nemiche. Fu una vera e propria rivoluzione, che segnò il passaggio dal guerriero aristocratico al soldato della polis.
Nelle poleis di questo periodo, i guerrieri si armavano a proprie spese. L'armamento di un oplita non era alla portata di tutti e potevano permetterselo solo cittadini dotati di solide risorse economiche. Tuttavia, esso costava molto meno dell'equipaggiamento di un cavaliere aristocratico. Nuovi individui potevano dunque accedere alla funzione militare e con essa alla funzione politica, vale a dire alla cittadinanza. Il reclutamento coinvolse nuovi ceti sociali, composti soprattutto di medi agricoltori e di commercianti e artigiani benestanti, arricchitisi in conseguenza dei traffici ravvivati dalla colonizzazione. In quanto soldati, essi divennero anche cittadini e fu estesa loro la partecipazione alla vita politica. Ma si trattava pur sempre di privilegiati: la maggior parte della popolazione residente nelle poleis restava ancora esclusa o ai margini della politica.

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