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L'età di Pericle

l’età di Pericle

Atene raggiunse il massimo splendore con Pericle, dal 460 al 429 a.C., un periodo che fu definito l’età di Pericle.
Pericle apparteneva alla famiglia aristocratica degli Alcmeonidi, era figlio di Santippo, comandante della flotta ateniese nella battaglia di Micale, e di Agariste, nipote di Clistene.
Nel conflitto instauratosi ad Atene tra il partito aristocratico - conservatore, guidato da Cimone e quello democratico, capeggiato da Efialte, Pericle si schierò con quest'ultimo.
La carriera politica di Pericle iniziò nel 460 con la nomina a stratego, e così nel 461 a.C., in seguito alla morte di Efialte, Pericle divenne la figura principale della scena politica ateniese. Egli governò con il sostegno del popolo e fece di Atene la più bella città della Grecia. Pericle attuò riforme che favorirono lo sviluppo della società ateniese verso una piena democrazia. Favorì la partecipazione dei poveri alla vita politica, stabilendo un compenso per i cittadini che ricoprivano cariche pubbliche. Nel 451 a.C. propose la legge per cui potevano diventare cittadini ateniesi solamente coloro i quali avessero entrambi i genitori con la cittadinanza. Tali modifiche sono state ripetutamente dibattute e contestate. Tuttavia queste riforme giovarono alla polis poiché, con i soldi della Lega, Atene finanziava la sua amministrazione.

Pericle trasformò la Lega delio - attica in una archè ateniese. La parola archè può essere tradotta con dominio, regno e anche impero. Il fatto che i membri della Lega delio - attica si fossero trasformati da alleati in sudditi di Atene, ha indotto gli storici ad affermare che con Pericle nacque un vero e proprio impero, la cosiddetta età di Pericle. Egli riuscì in seguito ad ottenere una pace con Sparta e a dare il via al suo programma di imperialismo pacifico, culminato nella fondazione delle colonie di Thurii e di Anfipoli.
Pericle morì nel 429 a.C. a causa di un’epidemia di peste, che falcidiò la popolazione di Atene e di cui cadde vittima anch’esso.
Fritz Schachermeyr (1895-1987) fu uno storico austriaco, professore all’ Università di Vienna.
Egli mise a paragone le due immagini di Pericle, per comprenderlo meglio. La prima è l’immagine del grande riflessivo “uomo classico” e ciò corrisponde di fatto alla sua natura. Si trovava in difficilissime condizioni politiche ed era ostacolato dall’ostilità persiana e dalla concorrenza con Sparta. Inizialmente fu spinto da Efialte verso una strada prevalentemente autoritaria e soprattutto sempre in conflitto con gli umori del popolo sovrano. Pericle riuscì non solo a donare ad Atene e al mondo il Partenone, i Propilei e altre magnifiche opere d’arte, ma riuscì anche a sviluppare con la sua idea esemplare lo stato culturale. Inoltre, egli proponeva l’unificazione di diverse religioni: da una parte vi era quella nella patria, nello stato e nei sui fondamenti storico culturali, dall’altra parte vi era un ideale senza limiti, libero da vincoli e che tendeva all’espansionismo. Questo ideale non doveva essere appoggiato con un atteggiamento indifferente ma bisognava recepirlo con animo tollerante.
Atene non doveva soltanto recepire il libero ideale agendo dall’esterno, ma doveva prenderne parte attiva: l’Attica doveva divenire rifugio dello spirito ricreativo. Tale impresa era molto complicata ma Pericle volle affrontare questo rischio nella cosiddetta età di Pericle. L’ideale di uno stato di cultura e della sua libertà religiosa avvenne dapprima nella democrazia attica e poi nella monarchia ellenistica e romana. Ciò avvenne in un momento in cui lo stile dell’età classica aurea era diventato maturo. Solo così l’opera periclea ottenne la sua consacrazione e Pericle era considerato l’uomo giusto per l’età classica.
Atene è il simbolo di ogni stato e città di cultura. L’età classica ebbe delle aspirazioni troppo elevate che non potevano essere a lungo tempo tollerate. Vi fu un breve periodo di pausa ma vennero stimolate le forze del disordine,come ribellioni. Ciò ha rappresento un momento di pace, ma successivamente questo ha generato il contrario, in quanto l’idea della tolleranza non era ancora formata. Le forze che insorsero erano molto differenti ma furono tutte accumunate e animate da un atteggiamento distruttivo e dall’aspirazione alle novità. Questa forma di protesta fece perdere ad Atene il comportamento civico statale e accrebbe l’individualismo e l’egoismo edonistico. Pericle capì che l’idea statale attica era in pericolo e si irrigidì cercando di difendersi. Il suo improvviso cambiamento diede vita alla seconda immagine di Pericle: quella del combattente disperato in lotta contro le forze avversarie. Quando crollò la morale civica egli ricorse alla guerra. Pericle sperava di provocare una rigenerazione degli animi, ma riuscì solo a peggiorare la situazione, anche se questa era l’unica via di uscita, cercando di salvarsi con mezzi non opportuni e lui stesso lo divenne.
Anche se le due immagini di Pericle sono differenti si riscontra in esse lo stesso ethos, ovvero le capacità morali, e il suo altruismo. Sottovalutò i pericoli a cui andava in contro ospitando ad Atene i suoi amici Anassagora, Aspasia, e Fidia che poi furono condannati, per motivi differenti, e furono allontanati da Atene. Pericle non si fece intimorire dal fallimento personale che la guerra poteva dargli, e per questo morì. Egli diventò un mediatore del passato e del futuro. Il passato era caratterizzato dalla fede verso gli Dei, dalla creatività artistica e dall’ideale democratico, il futuro, invece, dal pensiero razionale e da una libertà fondata sulla tolleranza. Ricordiamo la città di Atene non per le opere militari e organizzative, ma bensì per la politica culturale periclea che non si fondava sugli aspetti spirituali ma su quelli culturali.

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