Grecia - Ellenismo

Il periodo tra il 323 a.C. e il 31 a.C. è chiamato “ellenismo”, cioè il periodo storico caratterizzato dalla nascita e dallo sviluppo di una civiltà nuova nella quale elementi greci e orientali si fondevano, era un osmosi culturale e non una colonizzazione.
Si formò una società multirazziale e cosmopolita, di cui il greco fu la lingua comune e i greci la classe dominante. Infatti dalle polis partirono persone per popolare il nuovo mondo che prometteva ricchezza e prosperità. Città greche sorsero ovunque in breve tempo grazie a un imponente fenomeno di urbanizzazione, promosso dai sovrani ellenistici allo scopo di controllare il territorio sottomesso. Alcune di queste città assunsero un ruolo dominante e divennero grandi centri di cultura: Alessandria D’Egitto, Antiochia in Siria e altre.
Ciò che si inaugurò con i successori di Alessandro Magno fu un Commonwealth in cui una ristretta casta dominante greca si alleò con la classe dominante delle province sottomesse, che a sua volta si ellenizzò. La cultura greca finì x diventare un patrimonio comune.
In questo nuovo mondo mutò profondamente in rapporto tra cittadino e società. Infatti, nell’ambito della polis i legami di solidarietà sociale erano forti e la collettività interna partecipava alla vita politica. Sin dall’epoca arcaica un uomo si concepiva essenzialmente come polites, cioè come cittadino attivamente partecipe all’organizzazione della società. Ma ora, in un ambiente senza più confini, è un semplice suddito, in una mescolanza di etnie e genti diverse.
L’epoca ellenistica favorì un avvicinamento di culture e di razze. Il pluralismo si manifesta nell’imponente fenomeno di sincretismo religioso che determinò la fine della religione politica e lo straordinario sviluppo dei culti orientali.
L’ellenismo vide profondi mutamenti unitamente dal punto di vista letterario, infatti, la nozione moderna di letteratura è una diretta eredità di quest’epoca. La letteratura aveva il compito di elaborare e trasmettere i valori fondamentali di una società. Quindi non si può dire che un poeta lirico fosse solo un poeta, o che un tragico solo un uomo di spettacolo: essi infatti interpretavano nel suo complesso la cultura del proprio gruppo e la trasmettevano a un uditorio che ne era compartecipe. Il poeta comunicava con il pubblico attraverso la parola: e l’oralità era il prodotto della piccola comunità cittadina.
Il poeta o il letterato cessò di essere il sapiente a cui è demandato il compito di interpretare la realtà per conto della propria città. L’ellenismo fu l’età della specializzazione, per cui un poeta divenne un artista dedito alla sua opera. A questa età risale la scissione tra letteratura colta, destina a un élite, e letteratura popolare, destinata alla massa; ed è nella prima che è riservato il compito di essere depositaria dei valori più alti della cultura e della civiltà, valori che tuttavia sono preclusi nella maggioranza.
La poesia ellenistica è una poesia d’occasione, ma i committenti non sono più ampi strati della popolazione, ma i grandi monarchi. Il letterato ora lavora per sé stesso o per un’umanità astrattamente intesa, non per uno specifico committente, generalmente i sovrani ellenistici sono mecenati alle cui corti si radunano poeti e intellettuali. Lo fanno però con una precisa finalità politica: quella di controllare la cultura, e di sostenere attraverso di essa la preminenza della classe dominante greca.
La comunicazione orale perde significato: il pubblico è ormai quello internazionale, che viene a contatto con una poesia o con una dissertazione filosofica attraverso la lettura. Il libro è lo strumento che consente di fare fronte alle esigenze di una comunità allargata e dispersa; il poeta è un erudito e un filologo che attinge dai libri la propria ispirazione.

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