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Storia
• La polis, nuova dimensione comunitaria
• Dal “Medioevo ellenico all’età arcaica
- La memoria del passato

I secoli che seguirono al crollo del sistema palaziale miceneo furono caratterizzati da una riduzione delle attività commerciali e culturali. D’altra parte, però, sorse quella consapevolezza ad animare gli uomini in piccole comunità rendendoli consapevoli del grande passato di cui sono eredi e a cui riallacciarsi per ritrovare il senso delle proprie origini. Quel passato “continuava a vivere” tramite i canti degli aedi. Una divinità molto venerata in quell’epoca fu Mnemosine, la Memoria.

- L’inizio dell’età arcaica e la scrittura alfabetica
L’introduzione dell’alfabeto in Grecia favorì la concezione della Memoria. La scrittura venne introdotta in Grecia nel VIII a.C. e segnò l’inizio dell’età arcaica, l’età che durerà fino alle soglie dell’età di massimo splendore greca, l’età classica (V secolo a.C.). La scrittura smise di essere patrimonio di poche persone ma incominciò a diffondersi per la sua facilità infinitamente più semplice della scrittura Lineare B.

- Agricoltura e difesa armata delle terre
Intorno alla metà del VIII secolo a.C. ci fu un grande sviluppo dell’agricoltura e ciò comportò una crescita economica e un aumento demografico. Le terre non erano distribuite in modo equo ma concentrate nelle mani degli aristocratici che avevano anche il pieno controllo dei contadini. Gli aristocratici, però, avevano bisogno dei contadini sia come manodopera, sia come forza di difesa. Prima i conflitti consistevano nelle razzie mentre in quel tempo la guerra era concepita come difesa o estensione dei confini delle proprie terre.

- Gli opliti, i contadini-proprietari
I contadini incominciarono ad acquisire l’intraprendenza e la forza per divenire proprietari terrieri che fino ad allora avevano detenuto di fatto per via degli aristocratici. Nacque così una nuova categoria di contadini-proprietari-soldati chiamati opliti perché combattevano armati (dal greco tà opla, le armi). Gli opliti formavano uno schieramento chiamato falange oplitica in cui lo scudo di ognuno difendeva il vicino. Queste persone incominciarono a sentirsi indispensabili per il mantenimento del potere degli aristocratici. Così si rese sempre più necessario realizzare una struttura politica che considerasse anche i contadini. Da questo nacque la polis.

• Polis-politica: lo spazio dell’identità e della cittadinanza

- I significati della parola polis
L’espressione polis (poleis al plurale) indicava per i greci centro abitato, entità statale e paese (in senso di patria). La polis includeva nella comunità tutti i cittadini indipendentemente dal fatto che si vivesse in città o in campagna. Era una comunità politica dei cittadini. La polis era fatta di persone e non era un concetto astratto, infatti per indicare la città di Atene dicevano la polis degli ateniesi.

- Una collettività di cittadini
Una dimensione comunitaria esisteva già nella società descritta nei poemi omerici dove gli uomini si riunivano già in assemblea per discutere. Gli uomini descritti da Omero, però, non erano animati da un senso di collettività ma ognuno desiderava far emergere solamente i propri interessi.
La polis acquistò una struttura comunitaria i cui membri avevano un forte senso di appartenenza , in cui sentivano di essere una comunità. E’ ciò che distinse i Greci dalle altre popolazioni del Vicino Oriente: il fatto che ognuno mettesse in comune i propri problemi al fine di risolverli insieme.

- Dall’akron all’acropoli
Finché la società era organizzata in clan aristocratici che facevano capo all’akron, il centro economico e religioso della polis. L’akron non era una comunità su base territoriale ma si apparteneva alla comunità perché si dipendeva da un gruppo parentale. I futuri opliti ebbero la necessità di scambiarsi le merci e facevano ciò in un luogo ben definito: l’agorà, la piazza. L’agorà successivamente si aggregò con l’akron formando l’akropolis (l’acropoli).

- L’agorà, il luogo della vita

Inizialmente la piazza era un luogo di scambio e quindi un punto di incontro. La parola agorà contiene al suo interno il verbo “discutere”. Infatti, col passare del tempo la piazza divenne il luogo principale della vita politica. Nell’agorà si tenevano riunioni politiche e assemblee. Un millennio e mezzo dopo i comuni in Italia assumeranno concetti simili a quelli dell’agorà.

- Chi era il cittadino?
Oggi con il termine cittadino si intende una persona che gode degli stessi diritti del suo prossimo. In Grecia il significato di polites (cittadino) era molto più ristretto infatti venivano considerati cittadini solamente i maschi adulti liberi figli di cittadini. Le donne, i cittadini di origine straniera e gli schiavi erano esclusi in maniera diversa dal diritto di cittadinanza. Le donne erano cittadine formalmente ma non godevano dei diritti politici, non potevano partecipare alle assemblee e non potevano ricoprire cariche pubbliche.
Gli stranieri residenti nella polis (ad Atene si chiamavano meteci) potevano risiedere nella città ma non potevano mai diventare cittadini politici, ovvero godere dei diritti politici. Gli schiavi non erano considerati persone e pertanto erano considerati come oggetti e non soggetti a nessun tipo di diritto.

- I diritti del cittadino
Anche se non tutte le persone venivano riconosciute come “cittadini”, solamente il fatto che una cerchia di persone avessero gli stessi diritti fondamentali costituiva un enorme progresso per la società dell’epoca.
I cittadini avevano alcuni diritti fondamentali: il diritto di partecipare alla vita politica, il diritto di possedere della terra, il diritto di prestare servizio nell’esercito. Le due poleis più importanti sono Atene e Sparta.

• Le forme di governo nella polis arcaica
- Prima della democrazia
Se pensiamo alle poleis greche ci viene subito in mente il termine “democrazia” dovuto all’uguaglianza di diritti di alcune persone. La città democratica per eccellenza era Atene. La democrazia della Grecia antica, con tutti i limiti che aveva, non nacque improvvisamente ma fu il risultato di un lungo percorso che vide le polis greche assumere varie forme di governo.

- “Essere sempre il migliore”: il regime aristocratico
Prima della democrazia in Grecia erano presenti governi aristocratici che discesero dalla mentalità derivante dalle tribù. Questo modellò sociale si conservò per tutto il periodo della polis arcaica. Questo potere si basava sul fatto che alcune persone erano considerate aristoi, ovvero “i migliori”, i depositari dell’areté. Aristocrazia letteralmente significa “governo dei migliori”. La mentalità sull’esistenza degli aristoi caratterizzò molti aspetti della civiltà greca tra i quali l’ideale competitivo dal quale nasceranno le Olimpiadi.

- Le tirannidi
Nel secolo che va dal 650 al 500 circa a.C. numerose città greche ebbero una nuova forma di governo. Alcune persone in grado di armarsi a proprie spese si distaccarono dall’aristocrazia per guidare i nuovi ceti medi per poi instaurare un potere assoluto e illegale: erano i cosiddetti tiranni. La figura del tiranno non fu sempre connotata negativamente anzi, spesso i tiranni favorirono lo sviluppo e la partecipazione dei nuovi ceti alla vita politica e militale. I tiranni non venivano eletti ma prendevano il potere con la forze e spesso erano appoggiati dal popolo che vedeva in loro dei liberatori. Ciò comportò che il tiranno veniva inizialmente acclamato dal popolo e poi dopo un certo periodo di tempo smascherava un’indole violenta e incline alla sopraffazione.

- Il conflitto fra tiranni e aristocratici
Il modello tirannico fu spesso esportato nelle colonie. La tirannide spesso metteva in discussione la polis aristocratica (e, in un certo senso, svolse la funzione transitoria per il passaggio alla democrazia).

- Il regime oligarchico
Alcune poleis sperimentarono anche l’oligarchia, ovvero il governo dei pochi. La differenza tra aristocrazia e oligarchia è che nell’aristocrazia il potere era dei migliori mentre nell’oligarchia i pochi venivano definiti in base al censo.

- Un mondo di poleis indipendenti

Non tutte le poleis sperimentarono i diversi stili di governo descritti. Alcune poleis non videro mai la democrazie, in altre un regime oligarchico non fu mai rovesciato da una tirannide. Il mondo greco rimase sempre, da questo punto di vista, molto diversificato. I Greci non tentarono mai di unificare la penisola rendendola uguale ma ci fu sempre il particolarismo che fu causa di debolezza e di sconfitta.

- Note varie
In Grecia non esisteva una lingua comune ma tanti dialetti diversi ma simili fra loro. C’era un frazionamento politico anche se i Greci si riconoscevano in un'unica popolazione. I Greci si incontravano per le feste come le Olimpiadi. La più difficile gara olimpica era la competizione con il carro trainato da quattro cavalli. Durante le Olimpiadi venivano sospese tutte le guerre. Chi non rispettava questa regola era squalificato dalle Olimpiadi successive. I Greci calcolavano gli anni a gruppi di quattro secondo le Olimpiadi e tra i quattro anni facevano le distinzioni normali (es. II anno della XVI olimpiade). La prima Olimpiade si svolse nel 776 a.C.

• L’espansione del mondo greco
- Poca terra per molti uomini: la seconda colonizzazione
- Incremento demografico e risorse
L’arco di tempo che va dal VIII al VI secolo , l’età arcaica è segnato dal sorgere di numerose nuove poleis e così si formò il fenomeno storico detto Seconda Colonizzazione (la prima è considerata quella dell’epoca micenea). La nuova colonizzazione fu causata dall’eccessiva crescita delle poleis. La Grecia è un territorio angusto, prevalente montuoso e non particolarmente esteso perciò cresceva la sproporzione tra le terre coltivabili e la popolazione. La Grecia non fu più in grado di accogliere le nuove poleis che furono costrette a insediarsi in altre terre.

- Il popolamento delle colonie
L’esiguità del terreno spinse i Greci a guardare verso il mare dove si trovavano isole ricche di metalli ma soprattutto di spazi adatti per insediarsi più agevolmente e partecipare meglio alla vita sociale. Così, le colonie greche, a differenza di quelle fenicie che erano scali commerciali, erano colonie di popolamento e insediamento. Le colonie greche erano nuove città-stato indipendenti ma che continuavano ad avere uno stretto rapporto con la madrepatria di carattere soprattutto economico e commerciale.

- Le mete del viaggio
La seconda colonizzazione aveva come mete due direttrici principali. La prima andava verso est e nord-est toccando anche territori già conquistati nella prima colonizzazione ormai lontana nel tempo ma anche nuove terre come il Mar Nero, lo Stretto dei Dardanelli e il Mar di Marmara.
La seconda direttrice si estendeva invece verso ovest e soprattutto nel Mediterraneo centrale. I Greci colonizzarono l’Italia meridionale e insulare detta Magna Grecia, le coste meridionali della Francia e della Spagna. Spesso le nuove colonie raggiungevano uno splendore superiore a quello della madrepatria stessa.

- Il supporto della madrepatria
La colonia greca veniva definita con il termine apoikia (letteralmente “allontanamento da casa”). L’emigrazione non era una decisione presa dai singoli individui ma dalla polis. Infatti la polis stessa organizzava lo spostamento di una parte dei cittadini e forniva loro mezzi di trasporto, supporto, tecniche e armi. La scelta della terra sulla quale sbarcare era probabilmente ispirata ai racconti dei mercanti ma anche a fonti più tecniche e concrete come la qualità dell’approdo e la quantità di terreno fertile. I greci che partivano per nuove terre erano guidati dall’ecista, un uomo di estrazione aristocratica che veniva investito nella madrepatria e che aveva il compito di fondare la futura colona. Nei suoi confronti i cittadini avrebbero provato sempre eterna riconoscenza e rispetto.

- L’incontro con le popolazioni autoctone
Uno dei punti nodali sul processo di colonizzazione fu il rapporto con le popolazioni autoctone. Se lo sbarco e l’insediamento avvenivano in terre scarsamente abitate il problema non si poneva. Molto più sovente le terre erano già abitate da popolazioni autoctone. Spesso questo rapporto non era pacifico e i Greci sottomettevano le popolazioni originarie del luogo e le confinavano lungo le coste oppure rendevano gli indigeni schiavi e utilizzavano loro nel lavoro nei campi. Altre volte la convivenza avveniva in modo pacifico e i Greci non si appropriavano della terra ma la mettevano in collettività.

• L’organizzazione delle colonie
- Il rapporto con la polis d’origine
Una volta insediatosi ogni cittadino riceveva una appezzamento di terra estratto a sorte. La “casa” dei coloni restava impressa nella mente di ogni colone infatti uno dei primi lavori dopo aver fondato la colonia era proprio la costruzione della metropolis, una sorte di madre. La metropolis era un tempio dedicato agli déi della vecchia polis. I rapporti con la madrepatria restavano saldi infatti veneravano le stesse divinità, parlavano la stessa lingua, e avevano lo stesso bagaglio culturale. Non è un caso che i coloni potessero mantenere la doppia cittadinanza. Comunque, dovendo affrontare situazioni diverse dalla madrepatria, la colonia assumeva una fisionomia propria rendendosi sempre più autonoma. Non erano poche le colonie che entrarono in conflitto con la madrepatria.
- La composizione sociale dei coloni
Per le colonie partivano diverse categorie della popolazione. Molti erano i contadini che erano costretti a vendere la propria terra perché bastava un’annata sfavorevole per rovinare il proprietario con un reddito basso. Fra i coloni non mancavano i membri della vecchia borghesia che si lanciavano alla ricerca di facili guadagni o che erano molto ambiziosi e in madrepatria vedevano chiusa la via per emergere in una vita politica.

- Un mondo più libero
La diversa composizione sociale delle nuove colonie non fu come nella madrepatria che alimentava i conflitti ma la presenza di più voci economico-sociali favorì un assetto più egualitario e meno conflittuale. Nella madrepatria un motivo di conflitto era la disuguale spartizione delle terre mentre nelle colonie ogni cittadino aveva un pezzo di terra uguale. La vita nelle colonie era più aperta, più libera e contavano meno le gerarchie. La vitalità nelle colonie fu anche di natura culturale: basti pensare che la filosofia non nacque nella Grecia continentale bensì in alcune colonie.

- Dall’uguaglianza alle leggi scritte
Nelle colonie si sentì l’esigenza di leggi. Nella madrepatria le leggi erano tramandate oralmente dagli aristocratici. Ciò faceva della giustizia una cosa arbitraria. SI avvertì così il bisogno di una raccolta di leggi scritte.

- I diversi bisogni delle poleis
Non tutte le poleis furono “madri” di colonie. Per esempio, le città più importanti della Grecia, Atene e Sparta, non fondarono molte colonie perché il territorio era sufficiente per tutti i cittadini. Sparta formò una sola colonia: Taranto. Altre poleis possedevano già un alto grado di competenza marittima.

- La colonizzazione della Magna Grecia
Le prime colonie furono Ischi (l’isola delle scimmie), Cuma (in Campania), Reggio, Catania, Mesaponto, Sibari e Crotone. La colonizzazione di Siracusa fu promossa dagli abitanti di Corinto mentre quelli di Creta e di Rodi fondarono Gela. La colonizzazione greca risultò più prosperosa dove non c’erano grandi potenze: sulla costa dell’Africa mediterranea, i Greci fondarono solamente una colonia: Cirene.

- Colonie di colonie
Succedeva che gruppi di coloni si distaccassero dalla colonia formando un’altra colonia facendo divenire la colonia di partenza una “madrepatria”. Per esempio, i cittadini di Cuma, fondarono Neapolis (la “nuova città”) e da Gela ebbe origine Agrigento, nel VI secolo a.C.
In ognuna di queste località sorsero templi e monumenti a volte più belli di quelli della madrepatria.

- Nuovi prodotti e nuova ricchezza
Il fiorire delle attività di scambio tra i prodotti tra colonie e madrepatria e l’intraprendenza derivava dalla possibilità di utilizzare nuove risorse: sulla base agricola si innestarono attività artigianali e mercantili.
Alcuni contadini, giunti nelle colonie, non tornarono alla coltivazione dei campi, ma divennero artigiani. Si verificò inoltre una progressiva organizzazione e specializzazione nei vari settori produttivi.

- L’introduzione della moneta
E’ da collocarsi nel VII secolo l’introduzione della moneta, inventata dai lidi (una popolazione dell’Asia Minore) che si diffuse tra i greci delle colonie orientali. Inizialmente le monete erano dei lingotti pesanti 400 grammi, successivamente erano una lega di oro e argento che rendevano le monete più maneggevoli. Ogni città batteva la propria moneta che aveva il proprio simbolo accostato a quello della madrepatria.

- Prestito a interesse e schiavitù per debiti
Con l’introduzione della moneta arrivò anche la pratica del prestito a interesse ma siccome il circolo della moneta era ancora scarso, gli interessi erano molto elevati. In questa arcaica ma già strutturata forma finanziaria il debitore doveva rendere al creditore il denaro ricevuto più l’interesse maturato durante il periodo del prestito. Questa sarà una delle peggiori piaghe economiche greche perché i contadini per pagare debiti si indebitavano e, non riuscendo più a restituire il prestito ricevuto, dovevano vendere le proprie terre e spesso dovevano vendere sé stessi come schiavi. I debitori insolventi diventavano schiavi.

• Sparta: la supremazia dello stato sull’individuo
• La struttura sociale e le istituzioni
- Le origini storiche
La fondazione di Sparta fu opera di popolazioni doriche che si stanziarono nel Peloponneso intorno al XI secolo a.C. Presero dimora lungo la valle del fiume Eurota. Quel luogo era chiamato Laconia e, pertanto, gli spartani erano chiamati”lacedemoni”. Le notizie storiche su Sparta non risalgono prima del VII a.C., periodo in cui la città inglobò anche la Messeni. Sparta era la polis più estesa di tutta la Grecia. Nonostante gli spartani avessero conquistato terre costiere, non si dedicarono mai alla navigazione infatti lo sviluppo dei commerci non fu mai significativo.

- Dominatori e dominati
La struttura sociale di Sparta era fortemente gerarchizzata . Al capo della piramide oligarchica ci stava una stretta cerchia di perone chiamate spartiati. I discendenti delle popolazioni doriche che non si fusero mai con le popolazioni preesistenti, costituivano la classe sociale dei perieci. I perieci costituivano circa un quinto della popolazione e potevano avere terre, dedicarsi al commercio e all’artigianato e di amministrare cose interne alla comunità. Potevano partecipare alla vita militare ma non potevamo partecipare al governo della città.

- Gli iloti e la schiavitù a Sparta
Circa i quattro quinti della popolazione di Sparta era costituita dagli Iloti, una sorta di schiavi. C’è però una differenza tra gli schiavi delle poleis greche e gli iloti: i primi venivano sradicati dalla loro terre e portati nelle poleis dopo aver perso una battaglia dove erano acquistati da altre persone. Gli iloti, invece, erano degli schiavi probabilmente appartenenti alle popolazioni sottomesse della Messenia e della Laconia. Gli Iloti formavano un gruppo omogeneo che continuava a vivere sul proprio territorio, usavano gli stessi costumi e avevano gli stessi legami famigliari. Gli iloti non erano proprietà dei singoli padroni ma dello stato ed erano considerati come una proprietà comune del ceto egemone.

- Le ribellioni interne
Nel IV secolo, a causa di un calo demografico, Sparta arruolò moltissimi iloti come opliti. Gli iloti che prestavano servizio nell’esercito venivano liberati ma non potevano acquisire i diritti politici. A Sparta la coesione tra le diverse classi sociali fu sempre difficile e non mancarono le ribellioni interne fatte dalle classe subordinate agli spartiati. Le rivolte furono sempre soppresse violentemente. Sparta così divenne il modello per tutti i poteri assoluti.


- Le istituzioni: l’apella
Solamente gli spartiati potevano accedere alle cariche politiche e tra loro venivano scelti coloro che avrebbero dovuto governare. Inizialmente Sparta era una diarchia, governata da due re di potere ereditario. A partire dal VIII a.C. i re vennero affiancati da organi istituzionali come l’apella, un’assemblea alla quale potevano partecipare gli spartiati sopra i trent’anni che si riuniva una volta al mese e si limitava ad approvare le leggi.

- Le istituzioni: gherusia ed eforato
Le proposte di legge erano formulate dalla gherusia, una sorta di senato al quale partecipavano i due re e vent’otto membri delle famiglie più illustri, i geronti, che dovevano avere più di sessant’anni e restavano in carica a vita. Erano eletti dall’apella a seconda dell’intensità degli applausi che riceveva ogni candidato. La gherusia era presieduta da cinque magistrati chiamati èfori e la loro carica durava un anno. Inizialmente gli efori erano consiglieri dei re ma col tempo estesero il loro potere proponendo leggi e assicurandosi che i cittadini le rispettassero. Divennero così la carica più importante della polis.

- La legislazione spartana: le origine mitiche
Le origini della legislazioni di Sparta vendono attribuite al legislatore Licurgo, che avrebbe redatto una costituzione scritta nella quale avrebbe cercato di dividere i poteri della polis. Lo storico Polibio ammira tale costituzione perché non è una costituzione omogenea ma racchiude diversi tipi di governo. Il regime spartano può essere monarchico per via dei due re; aristocratico per la gherusia ma anche democratico per l’assemblea popolare. Di fatto resta un governo molto differente sia da quello democratico, sia da quello monarchico ma resta un governo profondamente aristocratico.

- Un sistema chiuso e conservatore
Secondo la leggenda, Licurgo avrebbe fatto giurare ai suoi concittadini di non modificare mai i suoi emendamenti. Questo già fa intuire la mentalità chiusa degli spartani. Probabilmente la costituzione spartana è il risultato dell’opera di diverse generazioni ma gli antichi tendevano a sintetizzare il processo di diverse generazioni come opera di un solo uomo.

• L’infanzia negata: l’educazione dei giovani spartani
- Un’educazione all’insegna della severità
La fama di Sparta è giunto fino a noi per il suo sistema educativo molto austero e severo. Nel mondo antico il tasso di mortalità infantile era molto alto ma a Sparta i bambini che passavano la prima selezione naturale dovevano passare un’altra selezione.

- La selezione dei neonati
Alla nascita di un bambino, neppure il padre era libero di scegliere se allevare il figlio o meno. Le sorti del figlio venivano decise dagli anziani della tribù. Se il bambino non rientrava nei canoni della perfezione veniva abbandonato al proprio destino sul monte Taigeto.

- L’educazione collettiva
L’educazione del bambino incominciava all’età di sette anni quando era strappato dalla famiglia e posto sotto la direzione del pedonomo, un magistrato addetto alla loro educazione fisica e politica. I giovani spartiati venivano arruolate in piccole pattuglie. Questo percorso educativo durava tredici anni inquadrato sull’educazione di stato, collettiva, nel quale il bambino veniva strappato precocemente alla famiglia per essere messo in una collettività di coetanei.
- I futuri guerrieri
Il processo di educazione avveniva tramite premi e punizioni. Il ragazzo veniva umiliato per i suoi insuccessi ed esaltato per i suoi successi. L’obbiettivo era creare macchine da guerra di grandissimo valore militare. I momenti in cui i ragazzi potevano socializzare erano i syssitia, i pasti in comune.

• La kryptéia e il significato dei riti di iniziazione
- Una prova decisiva per i giovani spartiati
La prova decisiva per i ragazzi spartiati era la kryptéia, un periodo di segregazione e separazione dal gruppo durante il quale il giovane spartiato viveva da solo e non era tenuto a seguire nessun codice di condotta. Spesso facevano agguati agli opliti per procurarsi il cibo.

- La kryptéia come rito di iniziazione
Con il rito di iniziazione si passava dall’infanzia al mondo degli adulti. Con questo passaggio si potevano acquisire il sapere e le tecniche degli antichi. Questo rito serviva inoltre per dimostrare di essere pronti per entrare nel corpo sociale.

- Le tre fasi del rito
Il rito di iniziazione era diviso principalmente in tre fasi. La prima fase era quella dell’allontanamento in cui il giovane doveva allontanarsi dai luoghi in cui è vissuto. La seconda fase era quella della marginalità durante la quale il giovane doveva superare delle prove fisiche sotto la supervisione di adulti scelti dalla comunità. In questa fase il giovane imparava molte cose. La terza e ultima fase era quella dell’integrazione che avveniva con una festa in modo da reintegrare il “nuovo” giovane nella società.

- L’iniziazione al femminile
Anche le bambine dovevano compiere un rito di iniziazione sempre diverso e distinto da quello dei maschi. Ad Atene, le bambine dovevano passare per tre rituali. In uno di questi rituali le bambine venivano rinchiuse nel tempio di Artemide e dovevano danzare mimando l’orsa, un animale aggressivo ma dolce con i suoi piccoli. Le bambine venivano reintegrate in patria con una festa. Erano pronte per diventare ciò che la polis voleva: mogli e madri.

- La funzione sociale e religiosa
I riti di iniziazione legavano l’aspetto sociale con quello religioso. Infatti un dio accompagnava i ragazzi durante la prova di iniziazione e garantiva un ordine sacro e protezione alla città. Tali riti arricchivano la società di un individuo adulto e utile a rinsaldare i modelli culturali tradizionali.

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