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Fenici - La porpora

Presentazione di una sostanza colorante utilizzata dai Fenici per tingere o colorare le loro vesti. Luogo di lavorazione ed effetti prodotti.

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La porpora

La porpora è una sostanza colorante di tinta rossa violacea ottenuta dalle secrezioni di alcuni “molluschi marini” del genere murex. Il murice è un comune gasterpode (mollusco monovalva) del bacino del Mediterraneo, la cui conchiglia è caratterizzata da un lungo gambo e da protuberanze appuntite sul corpo.

La porpora, utilizzata in antichità per tingere stoffe, è particolarmente legata alla storia dei Fenici, tanto che il nome stesso della popolazione deriva dall’espressione greca phònix, che significa appunto “rosso porpora”.

Per ottenere questa sostanza colorante, gli artigiani fenici avevano sviluppato una tecnica ben definita: si pescavano dai basi fondali grandi quantità di conchiglie, utilizzando reti con esche di pesce. I molluschi così raccolti venivano riversati in grandi vasche, nelle quali si frantumava la conchiglia. La polpa del mollusco, miscelata con acqua marina e pressata, veniva poi bollita per alcuni giorni in contenitori di piombo fino a ottenere il colorante.

A quel punto non rimaneva che immergere le stoffe nel liquido e farle quindi asciugare al sole. Tutto il processo di lavorazione avveniva al di fuori dei centri abitati, a causa del cattivo odore che la macerazione dei molluschi emanava.
Ancora oggi nei siti archeologici fenici sono visibili grossi accumuli di conchiglie frantumate, traccia dell’antica attività di lavorazione.
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