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Nascita dell'alfabeto lineare

Il contributo più importante dei Fenici al progresso della civiltà fu l'invenzione della scrittura alfabetica, ideata essenzialmente per risolvere problemi di ordine pratico. Il mercante fenicio, infatti, doveva registrare gli acquisti e le vendite, tenere libri contabili, occuparsi della corrispondenza; i suoi guadagni, però, non erano sufficienti per pagare uno scriba e dunque doveva essere in grado di leggere, scrivere e far di conto. Ma i complicati sistemi di scrittura in uso presso i Babilonesie gli Egiziani non erano certo di grande utilità, per cui, durante il XIII secolo a.C., i Fenici adottarono e perfezionarono una scrittura basata su 22 segni, facili da tracciare e da memorizzare. L'alfabeto fenicio, formato soltanto da consonanti, si diffuse nel Mediterraneo per merito degli stessi mercanti e venne adottato in seguito dai Greci, che vi agiunsero le vocali.

Il nuovo sistema di scrittura fu un evento di enorme importanza sia sul piano tecnico che su quello sociale. La scrittura, infatti, cessò di essere patrimonio esclusivo di una ristretta classe di esperti e, accessibile ormai a tutti, facilitò la circolazione del sapere, permettendo a fasce più ampie della popolazione di parteipare alla formazione e alla trasmissione della cultura.

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