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LA FASE DI CRISI

Principali cause:
1) Inadeguatezza degl’ord.politici romani al cospetto dell’immane compito d’organizzare un impero così vasto con pochi magistrati che duravano in carica per un numero limitato di anni. 2) Le grandi conquiste determinarono un cambiamento del sistema economico romano. Infatti, le terre annesse con le conquiste venivano a far parte dell’ager publicus, sottratti alla proprietà privata, e lasciati al libero sfruttamento di chiunque. Ciò portò alla rovina dei piccoli proprietari terrieri, i cui fondi furono acquistati a prezzo vile e unificati ad altri terreni di notevoli dimensioni. La crisi economica della r.r.si aggravò con i fratelli Gracchi, e i loro sfortunati tentativi di riforma. Nel 133 a.c.Tiberio Gracco, giovane della nobilitas, ottenne il tribunato della plebe e propose ai concilia plebis, per ottenere l’appoggio dei populares, la lex Sempronia agraria T.Gracchi, in forza della quale l’occupazione dell’ager publicus da parte dei singoli privati non potesse superare il limite max di 500 iugeri, per togliere ai latifondi l’ager esuberante e distribuirlo ai proletari. La maggioranza della nobilitas si dimostrò avversa alla riforma, e, attraverso la sua longa manus, stese un velo sulla proposta, con l’aiuto d’Ottavio, rappresentante della plebe. Per questo, mediante un plebiscito, T.Gracco lo fece destituire; ciò servì da prestesto perché, accusato di aspirare nientemeno che al trono, T.Gracco fu ucciso. Nel 23 a.c.Caio, fratello di Tiberio, ottenne il tribunato e propose la l.s.a.C.G.che ritoccò la precedente. Egli segnò la sua rovina proponendo la cittadinanza romana ai latini; per questo, in un tumulto popolare, morì. 3) L’inurbamento della vecchia classe agricola, che accorse nel centro urbano da ogni parte, per cercarvi fortuna. Decaddero, di conseguenza, i comizi, le cui deliberazioni divennero il frutto di corruzione. 4) nacquero 2 partiti politici. Verso la metà del III sec.si era costituita, sul piano sociale, la nobilitas senatoria, cioè la classe delle famiglie (patrizie e plebee), i cui ascendenti avessero rivestito una magistratura curale. Essi raccolsero altre masse di proletari, gli optimates e, parallela ad essa, nacque una potente aristocrazia del denaro, gli equites, ammessi per il fatto di avere un censo quadruplo di quello richiesto per l’appartenenza ai pedites. Poi, sostenuto economicamente dagli equites, nacque il partito politico dei populares, costituito da masse proletarie cittadine. Dopo i Gracchi fu la volta Mario e Silla. Nel 105 a.c. Mario, esponente dei populares, ottenne il consolato e apportò un’importante riforma organica all’esercito; inserì nelle file dell’armata i proletari, e garantì loro una paga sicura. Ma, intorno al 100 a.c. la sua stella si eclissò. Nell’88 a.c.Silla, sostenitore degli optimates, l’uomo che, secondo loro, poteva fronteggiare Mario, ottenne il consolato e l’incarico della guerra contro Mitridate. Costrinse Mario a fuggire in Africa, e nel periodo di crisi, operò il massimo sforzo per arginarla e far ritornare la repubblica in Roma, ma il suo tentativo fallì, perché le cause del decadimento erano troppe. Nel 70 a.c.Cneo Pompeo, orientato verso gli optimates, e continuatore della politica di Silla, si alleò con Caio Licinio Crasso, ricchissimo affarista. Insieme ottennero il consolato nell’anno 70 a.c. Nel 67 a.c.la lex Gabinia de bello piratico conferì a Pompeo un imperium triennale su terra e mare per la guerra contro i pirati, e nel 66 a.c.debellò Mitridate. Ma Pompeo, per assicurarsi un predominio stabile a Roma, aveva bisogno di qualcuno grato ai populares e questi fu, nel 59 a.c., Caio Giulio Cesare, esponente popolare. Il 1°triumvirato, che aveva durata di 5 anni, vedeva concentrati i mezzi e le influenze di tutti e 3 raggiungendo una grande forza. Ma cadde nel 53 a.c., quando il senato, violando il principio cost.della dualità consolare, elesse Pompeo console unico, per mettere fine alle lotte interne fra questi e Cesare, nascoste da un’apparente concordia. Pompeo fu tradito e ucciso dal re d’Egitto, che lo aveva ospitato per salvarlo e Cesare fu vittima di una congiura ordinata dai partigiani della reazione senatoria, che pensava che si accingesse a diventare un monarca assoluto. Dopo Cesare fu la volta d’Antonio e Cesare Ottaviano, erede designato da Cesare (suo prozio). Antonio sottovalutò il giovanissimo rivale, che agì usando la legalità, cioè vendendo i lasciti del prozio, per dare esecuzione alle vistose donazioni previste dal prozio. Ciò lo ingraziò alle masse, ma non il senato, che lo vedeva come una persona inaffidabile per le libertà repubblicane. Per evitare una sanguinosa guerra civile, egli si unì con Antonio e Lepido, costruendo il 2°triumvirato, stavolta mediante legge (lex titia de triumviris 43 a.c.), con poteri illimitati. I primi effetti furono l’eliminazione di tutte le resistenze aristocratiche in Roma, nonché la guerra in Oriente. Con le vittorie i tre si dividevano le terre, ma Ottaviano rimase sempre a Roma, per impedire le reazioni del Senato. Alla scadenza dei 5 anni esso fu rinnovato. In quel decennio, Lepido moriva in Africa e Antonio si perdeva tra i vezzi di Cleopatra e Ottaviano divenne signore incontrastato di Roma. Lo scontro fra i due si risolse in favore di Ottaviano nella battaglia navale di Azio, mentre Antonio si suicidò con Cleopatra. O.dichiarò vendicato Cesare, e con abile manovra politica, annunciò il suo ritiro dalla scena. Dato il suo lavoro, fu pregato, come aveva previsto, di rimanere princeps romanorum, e gli fu conferito dal senato il titolo di augustus (consacrato dagli dei) e un imperium straordinario decennale. Si aprì così un nuovo periodo dello quello della respublica universale romana, formalmente ancora democratica, ma che poi divenne espressione del principato, governo autoritario. Essa vide una sempre più vasta apertura alla cittadinanza.

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