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Etruschi

Il culto dei morti
La morte, l’aldilà, il mondo stesso dell’oltretomba popolato di misteriose potenze demoniache, rappresentato spesso in forme mostruose, avevano una enorme rilevanza nella cultura e nella religione degli Etruschi. Questo spiega la presenza di numerose necropoli, le città dei morti, sparse per il territorio etrusco, con le tombe sotterranee formate da vere e proprie stanze, corredate di tutto ciò che era considerato necessario ai morti. E’ proprio dalle necropoli che proviene quanto noi sappiamo della vita quotidiana degli Etruschi: esse non erano semplici cimiteri, ma autentiche città con le strade fiancheggiate dalle tombe scavate nel suolo (ipogei); i morti venivano deposti in sarcofaghi lavorati. Legata al culto dei morti, era assai diffusa l’arte divinatoria: praticata da speciali sacerdoti, quest’arte aveva lo scopo di interpretare la volontà degli dèi mediante l’osservazione dei fenomeni celesti o del volo degli uccelli o delle viscere degli animali sacrificati.
E’ significativo poi che molti reperti provenienti dalle tombe riguardino la vita delle donne: queste dovevano avere un posto di rilievo nella società etrusca, tanto che spesso, nelle iscrizioni funebri, accanto al nome del marito, troviamo quello della moglie. Contrariamente a quello che avveniva in Grecia, partecipavano ai banchetti sedendo accanto al marito, come è testimoniato da numerose incisioni sui sarcofaghi, e curavano particolarmente il loro aspetto, come provano i dipinti nelle tombe e i pettini, le fibbie, i vasetti di crema, gli specchi finemente lavorati che vi si sono trovati. Sempre le decorazioni tombali ci fanno supporre che gli Etruschi, forse proprio per il loro superstizioso terrore della morte, amassero particolarmente la vita: continuamente immagini di banchetti, di danze, di cacce, di sport vari, di corse di bighe. Particolarmente coltivata doveva essere la musica, che accompagnava la maggior parte delle attività.

Arte e religione
Arte e religione si coniugavano poi nella cultura etrusca con un notevole grado di abilità tecnica. E’ infatti nella costruzione delle città che si rivelano le massime capacità degli Etruschi: l’uso di fortificarle con solide mura, di lastricarne le vie, di fornirle di fognature e acquedotti secondo precisi piani regolatori passerà poi interamente nelle città romane. Così pure è fondamentale per l’edilizia la scoperta etrusca della volta e dell’arco a tutto sesto, che consentono costruzioni architettoniche nuove e più funzionali.


Agricoltura e commercio

Abili furono anche nella bonifica e nella canalizzazione di terreni incolti o paludosi; ma ancor più dell’agricoltura, la loro risorsa principale fu il commercio: esperti nella lavorazione dei metalli e soprattutto del ferro, che estraevano dall’isola d’Elba, gli Etruschi esportarono i loro manufatti attraverso una fitta rete di scali commerciali, spingendosi con le loro navi rostrate (il rostro, che consentiva lo speronamento di navi nemiche, fu un’altra delle innovazioni da loro introdotte) fino in Francia, in Germania e lungo le coste inglesi, verso nord e fino alle coste della Spagna e alle città della Grecia.

L’origine degli Etruschi secondo Erodoto
Al tempo del re Ati una tremenda carestia si abbatté sulla Lidia (Asia minore); allora il re, divisi i Lidi in due gruppi, fece sorteggiare quello che doveva lasciare il paese: a capo del gruppo destinato a emigrare, pose il proprio figlio Tirreno. Costoro, costruita una flotta, salparono alla ricerca di un paese da abitare. Dopo aver costeggiato molte terre, giunsero fra gli Umbri, dove fondarono città che abitano ancora oggi. Mutarono però il nome di Lidi con quello del re che li aveva guidati e si chiamarono Tirreni.

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