SVITOX di SVITOX
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L’età delle origini:
la Roma monarchica (753-509 a.C.)
La fondazione di Roma si fa risalire tradizionalmente al 21 aprile 753 a.C., anno in cui la città costituisce una forma di stato che sarebbe stato governato dai sette re. Le leggende relative alla fondazione di Roma si intrecciano con la storia delle origini della città:
1) la leggenda dei gemelli Romolo e Remo, figli del dio Marte e Rea Silvia, ci viene raccontata dallo storico Tito Livio (vissuto nell’età augustea, I sec. a.C.-I sec. d.C.) nella sua opera Ab Urbe condita (Dalla fondazione di Roma). Ciò è importante perchè sottolinea il fatto che Roma, città che ha sempre fatto delle guerre di conquista un suo punto di forza, proprio nel momento di massimo splendore della sua storia, si rivolge alla riscoperta delle sue origini che vengono fatte risalire al dio Marte, dio della guerra;
2) la leggenda di Enea (eroe troiano figlio di Anchise e di Venere, dea della bellezza, dell’amore e dell’armonia della natura; padre di Ascanio, detto anche Iulo e capostipite della gens Iulia dalla quale discende Ottaviano Augusto) ci viene

raccontata da Virgilio nell’Eneide, poema scritto ancora una volta nell’età augustea, per esaltare la figura del primo imperatore romano che viene fatto discendere dalla dea Venere, una delle divinità più importanti del pantheon latino.
Le due leggende trovano un punto di contatto nella figura di Rea Silvia, madre dei gemelli e discendente di Ascanio. In questo modo, Roma collegò la propria nascita non solo alle due divinità di Marte e Venere, ma anche al mito più importante di Troia e della sua caduta e al più importante poeta dell’antichità greca, Omero. In tal modo Roma si presentava come la protagonista naturale di una nuova epica: dopo l’epica omerica e i suoi eroi, l’epica romana e i nuovi protagonisti tra cui spicca la figura di Enea che riassume in sé tutte le caratteristiche dell’optimus civis Romanus.
Si presentava infatti come optimus miles (ottimo soldato), pater familias (padre di famiglia), pater patriae (padre della patria) e pius (rispettoso degli dei). Queste caratteristiche sono fondative per la storia di Roma e per la creazione di un modello culturale al quale Roma impronterà la sua storia, quello degli antichi: il mos maiorum (costume degli antichi).
Continuando ad esaminare come storia e leggenda si fondono nei primi momenti della storia romana, possiamo affermare che la forma di governo che Roma ebbe nei primi due secoli della sua formazione fu effettivamente la monarchia, ma non
possiamo accettare la notizia per cui i re di Roma furono solo sette: Romolo, Numa Pompilio, Tullio Ostilio, Anco Marzio, Tarquinio Prisco, Servio Tullio, Tarquinio il Superbo.Ciò che possiamo evincere dai nomi dei sette re è la composizione etnica dell’originario popolo romano: infatti mentre il nome di Romolo si riferisce ai primiaccordi che i romanistrinsero con i Latini, i nomi di Numa Pompilio, Tullio Ostilio e Anco Marzio rimandano al gruppo etnico dei Sabini (abitatori della zona odierna del reatino) e gli ultimi tre rimandano agli etruschi, stanziati nell’alto Lazio e in Toscana.
La presenza dei Sabini è testimoniata inoltre dalla leggenda del ratto delle Sabine, secondo la quale, poichè a Roma non esistevano le donne, Romolo organizzò dei giochi ai quali invitò i Sabini e le loro donne che furono trattenute dai romani dopo che ebbero ucciso tutti gli uomini. Le attività produttive svolte da questi primi abitatori romani erano la pastorizia, l’agricoltura e il commercio del sale (come ci ricorda l’antica via consolare Salaria).
Per questo, il nucleo abitativo originario di Roma, la cosiddetta Roma quadrata, sorse sul colle Palatino dal quale era possibile scorgere i nemici in avvicinamento. Si tratta inoltre di un luogo vicino al Tevere, usato per la navigazione e il trasporto delle merci, e soprattutto vicino al punto che permetteva il suo attraversamento, cioè l’isola Tiberina. Inoltre Roma sorse né troppo vicina al mare per non essere esposta agli attacchi dei pirati, né troppo lontana per poter utilizzare le risorse che il mare offriva.
Questa situazione gerografica è ben descritta ancora una volta dallo storico Tito Livio. L’organizzazione politica della Roma monarchica si basava su tre magistrature:
1) il re, le cui prerogative erano l’imperium (cioè il potere militare e il comando dell’esercito) e la potestas (cioè il potere civile e giudiziario). Il re era anche un sacerdos, che aveva il potere religioso, cioè la facoltà di interpretare gli auspici;
2) il senato, (da senes, cioè anziani o antichi) che aveva il compito di affiancare il re nelle sue decisioni;
3) i comizi curiati, cioè le assemblee nelle quali si riuniva il popolo che era stato diviso in 30 curie (10 per ogni gruppo etnico originario, 30 perchè 30 furono le Sabine trattenute dai romani). Queste magistrature rispecchiano anche le classi sociali che componevano il popolo romano: il senato era infatti l’organo dei patrizi (da patres, padri della patria), cioè l’aristocrazia, mentre i comizi curiati raccoglievano anche la plebe, cioè il popolo
nella sua interezza.

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