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L'età imperiale

Tre anni dopo la morte di Augusto muoiono anche Ovidio e Livio e si può quindi definire completamente conclusa l’età augustea. Durante la prima parte dell’età imperiale gli imperatori regnanti tentavano di emulare la politica di Augusto, anche per quanto riguarda la politica letteraria. Si ritrovano quindi episodi di censura e di forti legami tra cultura e politica.
Ma la società romana cambia profondamente, soprattutto per quanto riguarda i rapporti tra le classi sociali (schiavitù in Seneca).
Inoltre in questo periodo si verifica un importante processo nell’Impero: cioè la romanizzazione. Roma infatti ha raggiunto quasi la sua massima estensione territoriale e si concentra quindi a diffondere la cultura e la letteratura latina nei territori conquistati. Si arriva al punto in cui tutti gli abitanti dell’Impero sono esattamente medesimi dal punto di vista culturale, ma questo porta anche la capitale subisce l’influsso culturale dei paesi sottomessi, processo che poi la porterà alla sua fine.

Ormai l’Impero si è affermato e nessuno penserà di tornare all’istituzione repubblicana, semmai qualche letterato ha nostalgia dei valori repubblicani (Seneca e Tacito) ma mai nessuno oserà sperare il ritorno di tale istituzione.
Storia
 Dinastia Giulio-Claudia: si tratta dei discendenti di Cesare ed Augusto che si imparentarono con i Claudi tramite un’intricata politica matrimoniale. Gli imperatori che si susseguiranno sono Tiberio, Caligola, Claudio, Nerone.
 Nel 68 d.C., alla morte di Nerone, si scatena una rapidissima guerra civile causata da generali dell’esercito che intendono ottenere il potere imperiale. Si susseguono quindi in un solo anno gli imperatori Gauba, Otone, Vitellio e Vespasiano. Solo quest’ultimo riuscì a ridare stabilità all’Impero. Egli fonderà la dinastia Flavia, che sarà quella che più riprenderà la politica augustea. I suoi membri sono appunto Vespasiano, Tito e Domiziano, che è ricordato dal punto di vista della gestione dello stato come un politico molto capace ma questo a scapito di una condotta davvero tirannica.
 Nel 96 d.C. Domiziano viene ucciso e il Senato elegge Nerva, il cui regno doveva essere di passaggio tanto è vero che questo senatore era molto anziano. Egli assocerà al potere un giovane generale spagnolo di nome Traiano che sarà ricordato come un grande Imperatore dai valori puri e come il conquistatore della Dacia.
 Segue l’età dei cosiddetti imperatori filosofi, stiamo parlando di Adriano, Antonino Pio e Marco Aurelio. Ognuno di loro governerà per circa 20 anni e questa età rappresenta l’età più favorevole per la letteratura imperiale. Tale periodo è chiamato anche quello degli imperatori d’adozione, poiché si dice che piuttosto che attraverso la successione dinastica il passaggio del potere avveniva tramite l’adozione da parte dell’imperatore precedente di un uomo con il quale non aveva legami parentali ma che stimava e da cui era legato da un legame politico. Questo periodo viene chiamato degli imperatori filosofi perché soprattutto Adriano e Marco Aurelio furono dei grandi appassionati di cultura classica e della Grecia (di cui conoscevano la lingua) e addirittura furono uomini di cultura e ci lasciarono dei componimenti scritti. Per esempio Marco Aurelio fu uno dei più importanti rappresentanti della filosofia stoica latina. Questo ci mostra come ormai in questa epoca essere bilingui era un fatto assolutamente normale tra i letterati latini, e questo dimostra il sempre più forte legame tra cultura greca e cultura latina. Dopo la morte di Marco Aurelio (forse violenta) inizia una fase di lenta e continua decadenza dell’Impero e della cultura latina.

Dal punto di vista letterario i generi che sopravvivranno saranno la poesia e la storiografia, mentre l’oratoria fu di molto ridimensionata tanto è che pochissime opere arrivarono fino a noi. Questo però l’oratoria era adatta alla Repubblica ma non certo all’Impero in cui il dibattito non era ammesso.
Nell’epoca Giulio-Claudia i letterati più influenti furono:
• Seneca (che era praticamente il regnante di Roma e sostituiva Nerone. Successivamente però viene allontanato dal potere ed estromesso dallo stesso imperatore che aveva preso coscienza del proprio potere) - filosofia

• Lucano - epica
• Persio - satira
• Petronio - gli storici lo collocano in età Giulio-Claudia, autore di un’unica opera chiamata Satirycon, ma di lui non sappiamo nulla oltre che quello che ci dice Tacito. È una figura molto controversa soprattutto per il modo in cui scrive, che potrebbe collocarlo nel primo secondo d.C. ma anche in epoca tarda, infatti Tacito non ci dice che ha scritto il Satirycon.
Nell’epoca Flavia il genere più diffuso era l’epica (e questo non stupisce volendo Vespasiano emulare Augusto) ma i suoi rappresentanti non erano assolutamente degni di Virgilio in quanto davvero troppo filo-imperiali. I letterati più importanti sono:
• Marziale - poesia epigrammatica
• Quintiliano
Anche la poesia epigrammatica ebbe una discreta diffusione in questo periodo.
Nell’epoca di Traiano invece il rappresentante massimo è Tacito, storiografo molto pessimistico sul futuro di Roma.
Nell’ultima epoca invece l’esponente più importante sono Svetonio, importante storiografo che scrive un’opera sulla storia da Cesare fino a Domiziano, e Apuleio, romanziere autore delle Metamorfosi.
Sabato 27 settembre 2014
Periodo Giulio--Claudio: ormai il passaggio tra Impero e Repubblica è compiuto e non ci sarà mai più una fase di ritorno al passato. Augusto durante il suo principato aveva mantenuto dal punto di vista formale le altre istituzioni oltre al consolato, ma nella pratica le aveva svuotate dal potere che aveva accentrato nelle proprie mani. Questa forma di governo e modo di governare rimane invariata in questo periodo.
Quali erano i problemi dell’epoca?
• Rapporto con il Senato: dal punto di vista costituzionale era ancora il Senato a concedere il potere all’Imperatore, questo porta a delle persecuzioni contro alcuni aristocratici che volevano ritornare al modello repubblicano;
• Importanza delle provincie: di fronte alla crisi dei territori italici le provincie romane acquisirono sempre più importanza e potenza; anche l’esercito acquisì un ruolo fondamentale, tanto da arrivare a nominare un imperatore in momenti di crisi;
• Rapporto tra imperatore e popolo: Gli strati più bassi della popolazione ricordavano ancora nitidamente i provvedimenti a loro favore di Cesare e la pace garantita da Augusto. Possiamo quindi capire che l’Impero nacque con un grande consenso popolare, e gli Imperatori cavalcarono questo consenso tramite frumentationes (distribuzioni di cibo gratuito), lavori pubblici nelle città, spettacoli (panem et circenses). Augusto aveva inoltre diviso le provincie tra quelle che versavano le tasse all’Imperatore direttamente (fiscus) e quelle che invece le versavano allo Stato (erarius). In questo periodo gli imperatori per ingraziarsi il popolo quando doveva effettuare spese ingenti le facevano finanziando le opere tramite le coperture di proprietà personale dell’Imperatore. Inoltre gli imperatori più popolari furono Caligola e Nerone, che però noi consideriamo come i più brutali. Questo è facilmente spiegabile: infatti le testimonianze storiografiche provengono da esponenti dell’aristocrazia, che guarda caso fu la responsabile delle congiure di palazzo che uccisero questi due imperatori;
• Romanizzazione: Roma si comportava in modo diverso rispetto ai vari popoli che sottometteva. Infatti chi si sottometteva docilmente poteva contare su una certa autonomia e liberà, mentre chi si ribellava era schiacciato con la forza;
• Cittadinanza romana: Augusto aveva facilitato il conseguimento della cittadinanza romana (tutti i provinciali che si arruolavano ottenevano la cittadinanza romana e un appezzamento di terra dove avevano combattuto). Questo ha un’influenza fondamentale soprattutto per la Penisola Italiana, che perse ben presto la sua influenza;

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