Ominide 11 punti

Roma: L'età di Cesare e la fine della Repubblica

Morto Silla il senato governa con durezza mentre i partigiani di Mario si ritirano in Spagna da Quinto Sertorio dove viene inviato il comandante Gneo Pompeo per risottometterla (72) dopo che vi avevano creato uno stato indipendente.
Intato in Italia nella guerra contro i gladiatori di Spartaco (71) si distingue Marco Licinio Crasso, che si accorda con Pompeo per candidarsi al consolato. Il senato dichiara illegale questa procedura, ma Pompeo e Crasso sono eletti con l’aiuto dei popolari e dei cavalieri (70) e annullano subito le leggi di Silla.
Nel 67 Pompeo vince la guerra contro i pirati che infestavano il mediterraneo e nel 66, nella battaglia di Halys, sconfigge definitivamente Mitridate.
Mentre si prepara a tornare a Roma nel 62 chiede a Roma un secondo consolato e il rinnovamento degli accordi con gli stati non sottomessi alla Repubblica, ma ottiene un rifiuto e così si schiera con il popolo e i cavalieri.

Assente Pompeo, Roma attraversa un periodo di crisi politica e morale, il senato non ha più la forza di governare e il malcontento si diffonde anche tra il popolo, che viveva in condizioni misere. Nel 63, durante questa situazione, il console Marco Tullio Cicerone sventa una congiura contro lo stato organizzata da Catilina.


Al tempo di Catilina emerge sulla scena politica Caio Giulio Cesare. Di famiglia patrizia decaduta, egli era un fermo sostenitore dei popolari che si era aggrazziato con le sue avversità verso Silla e gli ottimati.
Rientrato a Roma nel 61 dopo essere stato propretore in Spagna, Cesare si candida alla carica console e, accordandosi in segreto con Pompeo e Crasso in cambio di una serie di favori (triumvirato), la ottiene (59). Appena eletto Cesare approva provvedimenti favorevoli ai due alleati (riforma agraria, sistema tributario in Asia).
Scaduto il mandato come console egli ottiene per cinque anni il governo della Gallia cisalpina, dell’Illiria e della provincia narbonese. Ambizioso e desideroso di accrescere il proprio prestigio nel 58 estende i territori romani alla Gallia transalpina, nel 55-54 compie una spedizione contro i Germani e i Britanni e dopo aver sconfitto in una battaglia sanguinosissima nel 52 ad Alesia(Digione) i galli che nel 53 si erano ribellati sotto Vercingetorige, nel 51 sottomette le ultime resistenze e assicura il dominio di tutta la Gallia.


Per contrastare il senato, Cesare rinforza il triumvirato con un patto insieme a Pompeo e Crasso (56), con il quale per cinque anni a Pompeo vanno il governo di Africa e Spagna, a crasso la Siria, mentre per se proroga il governo in Gallia per altri cinque anni.

Crasso però in Siria viene sconfitto dai Parti a Carre (53) e questo fatto, unito alla morte di Giulia, figlia di Cesare e moglie di Pompeo, incrina il rapporto fra i due. Nel 52 Pompeo accetta l’incarico di “console senza collega” (quasi dittatore) dal senato e intima a Cesare di sciogliere il suo esercito. Allora Giulio scende dalla Gallia Transalpina con le sue legioni e varca il Rubicone (confine pomerio) e marcia contro Roma, è la GUERRA CIVILE (49-45).
Pompeo si ritira a Brindisi e poi in Grecia, dove riorganizza il suo esercito. Intanto Cesare si impadronisce del tesoro di Roma e fa costruire una flotta con cui sconfigge Pompeo in Spagna e poi nella battaglia di Farsalo, in Tessaglia (48). Pompeo si rifugia così in Egitto presso Tolomeo XIII, ma i suoi consiglieri lo fanno vilmente assassinare. Cesare però tolse il trono a Tolomeo e lo affidò a Cleopatra (da cui ebbe 2 figli).
Cesare stronca la rivolta di Farnace, figlio di Mitridate, in soli tre mesi nel 47 (veni, vidi, vici) e nel 46 sconfigge a Tapso i figli di Pompeo, Gneo e Sesto, e Marco Porcio Catone, che si erano alleati con Giuba re di Numidia (crea una nuova provincia: nuova africa). L’ultima vittoria è ottenuta a Munda (Spagna) nel 45 contro i due figli di Pompeo che avevano radunato un nuovo esercito.


Dopo essere rientrato a Roma Cesare cerca di fare una serie di riforme non troppo drastiche e di perdonare chi aveva sbagliato in passato. Era convito che bisognasse rafforzare l’autorità dello stato e concentrarla nelle mani di una sola persona per evitare nuove guerre civili.

Diritto ed economia

-rafforza l’autorità dello stato
-punisce severamente il delitto politico
-perfeziona la legislazione sul modo di governare le province -incoraggia lo sviluppo economico

-valorizza gli investimenti in opere produttive
-cerca di risanare le finanze pubbliche

Società e politica

-distribuisce terre ai soldati veterani e ai cittadini poveri
-protegge il lavoro libero contro quello degli schiavi e la piccola proprietà contro il latifondo
-dà lavoro ai disoccupati, facendo realizzare grandiose opere pubbliche
-riforma il calendario (giuliano) -assicura l’ordine pubblico
-invia 80000 cittadini oltremare per romanizzare le province
-promulga la Lex Iulia Municipalis che fissa le norme per il funzionamento dei municipi italici
-raddoppia il numero dei magistrati
-aumenta da 600 a 900 i senatori
-concede l’ingresso al senato e la cittadinanza a nuovi membri

Cesare mirava a concentrare il potere nelle proprie mani e nel 47 si fa dare il titolo di “imperator” (dittatore) a vita, nella sua concezione non c’erano più provinciali e cittadini poiché tutto si doveva fondere in una sintesi superiore tra ellenismo e latinità.
Il modo in cui aveva fatto queste riforme però aveva suscitato dell’odio verso di lui e il 15 marzo del 44 (idi) fu assalito e trafitto da 23 pugnalate ai piedi della statua di Pompeo nella sede del senato. I principali congiurati erano Caio Cassio Longinio e il figliastro Marco Giunio Bruto, pompeiani perdonati a cui erano stati concessi molti privilegi.


Marco Antonio, generale di Cesare, fa eseguire le disposizioni del testamento del defunto guadagnandosi il favore del popolo, che ne era il maggiore beneficiario. I congiurati, dopo una sollevazione popolare contro di loro furono costretti a rifugiarsi in Grecia.
Ottaviano, figlio adottivo di Cesare, arriva dall’Epiro e pretende di avere la sua parte di testamento da Ottaviano, soddisfando tutti gli obblighi del testamento e procurandosi un immenso favore del popolo. Tra Ottaviano e Antonio cominciavano già le ostilità.

Antonio era console, aveva una base solida ed un esercito per combattere gli avversari grazie al governo della Gallia cisalpina. Decimo Bruto, ex governatore di quella provincia, si ribellò ma Antonio lo vinse a Modena nel 44. Il senato, impaurito dal comportamento di Antonio, ordinò ad Ottaviano di marciare contro di lui, era ancora guerra civile, conclusa con la vittoria di Ottaviano a Modena e la fuga di Antonio in Gallia narbonese con Lepido.
Ottaviano dopo Modena chiese il consolato ma il senato glielo rifiutò e allora lui marciò su Roma facendosi proclamare console dal popolo. Egli scelse poi di trattare con Antonio e Lepido formando un secondo triumvirato che questa volta era una vera magistratura investita dal senato nel 43 per cinque anni. I tre cominciarono con le proscrizioni per disfarsi dei nemici più pericolosi, le stragi coinvolsero 300 senatori (tra cui Cicerone) e 3000 cavalieri.
Ottaviano e Antonio affrontarono Bruto e Cassio a Filippi nel 42 con la vittoria di essi e il suicidio dei due congiurati; nel frattempo Lepido era rimasto a governare l’Italia. I tre nel 40 si spartirono le province: Antonio quelle orientali (est adriatico ed egitto), Ottaviano le occidentali e l’Italia e Lepido l’Africa. Ci fu una rivolta a Perugia nel 43 che però venne domata da Ottaviano.
Antonio in Egitto aveva tradito Ottavia, sorella di Ottaviano, e viveva come un principe orientale al fianco di Cleopatra, svantaggiando gli interessi di Roma a favore dell’Egitto, che voleva creare una propria monarchia. Ottaviano sfruttò questo fatto per imporsi al pubblico come unico difensore di Roma e dopo aver sconfitto a Messina gli ultimi repubblicani(36), privò Lepido del governo dell’Africa e lo nominò “solo” pontefice massimo (duumvirato).
Ottaviano spinse il senato a togliere il comando dell’oriente ad Antonio e poi mosse guerra a Cleopatra e all’Egitto. Antonio allora raccolse i suoi uomini e la sua flotta e quella egiziana in Grecia, dove ad Azio ci fu la vittoria di Ottaviano il 2 dicembre del 31. Antonio riuscì a fuggire in Egitto, ma inseguito dalle truppe di Ottaviano si suicidò insieme a Cleopatra. L’Egitto perdeva così la sua autonomia e diventava una provincia personale di Ottaviano (30). Era il trionfo dell’Occidente sull’Oriente ellenistico.
Ottaviano era solo al potere, cominciava l’impero, con la fine di tutte le libertà repubblicane. Ai vecchi ordinamenti si sostituì un’autorità superiore, un capo unico e incontrastato, capace di costringere l’esercito ad obbedire ed evitare ogni lotta tra partiti: l’IMPERATORE.

Hai bisogno di aiuto in Storia Antica?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email