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L'età di Augusto

L'età di Augusto è quell’arco di tempo che va dalla morte di Cesare fino al 14 d.C., anno della morte di Augusto. L’età augustea è un momento di grandissima trasformazione politica e culturale a Roma. Augusto ha avviato un processo di trasformazione e di sconvolgimento delle istituzioni dell’organizzazione del potere, è quindi una figura rivoluzionaria. Fu un grande imperatore di Roma e fu colui che fonda il principato, che nella concezione augustea nasce con un tentativo di mascheramento della sua natura rivoluzionaria e innovativa, nel senso che Augusto si attribuì tutti quei poteri che erano già stati istituiti nella Res Publica romana. Augusto fonda un potere accentrato e assolutamente nuovo nella tradizione romana, ma vuole far sì che il mondo romano creda che il principato si ponga in un rapporto di continuità con la Repubblica e quindi lo presenta come un concentrato di poteri preesistenti, ma storicamente così non fu. L’età augustea è rivoluzionaria per molti motivi, è quell’età in cui si chiude una lunga stagione di conflitti civili che vanno da Mario e Silla fino alla battaglia di Azio, è anche l’età in cui viene completamente ridisegnato il rapporto tra gli intellettuali e il potere. Prima di Augusto l’intellettuale è uomo politico, agisce nella storia oltre che nella letteratura; morte le libertà democratiche e la vita politica, l’intellettuale è legato al centro di potere e nasce un rapporto mecenatistico con la corte imperiale. L’intellettuale in questo momento ha il compito di dare lustro e prestigio alla corte, ha il compito di sostenere il potere politico nella realizzazione del suo programma culturale. Il mecenatismo ebbe una funzione ambivalente, da un lato lega l’artista ai valori dominanti della politica imperiale, dall’altro emancipa l’artista da qualsiasi preoccupazione materiale, di sostentamento. L’imperatore diventa in questo periodo il punto di riferimento della produzione letteraria. Augusto vuole recuperare un senso patrio, un amore per la patria che doveva accompagnarsi ad una sensibilità civica che era stata completamente devastata dagli egoismi e dal culto dell’individualismo che aveva caratterizzato la crisi della Repubblica. Augusto compì una vera e propria azione di moralizzazione, che fu particolarmente invasiva perché investiva tanto la vita pubblica quanto la vita privata. Questo processo di moralizzazione prevedeva una esaltazione del matrimonio, una celebrazione della fedeltà coniugale, dei provvedimenti molto duri contro gli adulteri e la condanna dell’uso irresponsabile del denaro. Fu così invadente il processo di moralizzazione che ad esempio interessò l’abbigliamento, Augusto istituì due abbigliamenti fondamentali, la toga per gli uomini, la stola per le donne. Accanto a questi provvedimenti ve ne furono altri inerenti la sfera religiosa, avviando un piano di riscoperta degli antichi culti romani, tanto che tutti i vecchi templi furono restaurati e ne furono costruiti di nuovi. Accanto alla restaurazione dei culti tradizionali, vi è anche l’esaltazione della propria persona. Con Augusto inizia una divinizzazione della propria persona. Augusto riduce il numero di membri del Senato e questo personale era insufficiente per l’amministrazione dell’impero, il suo rapporto con questo non fu però un rapporto conflittuale. Per quanto riguarda la plebe, Augusto continua a trattarle in modo demagogico e populistico. Molto importante fu lo sviluppo edilizio con il rinnovamento della città. Augusto non si imbatté in una politica espansionistica, ma consolida i confini e distingue le provincie imperiali dalla provincie senatorie; le provincie senatorie sono di più antica data, quelle imperiali sono più turbolente e di più problematica gestione presidiate dalle truppe di competenza dell’imperatore. La cultura era parte integrante della politica augustea, nascono le prime biblioteche pubbliche. Augusto chiese agli intellettuali di sostenere il suo programma politico e culturale. Alcuni temi che ricorrono sono la pace e la sua idealizzazione presentata come bene inestimabile, come grande e preziosa conquista; l’esaltazione del principato come garante della prosperità e del benessere, il principe è colui che ha la responsabilità e il merito di garantire la concordia fra i vari cittadini; la difesa delle tradizioni antiche propriamente romane, e quindi atteggiamento anti-orientale, tutte le filosofie e i culti provenienti dall’oriente vengono guardati con grande diffidenza; la riscoperta del patriottismo; la valorizzazione degli dei tradizionali; la riscoperta dei valori della famiglia; l’idea che Roma e l’impero abbiano una missione di carattere universale che risponde ad un disegno universale; il grande rispetto dei grandi protagonisti della Res Publica romana.

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