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Essere cristiani è reato?

L'imperatore Traiano decretò che i cristiani non dovevano essere ricercati come criminali ma,se denunciati, dovevano essere puniti.
Per le autorità imperiali il cristianesimo era una "superstizione illecita" e, come tale, passibile di sanzioni:dipendeva dalle circostanze applicarle o meno.
Per tutto il secondo secolo d.C.le autorità romane seguirono in genere la previdente linea tracciata da Traiano.
Si trattava di un compromesso piuttosto illogico, come osservò il vescovo di Cartagine Cipriano:"bisogna decidere:essere cristiani o è reato o non lo è.
Se lo è, perché non mandare a morte chi confessa di esserlo? Ma se non è reato, perché perseguitare un innocente?".
Intanto i cristiani continuarono ad aumentare, mentre comparivano i primi sintomi della grave crisi che minacciava l'Impero.
I pagani attribuivano al cristianesimo la ragione dei loro mali:gli dei, indegnati per l'abbandono dei loro culti, voltavano le spalle a Roma.

L'imperatore Decio stabilì che tutti i cittadini, compresi i cristiani, facessero atto di lealismo all'antica religione pagana e, quindi, all'Impero, con un sacrificio alle statue degli dei: era un'operazione religiosa e politica nello stesso tempo.

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