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L’epopea di Gilgamesh

L’epopea di Gilgamesh racconta di un sovrano sumero molto crudele col popolo che va alla ricerca della mortalità.
Questa epopea risale attorno al terzo millennio avanti Cristo ed è stata trasmessa fino ad oggi grazie alla scrittura, cosa che proprio i sumeri avevano inventato.
Questo racconto inizia narrando l’egoismo e la perfidia di Gilgamesh, quindi gli dei decidono di cambiarlo facendogli vivere un esperienza particolare, decisero di mandare un umano che poi Gilgamesh avrebbe conosciuto e con cui avrebbe socializzato.
Quest’essere inizialmente era una specie di bestia, che fu notata per la prima volta da un cacciatore, che segnalò il fatto a Gilgamesh.
Gilgamesh incuriosito lo volle vedere e ne rimase colpito, divenne amico di quest’essere che si chiamava Eridu e fece di tutto per farlo andare in città.

Quando ci riuscì egli diventò il suo migliore amico e rese Gilgamesh migliore.
In quell’epoca nelle foreste c’era un mostro che minacciava le foreste e, un giorno Gilgamesh e Eridu lo uccisero. Purtroppo però Eridu morì e Gilgamesh rimase affranto.
Allora egli andò alla ricerca dell’immortalità, ma poi capì che non era la cosa più importante e quindi decise di dedicarsi ai suoi sudditi, diventando gentile con le persone e molto disponibile, a differenza di com'era prima.

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