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Eliogabalo

Alla morte di Caracalla il potere fu assunto dal prefetto del pretorio Macrino (217 d.C.). Poco tempo dopo la sorella della madre di Macrino aizzò contro di lui un suo nipote Eliogabalo(218-222 a.C.). Era sacerdote di una divinità orientale chiamata Baal di origini Siriache e a Roma promosse tale culto con forte vigore, disprezzando gli altri dei, portandosi contro la società nobile e senatoria. Si racconta si presentò a Roma con un lungo corte in cui vestì di porpora, si trucco il viso in modo chiaro con due grosse guance rosse, e orlato d'oro. Appena quattordicenne era del tutto inesperto di politica, sotto la guida della zia Giulia Mesa, e oltre al culto orientale portò a Roma un profondo malcontento in tutte le classi sociali. Fonti della sua politica ci vengono dallo storico Lampridio, che lo descrive come un pervertito senza freni morali e senza rispetto per le più sacre tradizioni. Di lui dice: "A Roma non faceva altro che mandare in giro emissari a cercare i più bei giovani per diventarne succube", "condusse a corte molti giovani di bell'aspetto, prendendoli dal circo o dall'arena", "chi avrebbe sopportato un un principe così invasato da frenetica libidine? Nemmeno a un'animale si concede tanto, e lo si caccerebbe", "Amava a tal punto Ierocle, un suo giovane schiavo biondo, da baciarlo in un modo che ci fa ancora arrossire a rammentarlo e lo sposò" e infine "commise incesto con una vestale e spense il sacro fuoco". Nel 222 l'Imperatore fu ucciso dai pretoriani e il potere passò al cugino Alessandro Severo, figlio di Giulia Mamea, anch'egli quattordicenne.

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