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L'educazione romana

A Roma era solito che il pater familias impartiva l’educazione ai figli, il padre insegnava: il mos maiorum, cioè le tradizioni e le usanze sociali, l’obbedienza alle leggi e i primi rudimenti del diritto. [Plauto nella commedia Mostellaria dice che i genitori sono i fabbri dei loro figli, quelli che danno loro le basi.] Anche alle madri era riconosciuto il diritto di occuparsi dell’educazione dei figli. Ai bambini si insegnava appena a leggere, scrivere e far di conto, in seguito il padre portava con sé i propri figli alle cerimonie e alle processioni religiose, dove i figli imparavano i procedimenti soliti della vita pubblica.
Con la conquista della Grecia ci furono in Roma influenze della cultura greca. Quando si affermò a Roma un vero e proprio insegnamento scolastico? Plutarco dice che la prima scuola fu aperta a Roma a metà del III secolo a.C. a cura di Spurio Carvilio ma non si tratta di una testimonianza convincente per gli studiosi. La cultura latina si arricchisce quando viene a contatto con Livio Andronico, uno schiavo di Taranto portato a Roma. La sua traduzione dell’Odissea venne studiata nelle scuole per molto tempo, perciò i romani assorbivano la filosofia di vita e i principi morali del mondo greco. Livio Andronico testimonia come il costume di affidare più ragazzi ad una persona sola, pedagogo e maestro insieme, è stato ed è tutt’ora greco.

A Roma progressivamente il compito di educatore passa dal pater familia ad uno schiavo colto, solitamente di origine greca.

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