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La terra di Canaan
Gli Ebrei vivevano in una zona del Medio Oriente nella Mezzaluna Fertile chiamata terra di Canaan. Questa era una zona montagnosa divisa in quattro regioni: la costa sabbiosa, le aride colline, la valle del Giordano e gli altipiani del deserto arabico. Si praticava l’ agricoltura i cui principali prodotti erano olivo, grano, vite, fichi e datteri e la pastorizia favorita dalla natura territorio. Nella terra di Canaan distinguiamo tre regioni: la Galilea a nord, la Samaria al centro e la Giudea al sud. In Galilea, terra molto fertile e collinosa, l’ agricoltura era basata sull’ olivo, la vite e il grano; vi sorgevano importanti città antiche. In Samaria, terra montagnosa e collinosa, era praticata l’ agricoltura dell’ olivo, vite e cereali e l’ allevamento di pecore e capre; l’ acqua scarseggiava soprattutto in estate e vi sorgevano numerose importanti città antiche. La Giudea, quasi desertica e montagnosa, presentava qualche zona fertile e il lago salato del Mar Morto; era praticata la pastorizia e, nelle oasi, anche l’ agricoltura.

Economia ebraica
Abbiamo pochi ritrovamenti risalenti alla preistoria relativi al popolo ebraico ma possiamo ricostruire la loro economia prima del XIII secolo a.C. a partire dalle altre civiltà. Durante il Mesolitico vivevano in piccole comunità in caverne, conducevano una vita nomade basata sulla caccia, pesca e raccolta; costruivano i primi utensili in pietra e cominciavano ad addomesticare gli animali. Nel Neolitico vivevano in case e l’ economia ebbe una svolta con la tessitura e l’ artigianato; si ebbero i primi sistemi d’ irrigazione.
Nel 6000 a.C. la Palestina era sede di civiltà agricole e commerciali.
Nel III millennio a.C. gli Habiru (Ebrei), popolazioni nomadi di stirpe semitica conducevano una vita pesantemente condizionata dall’ andamento delle stagioni. In inverno, i pastori potevano restare nella steppa, dove le loro greggi trovavano cibo a sufficienza; la primavera invece, era tempo di spostamento in direzione nord verso la terra di Canaan. Si trattava di un tragitto lungo e pericoloso per uomini e bestie. Pastori, pecore e capre arrivavano in Palestina all’ inizio dell’ estate: gli animali trovavano un pascolo molto abbondante. Il vantaggio era reciproco: i pastori riuscivano a sfamare le pecore per tutta la stagione in cui sarebbe stato impossibile restare nella steppa, mentre gli escrementi degli animali lasciati al pascolo avrebbero concimato i terreni dei contadini. In autunno infine si riprendeva la strada del deserto. Per le tribù nomadi i problemi nascevano nei periodi in cui a seguito della scarsità di piogge, la terra di Canaan era in preda alla siccità; l’ unico rimedio era chiedere ospitalità nel delta del Nilo. Nel 2000 a.C. alcune tribù ebraiche provenienti da Ur, in Mesopotamia, giunsero nell’ attuale Palestina. La prima tribù era guidata da Abramo pastore nomade della Mesopotamia che aveva tre sogni: voleva ricercare Dio, una discendenza e una terra; da qui la continua peregrinazione alla ricerca della terra promessa, ovvero la Palestina. Intorno al 1700 a.C. abbiamo un periodo di sosta con la permanenza in Egitto per sfuggire alla carestia che aveva colpito la Palestina. Dopo una prima fase di benessere, passarono in condizione di schiavitù: gli Egizi avevano bisogno di manodopera. Nel 1250 a.C. si liberarono sotto la guida di Mosè: nel deserto furono nutriti dalla manna e da Dio. Nel XIII secolo gli ebrei si insediarono in Palestina, terra fertile e ricca di materie prime, passaggio di importanti vie commerciali. Dal 1250 al 1050 a.C. infatti, abbiamo il loro graduale insediamento nelle zone montagnose dell’ interno, nella zona meridionale della fascia Siro-Palestinese approfittando dell’ invasione dei popoli del mare e del conseguente indebolimento egizio. In questo periodo gli Ebrei erano un popolo nomade senza un vero ordinamento statale centralizzato, organizzati in clan e tribù con un consiglio di Anziani per le decisioni più importanti. In caso di aggressione due o più tribù si riunivano designando come capo un giudice. Le necessità militari derivate dai continui conflitti tra Ebrei contro Cananei e Filistei stimolarono uno stato unitario.

Nel 1000 a.C. Saul unificò il territorio; gli Ebrei in questo periodo erano soprattutto contadini e pastori privi di armamenti e addestramento militare.
I Filistei sconfissero Saul, così il successore David decise di organizzare in modo stabile la monarchia ebraica, ingrandì il territorio e conquistò Gerusalemme. A David succedette Salomone che avviò la costruzione del tempio di Gerusalemme: questo causò un aumento delle imposte che provocò un malcontento generale. L’ ingiustizia sociale fece sì che un gruppo di Ebrei del nord si spostasse dando così origine al Regno d’ Israele. Durante il regno di Salomone, gli Ebrei si dedicarono all’ agricoltura: svilupparono tecniche d’ irrigazione grazie all’ acqua piovana che immagazzinarono nelle cisterne poiché il Giordano non recava benefici. Praticavano anche l’ allevamento di pecore e capre: un ruolo centrale era svolto dalla carne di questi animali insieme al latte e ai latticini.
Nacquero le industrie come le miniere del rame del Sinai; gli Ebrei avevano stretti rapporti commerciali con la Fenicia: le due economie erano complementari: la Palestina offriva grano in cambio di articoli industriali. Gli Ebrei non furono mai navigatori a causa della presenza di Fenici ed Egiziani che detenevano il monopolio dei traffici marittimi. Si sviluppò anche l’ artigianato con la produzione di tessuti, ceramiche, armi, oggetti in rame, bronzo e ferro.
Salomone divise il territorio in dieci distretti tributari; impose al popolo pesanti tributi per provvedere ai rifornimenti per i magazzini reali e l’ esercito; razionalizzò le conquiste: cedette Damasco, troppo costosa da difendere, e altri territori in cambio di artigiani e cibo. Gli Ebrei entrarono in questo periodo nell’ età del ferro: costruirono nuovi attrezzi, il livello di civilizzazione era molto alto e gran parte del popolo conosceva il greco; sacerdoti, leviti e scribi lavoravano nell’ area del tempio. Verso il 920 a.C. quasi tutto il territorio venne ridotto a provincia dell’ impero Assiro; nel 66 d.C. vivevano in tende d’ estate e in caverne d’ inverno ai confini del deserto. Nel 70 d.C. il popolo ebreo venne completamente raso al suolo. Gli Ebrei nel corso dell’ antichità non formarono mai più uno stato ma mantennero un’ identità nazionale e un profondo sentimento religioso.

Società e famiglia
Gli Ebrei avevano una società divisa in aristocratici e popolani. Tutti i cittadini superiori ai 20 anni avevano uguali diritti. Gli schiavi erano sottomessi ai padroni anche se potevano essere liberati. La società ebraica era una società chiusa: gli stranieri venivano guardati con diffidenza e non potevano sposare donne ebree, né avere servi ebrei o partecipare al culto religioso.
La religione assegnava un ruolo al nucleo familiare. Le principali caratteristiche della famiglia ebraica erano già delineate nella Bibbia: una famiglia patriarcale, parte di un più ampio clan legato da vincoli di parentela, nella quale veniva però attribuito un ruolo molto importante alla madre. Benché, infatti, la famiglia biblica fosse connotata fortemente dall’ autorità paterna, basata sull’ amore che il padre doveva portare alla famiglia, onori ed autorità spettavano alla madre che, in caso di morte del padre, poteva diventare il capo legale della famiglia in assenza di figli maggiorenni. Nella famiglia era attribuito un preciso ruolo ai genitori: la madre era più direttamente coinvolta nelle cure dei figli e istruiva la figlia giovinetta, il padre si assumeva il compito di educare il figlio divenuto abbastanza grande. Nella Bibbia era prevista la poligamia che non appare largamente praticata. Benché il matrimonio venga trattato dai genitori era importante l’ amore tra i coniugi; lo stretto nucleo familiare acquistò un’ importanza notevole e l’ ebraismo proponeva il matrimonio e la famiglia come massimo auspicio per il buon ebreo. Colui che rifiutava il matrimonio e il dovere di avere figli andava considerato un assassino. Matrimonio e procreazione erano considerati un dovere religioso ma fu sempre permesso il divorzio. I figli erano una benedizione divina: la donna che non aveva figli era considerata colpita dalla più grande delle sventure; l’importanza dei figli era sottolineata dall’attenzione con la quale l’ebraismo si occupa dei doveri del padre il quale doveva insegnare al figlio la religione, un lavoro e a nuotare. L’ebraismo non si occupava solo del rapporto genitori e figli; fondamentale era il rapporto fra i coniugi. Vi era il massimo rispetto per la donna: le venivano riconosciuti diritti legali e alcune autonomie; le donne erano esentate da tutti quei doveri religiosi che prescrivevano l’osservanza di un orario particolare. La fanciulla ebrea riceveva un’istruzione.

I riti ebraici segnavano quasi ogni atto della giornata: risveglio, preparazione del cibo, cerimonie e feste; il sabato concedeva alla famiglia una pausa per stare insieme.

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