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Le grandi questioni che avevano agitato Roma negli ultimi trent’anni (cioè antagonismo fra le classi, questione agraria, estensione della cittadinanza romana) tornarono drammaticamente in primo piano quando nel 91 a.C. il tribuno Marco Livio Druso, figlio del nemico di Caio Gracco, cercò di introdurre riforme eterogenee, nell’intento ambizioso di conciliarsi il favore delle diverse classi e perfino degli italici. Innanzitutto, essendo di nobile famiglia senatoria, concepì il disegno di sottrarre agli equites con una lex giudiziaria la supremazia giuridica nei processi, che riguardavano presunte forme di corruzione e malversazione dei senatori (cioè l’appropriazione illecita o uso illegittimo di denaro o beni pubblici)
Pensò poi di compensare i cavalieri, promuovendone qualche centinaio al rango di senatori. D’altra parte a favore della plebe propose nuovamente una legge frumentaria e una agraria: la prima fissata la tariffa del grano a basso prezzo e la seconda riprendeva il programma della fondazione di colonie su suolo italico con concessioni di terre ai poveri. Peraltro, i meno abbienti videro anche alleviarsi i propri debiti a seguito della svalutazione della moneta d’argento, provvedimento imposto dalla profonda crisi finanziaria del momento. Non contenti della legge agraria furono invece gli italici, che si vedevano danneggiati dal progetto di fondare nuove colonie sui loro territori. E Druso allora, volendo ingraziarsi anche il loro favore, non esitò a proporre l’estensione della cittadinanza romana nella sua pienezza a tutti gli italici. Con questa politica così eterogenea però, Druso creò malumori in tutte le classi: i senatori si sentirono offesi per l’immissione nei loro ranghi di troppi cavalieri; gli equites furono danneggiati nelle loro attività finanziarie della svalutazione e infastiditi dall’esclusione dalle giurie dei processi contro i senatori; i più fra i Romani non desideravano condividere i loro privilegi di cittadini con gli Italici. Eppure l’estensione della cittadinanza era un provvedimento giusto e prudente. Così le leggi, appena votate dai comizi tributi, furono abrogate dal senato e lo stesso Druso fu ucciso a tradimento nella sua casa. Per gli italici fu l’ennesima delusione e nello stesso 90 a.C. insorsero in armi.

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