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IL DIRITTO ROMANO DELL’IMPERO

Presenta evidenti segni di decadenza rispetto al diritto che lo precede, dovuti: alla diffusione del Cristianesimo e al perdurare delle tradizioni giuridiche locali, rese forti dalla crisi dell’impero universale con l’avvento di popoli dai valori assolutamente estranei alla civiltà romana; mutate condizioni economiche. L’evoluzione del diritto fu condizionata dalle scelte dell’imperatore, l’unico in grado di creare diritto; così le uniche fonti furono le constitutiones imperiali. Caratteristiche furono: la riduzione della produzione giuridica alle constitutiones principum; la limitazione della normazione innovativa ai rapporti giuridici privati; il trionfo della cognitio extra ordinem imperiale. La decadenza del diritto si sviluppò nelle 3 fasi del periodo postclassico: nella fase dell’impero unico la decadenza riguardo il ius publicum, data l’apertura di Diocleziano verso gli schemi imperiali ellenistici che comportarono un abbandono ed un allontanamento dallo ius publicum tradizionale. Nella fase dell’impero duplice si assistette alla decadenza dello ius privatum, causata dall’intromissione interpretativa dei giuristi ellenici che alteravano il significato. Nella fase giustinianea fu vano il tentativo di reinstaurare il diritto classico. Infatti, Giustiniano cercò di mantenere inalterato il diritto classico, operando solo le modifiche necessarie e adeguarlo ai tempi. Ma quando fu costretto ad accettare l’apertura verso il mondo ellenico, che inquinava i tradizionali principi giuridici, si rese conto dell’inutilità di quell’opera. Le fonti furono le leggi pubbliche, i senatus consulta, le cons.principium, gli edicta e i responsa prudentium. In concreto le uniche vere fonti furono solo le cons.p., equiparate alle leggi e definite leges novae. La maggior parte di esse ebbero efficacia normativa, sulla base di una lex regia de imperio, con cui si attribuiva all’imperatore il potere lgsl (leggi generali). Le leggi generali si riferivano a casi tipici e a categorie di sudditi. Erano efficaci fin quando non erano abrogate da altre leggi. Altre ebbero efficacia ordinativa (leggi speciali). Le leggi speciali erano rivolte a casi o sudditi singoli. Non potevano essere applicate per analogia. Intermedie tra queste leggi ci furono le sanzioni, che contenevano disposizioni amministrative ed erano emanate da appositi funzionari. Il rapporto tra queste nuove leggi e i vetera iura (cioè le norme del tradizionale diritto romano) si riconobbe nel fatto che i vetera iura contenevano principi generali, mentre le novae lege potevano integrarli, modificarli o addirittura abrogarli. Insieme costituivano il diritto scritto. Fonte non scritta fu la consuetudine, cioè atteggiamento ripetuto nel tempo dalla generalità dei consociati di fronte a determinate circostanze, con la consapevolezza della sua giuridica rilevanza.

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