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Atene- Diritto

La legge ateniese: Draconte negli ultimi decenni del 7 sec. a.c. emanò le sue prime leggi, la più importante delle quali vietava agli ateniesi di vendicarsi dei torti subiti privatamente e chi avesse commesso omicidio sarebbe stato punito con delle pene (morte-esilio). Stabilì un’eccezione: non poteva essere punito l’individuo che avesse ucciso un uomo sorpreso mentre, in casa di un cittadino, intratteneva rapporti sessuali con la moglie, concubina, madre, figlia, sorella almeno che quest’uomo non avesse pagato un “riscatto”. Quest’eccezione non prevedeva l’uccisione della donna (esposta al ripudio e al divieto di partecipare a cerimonie sacre) poiché era ritenuta sedotta pi che adultera, incapace di capire.

L’esposizione: l’esposizione, ovvero l’abbandono dei neonati, era consentita dalle leggi e era praticata sia in epoca classica sia in epoca ellenistica. Le femmine erano esposte più frequentemente rispetto ai maschi all’esposizione poiché non erano un buon investimento per la famiglia: infatti, dovevano ricevere una dote. L’esposizione era utile per regolare il rapporto tra sessi in modo non vi fossero donne in eccesso.

Fidanzamento matrimonio divorzio: le ragazze, se appartenenti ad una famiglia agiata, non restavano a lungo nella casa paterna. Erano promesse in spose in età infantile e attendevano il matrimonio che si svolgeva attorno ai 14 15 anni. Nel corso di questi anni non ricevevano alcuna forma di educazione, dedicandosi a passatempi come le bambole, il cerchio ecc… le cerimonie dei matrimoni duravano 3 giorni: nel primo il padre della sposa faceva offerte agli dei, la sposa offriva ad Artemide i giochi infantili, e i due sposi facevano un bagno con acqua presa da fonti sacre. Nel secondo il padre della sposa offriva un banchetto di nozze al termine del quale la sposa era portata nella casa maritale. Nel terzo la sposa, nella nuova casa, riceveva i doni. L’atto che rendeva valido il matrimonio era la promessa, fatta spesso molti anni prima. Ad Atene l’esistenza di un rapporto di parentela tra gli sposi non costituiva un ostacolo al matrimonio. Il matrimonio tra fratello e sorella consanguinei (stesso padre) era valido ma quello tra fratello e sorella uterini (stessa madre) era vietato. Dopo essere sposate le donne erano rinchiuse nella parte interna della casa, nella quale gli uomini non avevano accesso; la donna non aveva possibilità di vedere persone non della famiglia (compere fatte dagli uomini) e non potevano partecipare a banchetti. Le tre ipotesi di divorzio erano: 1) il ripudio da parte del marito, cui i mariti ricorrevano senza dover giustificare la scelta, con l’unica conseguenza di restituire dote. 2) abbandono del tetto coniugale da parte della moglie, anche se approvato dalla legge, a volte impedito dal marito fisicamente. 3) il padre della moglie decideva di interrompere il matrimonio per lo più per aspetti patrimoniali; a volte anche i parenti più stretti potevano farlo. L’eredità delle donne consisteva nella sola dote. Se non c’erano figli maschi il parente più stretto sposava la figlia, e così acquisiva l’eredità. Una legge di Solone affermava che il parente più stretto di una figlia, priva di genitori e quindi di dote, dovesse o sposarla o procurargli una dote per evitare il rischio che essa non si sposasse. Un'altra legge diceva che una donna dopo la nascita del primogenito maschio rischiava di essere ignorata e quindi i coniugi dovevano avere almeno tre rapporti sessuali al mese.

Moglie concubina etera: l’uomo ateniese poteva avere tre donne: 1)la moglie per avere figli. 2)La concubina per i rapporti sessuali stabili che era identico a quello con la moglie, anch’essa doveva avere fedeltà (a volte era nella casa coniugale), e i figli della concubina avevano anch’essi diritti seppur subordinati a quelli avuti con la moglie. 3) L’etera per il piacere, accompagnava nei luoghi in cui concubina e moglie non potevano accedere; all’etera l’uomo pagava una relazione gratificante. Una quarta donna era la prostituta, che era consentita dalla legge che gli limitava la tariffa e gli riscuoteva un’imposta. Queste prostitute però erano sacre, dopo essere state consacrate dalle divinità si vendevano nei templi, e devolvevano il guadagno al tempio.

Matriarcato: si può intendere come potere politico delle donne, potere matrilineare (potere in famiglia) e potere in senso generico. A creta troviamo raffigurazioni femminili religiose, donne sacerdotesse, donne cacciatrici e partecipanti agli spettacoli, e le loro stanze non sono separate dalle altre. Le donne a creta hanno rilievo nella società e nella vita religiosa ma non si può parlare di matriarcato. A Micene le donne avevano zone segregate, distinzione del lavoro netta, escluse dalla distribuzione terre, divinità sia maschili sia femminili, deduciamo che le donne hanno un ruolo minore rispetto alla cultura Cretese. L’ipotesi delle amazzoni è indeterminata nel tempo. Quindi tutta l’ipotesi patriarcale non è fondata storicamente.

Riti iniziatici: a Sparta i bambini a 7 anni venivano inseriti in gruppi suddivisi per età, fino a che all’età di 30 potevano farsi famiglia ma fino a 60 dovevano combattere. Le femmine invece passavano attraverso una sola classe d’età, da vergini a donne pronte per il matrimonio. In questo caso la loro unica funzione era di riproduttrici. Ad Atene: a 7 anni erano vergini dal vestito bianco, segregate a esercitare la tessitura, nel secondo livello, sempre segregate, imparavano a fare il pane, il terzo, sempre segregate, era contrassegnato dal simbolo di morte/resurrezione; nella quarta la ragazza era pronta a entrare fra le donne adulte, era riammessa nella comunità. In Grecia quindi le donne non risultavano avere un ruolo dominante.

Poemi omerici: i primi poemi che descrivono la vita della donna greca sono i poemi omerici. Quando Omero presenta un personaggio femminile si sofferma molto sulla bellezza che la rende simile a una dea. Ogni donna poi è messa nel sospetto del tradimento, com’è successo ad Agamennone con Clitemnestra.

Età ellenistica: in quest’età le donne cominciarono a godere d’un maggiore rispetto, di una maggiore partecipazione sociale, e videro ampliarsi le capacità giuridiche., e nuovi diritti. Le grandi teorie filosofiche teorizzavano l’inferiorità femminile. L’influsso della scuola di Pitagora e Epicureo aperta alle donne fu utile al cambiamento di mentalità. Le donne erano ancora escluse dalla politica, ma potevano vendere e comprare, ipotecare e concludere contratti di lavoro.

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