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Dinastia dei Severi

Dopo la morte di Comodo, l'ascesa al potere della dinastia dei Severi, la crisi e la manovra di Caracalla e la fine della dinastia.

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La dinastia dei Severi

Dopo la morte di Commodo e il regno di Elvio Pertinace, i pretoriani acclamarono imperatore Didio Giuliano, un ricco senatore.
Dopo poche settimane dal suo insediamento, Didio venne deposto a vantaggio di Settimio Severo, comandante delle truppe stanziate in Germania.
Una volta imperatore, egli procedette all’annientamento dell’opposizione politica, realizzando l’ennesima epurazione del Senato, organizzando un nuovo esercito, agevolando i gradi inferiori.
I pretoriani, responsabili della morte di Pertinace, furono sostituiti da altri 15.000 elementi provenienti dalle legioni della Germania.
Settimio Severo rese sicuro l’Oriente romano, sconfiggendo i Parti, e rafforzò il confine germanico grazie alla riorganizzazione della legione stanziata in quel territorio e all’arruolamento di soldati locali: tuttavia il pericolo peggiore era all’interno dello Stato romano; si verificavano saccheggi da parte di gruppi di banditi. Severo organizzò brigate di polizia imperiale per contrastare il fenomeno, tuttavia le maniere brutali di queste brigate portarono all’aumento del fenomeno del brigantaggio.
Significativo fu il superamento della discriminazione tra persone privilegiate e non, a vantaggio di una nuova distinzione che divideva la popolazione tra honestiores, a cui appartenevano i funzionari, i senatori, i magistrati e i decurioni, e humiliores, ossia tutte le altre classi sociali.

La frase di relativa stabilità si interruppe con la sua morte. Gli succedettero i figli Caracalla e Geta. Caracalla uccise il fratello minore, si liberò di alcuni collaboratori del padre e si garantì l’appoggio dell’esercito con aumenti di paga.
Questa manovra svuotò le casse statali, così Caracalla svilì la moneta, riducendone la percentuale di oro e mettendo in circolazione una nuova moneta d’argento, l’antoniniano.
Per accrescere il gettito fiscale, Caracalla emise un ulteriore provvedimento, la Constitutio Antoniniana, con cui si estendeva la cittadinanza romana a tutti gli abitanti dell’impero: infatti venne stabilito che le tasse dovevano essere pagate da chi godeva della cittadinanza.
Il risultato più importante di questa riforma fu la raggiunta parificazione tra Italia e province, e l’ulteriore allargamento di tutto il territorio dell’impero. Questo agevolò la creazione di un’unica civiltà, caratterizzata dall’uso ufficiale della lingua latina, dal medesimo ordinamento giuridico e dagli stessi diritti e doveri per ogni cittadino.
L’ambizioso progetto di Caracalla prevedeva l’espansione dell’impero: nel 216 iniziò una spedizione contro i Parti, che però non ebbe successo. Caracalla non ebbe più l’appoggio dell’esercito, venne ucciso infatti da una congiura ordita dal prefetto Macrino.
Nonostante la situazione critica, la famiglia imperiale riuscì a mantenere il potere grazie a Giulia Domna, che impose come nuovo imperatore un suo giovane parente, Sestio Vario Avito Bassiano conosciuto come Eliogabalo.
I due eserciti si scontrarono ad Antiochia, dove Macrino, abbandonato dalla maggior parte dell’esercito fu sconfitto e condannato a morte.
Il giovane Vario avito, in quanto sacerdote di El-galab, fu sempre dominato dalle potenti figure delle donne della famiglia imperiale: la nonna Giulia Mesa, la zia Giulia Mamea e la madre Giulia Soemia. Eliogabalo conferì cariche importanti a persone a lui fedeli, tentando di introdurre riti e cerimonie del tutto estranei alla tradizione romana. Per questo la sua stessa famiglia lo fece uccidere da una congiura di pretoriani.
Nonostante la cruenta fine di Eliogabalo, il potere restò ai Serveri, passando nella mani di Alessandro Servero, cugino dell’imperatore ucciso. Nonostante la sua giovane età, egli riuscì a regnare per tredici anni, con un’azione di governo volta a ripristinare la fiducia tra imperatore e aristocrazia senatoria. Riuscì a risanare le finanze pubbliche, e abbellì Roma con splendidi palazzi. Promosse inoltre la diffusione della cultura scolastica anche nei villaggi. Nominò prefetto il giurista Ulpiano, e portò avanti una politica di tolleranza religiosa. Ciò non bastò ad assicurargli una duratura reggenza, dato che a soli 27 anni fu ucciso da una congiura ordita dai militari dopo il fallimento delle spedizioni contro i Parti e i Germani. Con la sua morte si estingueva la dinastia dei Severi e si apriva una nuova fase di crisi.
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