@Giu96 di @Giu96
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La dinastia Giulio - Claudia
Quando Augusto morì, si ebbe il problema dell’erede perché Augusto non aveva figli maschi.
Egli si era posto da qualche tempo il problema della successione, infatti, nel 4 d.C. aveva adottato Tiberio figlio delle prime nozze di Livia. Lo costrinse a sposare sua figlia Giulia e gli fece conferire il podestà tribunizio e il comando proconsolare, poteri necessari per dargli autorità legale, soprattutto nei confronti del senato.
Tiberio discendeva dalla gens Claudia e, dato che era imparentato anche con la gens Iulia, iniziò la dinastia Giulio - Claudia.
Buon amministratore proseguì l’opera di risanamento economico favorendo la ripresa dell’agricoltura e tutelando le province con alleggerimenti fiscali e con un maggior controllo sugli abusi dei funzionari pubblici. In politica estera adottò una linea mirante al consolidamento dei confini dell’impero, senza lanciarsi in nuove conquiste; con l’appoggio del nipote Germanico riprese le campagne militari contro le tribù barbare stanziate oltre il corso del Reno, che continuavano a compiere incursioni in territorio romano. Ricercò la collaborazione con il senato, che però si dimostrò sempre più ostile nei confronti dell’imperatore e lotte per il potere e congiure avvelenavano il clima della corte. Lo stesso principe, influenzato dal prefetto del pretorio Seiano, si lasciò andare a eccessi repressivi, con processi e condanne capitali per lesa maestà.

Stanco della situazione politica creatasi, nel 26 Tiberio si ritirò nella sua villa di Capri continuando a governare da là e ciò favorì l’ascesa di Seiano il quale fu condannato a morte nel 31 per sospetto. Sanguinosi e torbidi furono gli ultimi anni conseguendo però un consolidamento del principato. Nel 37 Tiberio, per la felicità del popolo, morì e il senato non gli riservò l’apoteosi.
Tiberio aveva lasciato come eredi i suoi nipoti: Gaio Cesare detto Caligola e Tiberio Gemello. I pretoriani e il senato acclamarono Caligola chiamato così per via dei calzari militari che portava sin da piccolo e iniziò una monarchia assoluta di tipo orientale.
Introdusse a corte il cerimoniale del prostrarsi ai piedi del principe, divinizzò la sorella Drusilla morta precocemente, obbligò gli ebrei a introdurre nel Tempio di Gerusalemme una sua statua, dissipò il patrimonio accumulato da Tiberio, aumentò le tasse per ripagare gli sperperi e instaurò un regime tirannico e sanguinario. Nel 41 fu assassinato dai pretoriani i quali acclamarono Claudio un cinquantenne fratello di Germanico.
Egli attuò una riorganizzazione dell’apparato statale, istituendo uffici che affidò a un gruppo di competenti e fedeli liberti; risanò l’amministrazione finanziaria dopo i dissesti operati da Caligola; fece realizzare opere pubbliche. Estese la cittadinanza romana ai cittadini delle province e aprì il senato e le altre magistrature alla nobiltà provinciale. In campo estero conquistò varie province tra cui la Mauritania, la Tracia, la Giudea e la Britannia meridionale. Nonostante ciò non fu molto amato per via della sua vita privata; ebbe due mogli Messalina che venne condannata a morte per una congiura ordita contro il marito e Agrippina che lo convinse ad adottare Nerone, il figlio avuto da un precedente matrimonio e fu proprio lei ad avvelenarlo nel 54 d.C.
Alla morte di Claudio salì al potere Nerone il quale subì inizialmente l’influenza della madre e dei maestri Seneca e Burro e si può dire che all’inizio governavano i suoi tutori con una politica moderata. Poi si ribellò e uccise il suo legittimo erede Britannio, la madre Agrippina, la prima moglie Ottavia e la seconda moglie Poppea. Con lui nel 64 d.C. iniziò una politica di terrore e nello stesso anno un terribile incendio distrusse gran parte della città. Per il fatto incolpò ai cristiani che subirono una feroce persecuzione e nei quali morirono anche i Santi Pietro e Paolo. Tendente a una monarchia orientalizzante istituì i giochi neroniani nei quali l’imperatore stesso si esibiva in poesie e musica. Fece costruire la famosa Domus aurea. Così deliziò la plebe ma non il senato perché le enormi spese aprirono uno sbilancio pubblico. Fece una riforma monetaria e svalutò l’aureo a sfavore degli aristocratici, appassionato della Grecia concesse loro l’esenzione fiscale.
Nell’impero iniziarono proteste e sollevazioni contro Nerone, in Spagna acclamarono Galba e venne considerato nemico dello stato. Nerone rimase isolato, tentò la fuga e nel 68 d.C. si fece uccidere da un liberto. Con lui finì la dinastia Giulio – Claudia.

Traiano
Traiano era un generale di origine spagnola esponente della nuova nobiltà provinciale, era governatore della Germania superiore. Divenne imperatore nel 98 e fu il primo provinciale ad assumere questa carica. Nuclei consistenti di provinciali entrarono nella vita economica e istituzionale della capitale e viceversa. Si trattava di due importanti fattori di romanizzazione, cui si deve aggiungere l’efficace contributo dei soldati, che alla fine del loro servizio militare s’insediavano nelle colonie di confine, dove esportavano la lingua latina e alcune tecniche. Le province divennero così parte integrante dell’impero.
Traiano fu un buon principe, energico e realista. Il suo prestigio e il suo consenso generale gli permisero di avere ottimi rapporti con il senato di cui rispettò le prerogative.
Riformò e rese più efficiente l’amministrazione dello stato centrale e dei municipi, risanò l’erario, bonificò le paludi pontine, costruì un foro, un acquedotto e una rete di strade; concesse ai proprietari italici prestiti a basso interesse che venivano utilizzati dallo stato per creare strutture assistenziali riservate a bambini italici, orfani o poveri, che potevano avere un’adeguata istruzione e aspirare a diventare ufficiali o funzionari.
Attiva fu la politica estera che portò l’impero alla massima espansione territoriale. Tra il 101 e il 106 condusse una serie di campagne contro i daci: ne ricavò grandi quantità d’oro e 50 mila schiavi. La Dacia divenne provincia romana assimilando la romanità e conservandola anche oggi.

Realizzò l’annessione dell’Arabia Petrea, una regione a nord-ovest della penisola arabica che permetteva di controllare il traffico commerciale con l’Oriente. Contro i parti condusse, tra il 113 e il 116, diverse spedizioni militari che portarono alla conquista di Seleucia, Babilonia e Ctesifonte e alla creazione delle due nuove province dell’Armenia e della Mesopotamia.
Nel 117 Traiano morì in Cilicia, dopo aver indicato come successore al trono il comandante Publio Elio Adriano.

Adriano
Adriano era un comandante che proveniva dall’aristocrazia spagnola, era un uomo colto, raffinato, amante della cultura greca; viaggiò moltissimo e in ogni angolo dell’impero, per compiere ispezioni e risolvere problemi locali, ma anche per il gusto personale e per autentico interesse culturale. Fu Atene una delle sue mete principali nella quale si manifestava il suo ideale di sincretismo culturale e di un impero omogeneo, in cui si riducesse il divario tra le province e l’Italia.
La pace e la stabilità politica furono i fondamentali obiettivi di governo. Condusse una politica estera difensiva e mirante alla sicurezza, rafforzata dal reclutamento militare regionale che rese stanziali i reparti dell’esercito sui confini, formati dagli abitanti delle stesse regioni presidiate. Fece costruire il Vallo di Adriano, una lunga muraglia fatta costruire per proteggere il confine settentrionale delle province britanniche che garantirà completa pace. Solo nel domare la nuova rivolta scoppiata in Giudea tra il 132 e, il 135 fu spietato; la sollevazione fu troncata nel sangue e Gerusalemme fu punita con il cambio del nome in Elia Capitolina.

Dedicò grande cura a migliorare l’amministrazione dello stato e della giustizia: stabilì gradi e compensi nei pubblici uffici, fece redigere leggi comuni valide per tutti, al di là delle iniziative dei singoli magistrati.
Tuttavia non riscosse grandi consensi: non presso la plebe e neppure verso il senato. Adriano rafforzò e organizzò in modo efficiente il consilium principis, il ristretto nucleo di esperti e consiglieri che collaboravano con lui. Morì nel 138 lasciando come successore Antonino detto il Pio.

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