La diffusione della cultura greca a Roma

Alla fine delle guerre puniche Roma entrò in una fase di rapido e profondo mutamento: cessò di essere uno Stato arcaico e contadino per divenire nel corso di una sola generazione potenza indiscussa del Mediterraneo.
La gestione dello Stato era essenzialmente affidata nelle mani dell'antica nobiltà patrizia dei proprietari terrieri, che si divideva le magistrature e dominava il Senato. Il mondo romano era governato da poche famiglie aristocratiche la cui mentalità era estremamente chiusa e legata al mos maiorum, costume degli antenati.
Essi non desideravano la conquista dell'Oriente e in particolare della Grecia perché la loro mentalità era diversa da quella romana. La figura più importante tra i conservatori fu senz'altro quella di Catone il Censore. Egli vedeva la conquista della Grecia come un grande pericolo; infatti, mentre a Roma era importante l'uguaglianza tra i cittadini, la repubblica, in Grecia la società era ormai fondata sull'individualismo, sulla dittatura, quindi, conquistandola, si sarebbe finiti per assumerne completamente i valori, la repubblica sarebbe caduta e si sarebbe instaurata nuovamente la dittatura.

Ai politici più conservatori si opponevano quelli aperti alla conquista, all'esplorazione del mondo. Questo, perché erano affascinati dalle ricchissime città greche e perché credevano anche che la medicina, la filosofia e i tanti valori culturali del territorio nemico avrebbero dato a Roma la giusta spinta per governare un territorio sempre più esteso.

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