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Roma storia degli imperatori dalla Dinastia dei Severi agli Imperatori Illirici

Fine dell'anarchia
Alla morte dell’imperatore Comodo si aprì un periodo di anarchia che si concluse nel 193 d.C. con l’ascesa al potere di Settimio Severo.
Settimio Severo venne appoggiato dall’esercito e quindi durante il suo regno fu proprio all’esercitò che dedicò le maggiori attenzioni.
Appena insediatosi, si sbarazzò dei pretoriani, sostituendoli con elementi fidati dell’esercito. Con Settimio Severo anche il diritto romano attenuò le sue rigidità nei confronti dei ceti meno abbienti.

Crisi Economica
L’attenzione all’esercito pesava notevolmente sulle finanze dello Stato, già in grave crisi. Settimio Severo ricorse all’espediente di dimezzare al percentuale d’argento nelle monete e di coniarne in maggiore quantità. In questo modo, ogni moneta conservava il vecchio valore, ma effettivamente valeva la metà.

Questo provvedimento migliorò le disponibilità finanziarie statali, ma provocò una serie di risultati negativi a catena.
Si alimentò così un processo di inflazione che portò ad un impoverimento generale e alla stagnazione dell’economia.

Politica estera
In politica estera, Settimio Severo ottenne successi militari significativi.
Riuscì a sconfiggere i Parti ed entrò trionfalmente a Babilonia, riannettendo la Mesopotamia all’impero.
Successivamente, in Britannia, fece aggiungere nuove fortificazioni al Vallo di Adriano per bloccare la pressione dei Calcedoni, una tribù del nord dell’isola.

Dominio assoluto di Caracalla
Successori di Settimio Severo erano stati disegnati i suoi due figli, ma uno venne ucciso dall’altro, il quale prese il potere e divenne il nuovo imperatore che passò alla storia con il nome di Caracalla. Egli instaurò subito un dominio assoluto e feroce ed una politica fiscale ai limiti della rapina. Aumentò le donazioni all’esercito e continuò la politica di deprezzamento della moneta d’argento, abbassando ulteriormente la percentuale di metallo prezioso.

Costituzione Antoniana o Editto di Caracalla
Caracalla emanò la Costituzione Antoniniana, con cui venne concessa la cittadinanza romana a tutto l’impero. Lo scopo di questo editto era quello di costringere tutti a pagare le tasse, con grandi benefici per le casse dello Stato.
Con l’editto di Caracalla, l’Italia perdeva ogni privilegio rispetto alle province e il diritto romano attribuiva una nuova unità morale e civile all’impero.

A Roma Caracalla fece costruire importanti monumenti e opere pubbliche.
Nel 214 d.C. mosse contro i Parti, ma la spedizione non ebbe buon esito e l’esercito dovette ritirarsi.
Sulla via del ritorno, venne ucciso da Macrino, il prefetto del pretorio.

Elagabalo
Macrino si proclamò imperatore, ma dopo venne ucciso dall’esercito su ordine di Giulia Mesa (cognata di Caracalla).
Giulia Mesa fa proclamare allora imperatore il nipote quattordicenne di nome Elagabalo. Elagabalo fu una figura priva di qualsiasi spessore politico. Introdusse a Roma culti orientali e portò al massimo grado la divinizzazione dell’imperatore.
Dopo quattro anni di regno, Elagabalo venne assassinato dai pretoriani con la complicità di Giulia Mesa stessa.

Alessandro Severo
Salì quindi al trono un altro nipote di Giulia Mesa, Alessandro Severo.
Egli dimostrò imparzialità verso ogni religione. Durante il suo regno, vi fu la presa del potere nel regno dei Parti della dinastia dei Sassanidi che intrapresero una politica fortemente aggressiva nei confronti dei popoli confinanti e dell’impero Romano.
Gli eserciti di Alessandro Severo riuscirono a bloccare i Parti sui confini orientali.

Impero senza una guida stabile
Dopo Alessandro Severo, l’impero visse un cinquantennio di grande confusione: tra il 235 e il 284 d.C. vi fu il periodo chiamato anarchia militare durante il quale si susseguirono ventuno imperatori.
L’esercito – o meglio, gli eserciti – diventò l’assoluto padrone della situazione, detenendo il potere di designare l’imperatore.

Questi anni determinarono una crescente crisi economica dell’impero e un peggioramento della situazione ai confini, con incursioni sempre più frequenti da parte di tribù germaniche.

Primo imperatore straniero ed imperatori illirici
Con Alessandro Severo ha fine la dinastia dei Severi. Il primo imperatore imposto dell’esercito fu Massimino il Trace, primo principe di origine barbarica che disdegna il Senato e impone pesanti tasse per mantenere gli eserciti, che guida personalmente vivendo presso i confini.
L’impero recupera una relativa solidità sotto gli imperatori il lirici, in particolare durante il regno di Aureliano che riesce ad arrestare la penetrazione dei barbari, fortifica le città e riconquista i regni ribelli.

Evoluzione Politica
Nel III secolo si manifestarono elementi di crisi sul piano politico, economico, sociale e religioso. Nel corso del III secolo il Senato perse definitivamente ogni ruolo. Questo processo non dipese tanto dall’espressa volontà degli imperatori, quanto dalla situazione che si era creata: l’imperatore era nominato dall’esercito e si conservava soltanto finché questo lo voleva.
Potere politico e potere militare non si distinsero quasi più, e gli imperatori del III secolo furono nelle mani dell’esercito.

Pressione sulle Frontiere
Lungo la linea del Reno e del Danubio, cominciarono a verificarsi enormi migrazioni di tribù nomadi, che dall’Europa del nord e dalle steppe asiatiche calavano verso l’impero.
I Germani, i Burgundi, i Vandali, i Visigoti, i Longobardi sempre più spesso penetrarono nei territori romani, costringendo gli imperatori ad aumentare le spese militari e a spossanti campagne di guerra.

Crisi economica e finanziaria
Le continue devastazioni, i saccheggi, le carestie e anche diverse pestilenze determinarono nel III secolo una profonda crisi economica. Alcune regioni di confine vissero in uno stato di guerra ininterrotto.
Durante questa crisi si verificò un/a:
• Generale diminuzione della produzione agricola;
• Calo demografico;
• Impoverimento di larghi strati di popolazione;
• Pressione fiscale (coniare un maggior numero di monete diminuendo la percentuale di metallo prezioso);
• Inflazione;
• Aumento vertiginoso dei prezzi;
• Sparizione dal mercato dei generi di prima necessità;
• Caduta del potere di acquisto dei ceti meno abbienti.

Perchè l'Impero Romano non accetta il Cristianesimo
• Tipo politico: perché gli imperatori tendono a presentarsi come degli dèi.
• Tipo economico: i cristiani affermano che tutti gli uomini sono uguali davanti a Dio. (i cristiani non accettano che una persona sia schiava di un’altra).
Per più motivi i cristiani vengono perseguitati.

Peggioramento delle condizioni di vita
In molte zone la moneta si svalutò a tal punto che vi fu un ritorno al baratto, con effetti negativi sui commerci e su quelle attività che non producevano generi strettamente necessari.
I contadini erano diventati coloni dei latifondisti e, non riuscendo più a sostenere il peso delle tasse, di fronte ai ricchi proprietari si ridussero ad una condizione servile o semi-servile.

Trasformazione Sociali

Nel II secolo l’impero era diventato un grande mosaico di genti e di culture, che formavano però un mondo unito, tenuto insieme dalla civiltà e dal diritto romani.
Nel III secolo le cose cominciarono a cambiare. Si manifestarono delle spinte secessionistiche (distacchi) guidate dalle aristocrazie locali. Inoltre, l’esercito venne reclutato non solo fra i provinciali, ma sempre più anche fra i barbari.

Ingessamento della Società
A partire dal III secolo, la società romana divenne assai più rigida. Alla fine del secolo, una serie di provvedimenti dell’imperatore Diocleziano, legarono definitivamente e indissolubilmente ogni cittadino al suo mestiere e al luogo in cui lo esercitava, e obbligarono i figli a seguire il mestiere del padre.

Tramonto della Religione Tradizionale
Nel disordine perde efficacia la religione tradizionale, la quale guardava esclusivamente alla vita terrena e non concepiva con chiarezza forme di sopravvivenza dopo la morte.

Nuovi Culti
A Roma da secoli erano penetrate altre forme di religiosità, per esempio il culto di Dionisio, Apollo o della dea Cibele.
Ma dal II secolo la religione pubblica tradizionale entrò in crisi e divenne sempre più una pura forma. Fecero presa culti orientali di cui molti di questi erano di tipo misterico.

Filosofia Religiosa
La diffusione dei culti orientali e del cristianesimo rispondeva ad esigenze spirituali trascurate dalla religione tradizionale: un rapporto più intimo e personale con le divinità e la dimensione ultraterrena. Queste esigenze determinarono la nascita e la diffusione del neoplatonismo.
- Neoplatonismo: movimento filosofico che tentò di conciliare la tradizione razionalistica ellenica con le tendenze mistiche orientali. Per i neoplatonici tutte le cose esistenti sono emanazione di Dio e loro scopo è quello di liberarsi dalla materia per ricongiungersi a Dio.

Roma e il Cristinesimo
L’atteggiamento di Roma nei confronti delle molte religioni dell’impero era stato in genere tollerante: bastava che non interferissero con l’amministrazione e la sicurezza dell’impero. Non fu così con i cristiani.

Tappe principali della storia Cristiana
1) Nel 64 d.C. Nerone accusò i cristiani di aver dato fuoco alla città. Nerone fu il primo imperatore che perseguitò i cristiani.
2) Inizia una vera e propria persecuzione dei cristiani stabilita per legge e organizzata sistematicamente.
3) Alla metà del III secolo, Decio fu il primo imperatore che tentò di sopprimerli.
4) Diocleziano fu l’ultimo imperatore che tentò di sopprimere i cristiani.
5) Nel 380 d.C., con Teodosio, il cristianesimo divenne la religione ufficiale dell’impero.

Diversità del Cristianesimo
Uno dei motivi principali perché i cristiani non vennero tollerati è che questi si organizzarono fin dall’inizio in comunità chiuse, rifiutando i culti ufficiali (orientali, greci, ecc…).
Molti cristiani andavano al martirio volontariamente pur di non venire meno alle proprie convinzioni religiose; altri, invece, rifiutavano il servizio militare.
Le comunità cristiane sparse per l’impero si diedero una struttura gerarchica che andava dai semplici fedeli ai presbiteri (cioè gli anziani) ai vescovi. I cristiani apparvero a lungo sospetti. Non ci fu mai, però, una ribellione alle autorità costituite condotta in nome del cristianesimo.

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