La cultura a Roma

Con la nascita dell'impero romano, si giunse gradualmente a un legame più stretto tra potere e cultura. In particolare con la dinastia Flavia si inaugurò un'autentica politica della scuola, che portò a creare e finanziare cattedre scolastiche pubbliche. Lo Stato si garantì così la formazione dei futuri funzionari e la diffusione in tutto l'impero della cultura latina. In questo contesto un ruolo di rilievo lo ebbe Marco Fabio Quintiliano, un rettore spagnolo giunto a Roma al seguito dell'imperatore Galba nel primo secolo dopo Cristo. Qui esercitò la professione di avvocato ed insegnante: a questo titolo viene assunto da Vespasiano, con uno stipendio annuo pari a quello di un funzionario, divenendo così il primo " professore statale " del mondo antico. Nella sua opera principale, intitolata institutio oratoria (cioè l'educazione dell'oratore), ci ha lasciato la più organica testimonianza sulla scuola del mondo romano. Sono notevoli in Quintiliano, per la loro modernità, l'attenzione rivolta allo studente in quanto persona e i consigli rivolti agli insegnanti, che devono avere modi paterni, essere misurati nelle lodi e nelle critiche, essere aperti al dialogo, pazienti e dotati di saldi principi morali.

Per scrivere utilizzavano prevalentemente, almeno a scuola, tavolette cerate (tabulae o tabellae): esse erano di legno, con i bordi leggermente rilevati e venivano riempite di cera, che era poi incisa con una penna appuntita (lo stilus). Non era raro che si utilizzassero anche tavolette senza cera: vi si appoggiava un foglio di papiro su cui si scriveva con inchiostro e penna (calamus). Queste tavolette erano spesso accoppiate e legate insieme con lacci, a formare una sorta di quaderno.

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