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Il Cristianesimo

Gesù

Gesù nacque in Giudea sotto il Principato di Augusto e cominciò a predicare a 30 anni; 3 anni dopo fu arrestato a Gerusalemme poiché era visto come un corruttore della religione e dopo un processo di fronte a Ponzio Pilato fu crocefisso. Le origini della predicazione di Gesù vanno ricercate all'interno della tradizione ebraica, durante il dominio romano della Palestina. La figura di Gesù prosegue la tradizione dei profeti dell'Antico testamento. Molti videro in lui oltre che il portatore di un messaggio religioso anche una guida politica contro i Romani, ma lui rifiutò il ruolo politico attribuitogli dando alla sua predicazione unicamente un contesto religioso, infatti affermava di essere il Messia da sempre atteso dal popolo ebraico, il figlio di Dio. Certo è che il Cristianesimo in origine fu una delle sette ebraiche diffuse in Palestina.
San Paolo
Con Paolo di Tarso (S.Paolo), un ebreo convertito, il Cristianesimo si diffuse in molte regioni dell'impero, infatti grazie ai suoi viaggi missionari in Asia Minore (Antiochia, Efeso), Grecia (Corinto), Africa (Alessandria e Cartagine), Italia (Roma), furono fondate le prime comunità cristiane e il cristianesimo divenne una religione rivolta a tutta l'umanità.
La Chiesa primitiva
La Chiesa inizialmente era numericamente insignificante, ma crebbe in continuazione. Le comunità di cristiani si riunivano a pregare sotto la direzione di presbiteri (o anziani) e le comunità locali erano controllate dai vescovi eletti dai fedeli; si diventava cristiani attraverso il battesimo (un rito purificatorio). Le varie comunità nel mondo erano in contatto tra loro e tra tutti i vescovi ebbe una particolare autorità il vescovo di Roma (il primo passo verso il papato). I Fedeli versavano un contributo alla comunità che serviva a mantenere i presbiteri ed i vescovi e ad assistere i più poveri e a riscattare i prigionieri cristiani.
Il distacco dalla società
I pagani vedevano i cristiani come una comunità isolata e segreta, venivano definiti dalla società "poltroni, gente solitaria che evita la luce del giorno", inoltre il cristianesimo aveva creato anche problemi nelle famiglie c'era chi aveva aderito ad esso e chi lo rifiutava, quindi nei periodi di crisi divennero il "capro espiatorio", il bersaglio di tutti; erano odiati e visti la causa di ogni disgrazia.
Tolleranza e repressione verso i cristiani
Nonostante la società romana fosse ostile verso i romani, lo stato mostrò una certa tolleranza, a parte le crudeli persecuzioni eseguite da Nerone, che però furono disapprovate dagli stessi pagani; nonostante tutte le difficoltà, i cristiani aumentarono enormemente durante il III secolo d.C. e questo cominciò a costituire un problema e le persecuzioni aumentarono, soprattutto sotto Decio e Diocleziano. Lo Stato romano, che era aperto ad ogni forma di culto, perseguitò i cristiani perché politicamente formavano quasi uno stato dentro lo stato.
I primi tempi, inoltre, i cristiani si rifiutarono di prestare il servizio militare e di fare carriera politica e cosa ancor più grave si rifiutavano di scarificare davanti all'imperatore in segno di fedeltà e questo prevedeva la condanna a morte e la prigione.
Gli storici hanno studiato a lungo per capire se la predicazione di Gesù contenesse un messaggio rivoluzionario dal punto di vista politico. Nel Vangelo ci sono dei passi come ad es. il "Discorso della montagna" in cui si affermano la pari dignità di tutti gli uomini e dove si dice che "gli ultimi saranno i primi" e questo si contrapponeva al sistema gerarchico della società imperiale. Queste idee erano presenti anche nella filosofia antica, il cristianesimo, però, non solo le predicava, ma richiedeva che fossero messe in pratica e questo contribuì a migliorare. le condizioni di vita delle classi inferiori che, grazie alla pietà ed alla carità cristiana, avevano dei validi aiuti.
Un contesto di crisi culturale e religiosa
Il Cristianesimo si diffuse perché c'era bisogno di una spiritualità diversa in un'epoca di angoscia, c'era il bisogno di un rapporto più intimo tra uomo e Dio e soprattutto le religioni precedenti non davano risposte adeguate per la vita nell'aldilà. Per questo il cristianesimo trovò sempre più fedeli che potevano trovare risposte e rassicurazioni nel nuovo culto. Durante l'epoca imperiale progredirono anche altre religioni anche in Oriente (Iside e Mitra). La diffusione di nuovi culti avvenne anche attraverso l'esercito, infatti tra i soldati che vivevano per anni nello stesso accampamento nascevano delle idee che poi si diffondevano tra la popolazione; quindi si può affermare che il il carattere della religione nell'epoca imperiale era il "sincretismo", cioè la fusione dell'antica religione romana con le dottrine orientali.
Il Dio dei filosofi
Gli uomini colti, pur non essendo contrari alla religione, dimostrarono maggior interesse per la filosofia. Nei primi secoli dell'impero ci fu una filosofia stoica (liberazione delle passioni, vivere secondo la natura), poi dal III secolo venne sostituita da un nuovo movimento filosofico: il neoplatonismo, fondato da Plotino che sosteneva che il mondo non è altro che una copia sbiadita della vera realtà, quella divina e lo scopo della vita umana è di liberarsi della materia affinché l'anima possa ricongiungersi purificata al dio.
Vi furono cristiani ammiratori del neoplatonismo, tracci Sant'Agostino.

All'inizio il Cristianesimo fu la religione delle classi modeste che erano attratte dal messaggio di speranza che propagandava; poi i cristiani cominciarono a frequentare le scuole superiori ed a tentare una sintesi tra religione e filosofia: nacque così la filosofia cristiana.

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