Ominide 152 punti

L’impero ‘’messo all’asta’’:
Nel 192 d.C. si aprì un breve periodo di guerra civile. Non vi erano eredi designati e il senato proclamò imperatore Pertinace che dopo tre mesi di carica fu assassinato dai pretoriani. Il senato prese il potere di designare l’imperatore perché l’accordo con l’assemblea senatoria non bastava più per diventare imperatore. L’impero fu letteralmente ‘’messo all’asta’’: due pretendenti, un prefetto e un senatore, gareggiarono offrendo doni e gratifiche ai pretoriani per ottenere il loro sostegno per l’elezione. Il potere divenne del senatore Giuliano e il senato la approvò definitivamente. Egli non aveva l’appoggio delle legioni che in varie regioni si ribellarono e acclamarono come imperatore il loro generale.
La presa del potere di Settimo Severo: (193-211)
I contendenti erano governatori di grandi province con importanza militare: Albino (Britannia), Nigro (Siria), Settimo Severo (Panonia Superiore). Settimo Severo si accordò con Albino e lo nominò Cesare, ovvero suo successore; il senato nel frattempo condannò a morte Giuliano. Il senato proclama imperatore Settimo Severo e organizzò i funerali di Pertinace. Inoltre sciolse la guardia pretoriana organizzò nuove coorti pretorie con i suoi legionari; i pretoriani erano scelti tra gli italici mentre le legioni dai provinciali. Il fondamento del potere di Severo era la fedeltà delle legioni. Nel 194 guidò il suo esercito in Oriente e sconfisse Pescennio; la provincia di Siria fu divisa in due parti. Nel 195 superò l’Eufrate in una missione punitiva ai danni di alcuni regni che avevano appoggiato il rivale e per rafforzare i confini. Severo bloccò la campagna in Oriente per la resa dei conti con Albino. Severo portò l’esercito in Gallia e a Lione sconfisse gli avversari; Albino si suicidò.

Il principio dinastico:
Severo si proclamò membro della stirpe degli Antonini definendosi ‘’figlio di Marco Aurelio’’. Al figlio Bassiano attribuì il nome di Marco Aurelio Antonino e lo fece nominare imperatore designato. Il figlio era noto come Caracalla; a egli fu affiancato anche l’altro figlio Geta. Settimo Severo volle fare tutto per tempo per evitare al momento della successione l’intervento delle truppe legionarie e i rischi della guerra civile.
La campagna in Oriente e gli interventi in Africa:
Insieme a Caracalla ritornò sul fronte orientale, reclutò tre nuove legioni e nel 197 il suo quartier generale di Nisibi superò l’Eufrate fino ad arrivare in Babilonia, poi arrivò a Ctesinofonte conquistandola nel 198; la città fu distrutta e ci fu un bottino enorme che servì per ritar su le finanze imperiali. Inoltre Severo istituì la provincia della Mesopotamia, inoltre visitò l’Egitto: concesse ad Alessandria il diritto di avere un senato e concesse agli Egizi di entrare a far parte del senato romano. Andò in Africa: consolidò il confine e con una campagna militare avviò la costruzione di importanti opere. La Numidia fu organizzata come provincia.
Una monarchia militare:
Una delle tre legioni venne lasciata in Italia per la prima volta dall’inizio del principato. La presenza dei militari era uno strumento di potere e controllo; questo era un segno della caduta del senato e della fine dei privilegi di cui l’Italia aveva goduto. Inoltre prese iniziative a favore dell’esercito; questo facilitava il reclutamento di nuove forze: aumentò lo stipendio dei legionari e rimosse la legge che vietava il matrimonio durante gli anni di servizio, accentuò il reclutamento nelle regioni di confine e assegnò terre ai soldati nelle zone dove erano impegnati. Da qui deriva il termine ‘’monarchia militare’’.
Interventi sull’economia:
La politica di Severo era molto costosa per questo ricorse a due provvedimenti: uno fiscale e uno monetario. Istituì l’annona militaris ovvero una tassa sulle proprietà immobiliarie. La tassa non veniva pagata in denaro ma con cereali, olio e vino per assicurare i rifornimenti all’esercito. Moltiplicò la massa monetaria facendo coniare una grande quantità di monete riducendo il 25% la quantità di oro e di argento, quindi guadagnando in quantità e perdendo valore aumentando così l’inflazione. Lo stato intervenne per controllare le attività economiche. L’Africa nel 3° secolo ebbe un aumento di popolazione e un periodo di grande sviluppo.
Campagna in Britannia e la morte di Settimo Severo:
Nel 208 l’imperatore dovette intervenire in Britannia per placare l’attacco delle popolazioni della Scozia. L’esercito romano subì gravi perdite e il conflitto si concluse con un accordo di pace. Severo morì nel 211.
Caracalla:
Caracalla ebbe un principato assai breve (211-217). Dopo l’uccisione di Geta il senato divenne ancora più ostile nei suoi confronti e l’imperatore punì i senatori perseguitandoli. Per mantenere l’appoggio dell’esercito egli aumentò la paga dei soldati e per farlo aumentò le imposte. Aspirando alla gloria militare sfruttò la propaganda imperiale per far passare come grandi vittorie le battaglie contro le popolazioni germaniche che in realtà si erano concluse con trattative diplomatiche. Egli ambiva a divenire come Alessandro Magno e avviò una campagna militare contro i Parti. Durante la preparazione della guerra in Oriente nel 217 Caracalla fu vittima di una congiura attuata dal prefetto del pretorio Macrino che in seguito si fece proclamare imperatore e trattò la pace con i Parti.
La Constitutio Antoniana:
Caracalla nel 212 con la Costitutio Antoniana diede la cittadinanza romana a tutti gli abitanti dell’impero di condizione libera*. L’estensione della cittadinanza fu una spinta importante all’uniformazione delle amministrazioni cittadine: sparì la gerarchia tra le città.
Elagàbalo:
La proclamazione di Macrino rappresentò una novità istituzionale: era il primo imperatore che non faceva parte del senato; il senato era ostile per questo nei suoi confronti e Macrino rimosse i favori all’esercito ideati da Caracalla. Bassiano prese il nome di Egebàlo, cui impero fu di breve durata: egli umiliò le istituzioni e rifiutò di proseguire la tradizione militare romana. Temendo la fine della dinastia dei Severi sua nonna Giulia Mesa prese in mano la situazione e lo constrinse a associare al trono il cugino Severo Alessandro. Nel 222 Egebàlo muore in una congiura e Severo Alessandro diviene imperatore.
Severo Alessandro:
Severo Alessandro fu un eccellente imperatore. Egli non aumentò il carico fiscale; ma non fu all’altezza dei problemi militari: nel 226 la nuova dinastia persiana dei Sassanidi iniziò un’offensiva che tolse ai romani la Mesopotamia. Egli riuscì ad arginare un’invasione ma si dovette spostare subito sul fronte del Reno per difendere la Gallia dall’attacco dei Germani. Nel 235 l’imperatore fu ucciso.
Un momento di svolta, l’impero di Massimino il Trace:
Alla morte di Severo Alessandro venne acclamato imperatore per la prima volta un soldato: Massimino il Trace; egli rimase al potere solo per tre anni dal 235 al 238, ottenne successi di guerra nel fronte del Reno e del Danubio dove sconfisse gli Alamanni e fece battaglie contro i Sarmati. Fu il primo imperatore che non si recò mai a Roma; egli impose ancora più tasse per pagare l’esercito e divenne nemico del senato, la rivolta contro di lui partì dall’Africa dove i proprietari e i coloni si ribellarono: venne proclamato imperatore il proconsole d’Africa Gordiano, che unì al potere il figlio e fu riconosciuto dal senato; poco dopo i due Gordiani furono uccisi dalle truppe di Massimino. Nel 238 Massimino fu ucciso dai suoi soldati, il senato scelse dei nuovi imperatori che furono subito uccisi dai pretoriani. Il governo di Massimino rappresenta un momento di anarchia militare perché le truppe designavano gli imperatori che poi uccidevano e ciò porto l’impero sul punto della rovina. Dopo la sua morte nel 244 ci fu il prefetto del pretorio Filippo l’Arabo che morì nel 249. Il suo successore fu Decio che fece la prima persecuzione generale contro i cristiani, le motivazioni furono diverse: la sensazione che i cristiani non fossero solidali con l’impero, il rapido accrescimento della loro presenza nell’impero e nella società, il fatto che la chiesa avesse una struttura organizzata. Decio morì nel 251.
Crisi militare alla metà del III secolo:
La morte di Decio lasciò l’impero in una situazione critica: proseguirono le lotte tra i generali per il trono imperiale; poi divenne imperatore Valeriano, anziano senatore che designò come successore il figlio Gallieno. Le difficoltà politiche, economiche e le riprese delle epidemie portarono l’impero alla sua quasi distruzione. Gallieno si occupò della difesa delle province d’Oriente, invece Valeriano provava a calmare la minaccia dei Persiani; provò anche a riprendere Antiochia ma fu un disastro: fu sconfitto a Edessa e fatto prigioniero. Nel 260 muore durante la prigionia.
Aureliano: la ripresa. :
Gallieno fu ucciso da una congiura dei suoi ufficiali e il potere fu preso da Claudio II (268-270), detto Gotico perché sconfisse i Goti che continuavano a distruggere Balcani e occupavano Atene. Egli morì di peste e Aureliano prese il suo posto; egli si concentrò sulla guerra contro le popolazioni barbariche che avevano invaso la pianura Padana. Organizzò la difesa della città costruendoci mura attorno; riuscì a ricostruire in mano l’integrità territoriale dell’impero. Riorganizzò l’economia e rafforzò il potere centrale, fece una riforma monetaria introducendo monete di migliore qualità ma non riuscì a frenare l’inflazione.
I successori di Aureliano:
Dopo la sua morte (avvenuta a causa di una congiura), nel 248 salì al trono Diocleziano che ripristinò l’autorità imperiale e frenò la disgregazione dell’impero. Egli rese illimitato il potere imperiale: l’imperatore diventava il signore assoluto dello stato; il centro di ogni decisione e di ogni legge e la fonte della legge doveva essere la corte imperiale che emanava leggi e decreti che mettevano limiti all’impero. Agì su diversi fronti: la riforma istituzionale e amministrativa dell’impero, il rafforzamento dell’esercito imperiale e una nuova politica fiscale.
Dalla diarchia alla tetrarchia:
Diocleziano associò al potere Massimiano. Stabilì una precisa divisione dei territori: a Massimiano fu affidato il governo della parte occidentale dell’impero, invece Diocleziano stabilì la sua sede a Nicomedia. Furono nominati Cesari due militari: Cloro e Galerio. Galerio sposò la figlia di Diocleziano, Cloro la figliastra di Massimiano. In questo modo iniziò l’ordinamento della tetrarchia. L’impero fu quindi diviso in quattro aree: Diocleziano ebbe l’Oriente, Galerio la parte balcanica e danubiana, Massimiano l’Italia e l’Africa, Cloro la Britannia, la Spagna e la Gallia. Stabilirono inoltre delle capitali dei tetrarchi, ovvero Nicomedia, Tessalonica, Milano e Treviri.
La ripresa dell’impero:
Diocleziano riconquistò la parte alta della Mesopotamia e ottenne la pace dai Persiani. In Occidente vennero represse le rivolte militari.
La base del potere:
Diocleziano pretese che la figura dell’imperatore fosse divinizzata; facendosi associare così a Giove; impose anche il rito dell’adoratio che consisteva nell’inginocchiarsi in sua presenza e baciare l’orlo della veste, i membri del consiglio furono invece obbligati a restare in piedi in sua presenza. L’imperatore portava corona e diadema poiché portava l’appellativo di dominus.
La riorganizzazione dell’esercito:
Trasformò il reclutamento in un’imposta fiscale: i proprietari dei terreni erano obbligati a procurare una certa quantità di loro contadini per l’esercito. Fare il soldato divenne un mestiere ereditario. Rimase la distinzione tra legionari e ausiliari e venne aumentata l’importanza dei corpi speciali nella cavalleria. Rafforzò il confine orientale con un sistema difensivo dall’Eufrate all’Arabia.
La politica fiscale di Diocleziano:
I tetrarchi dovettero intervenire sulle tasse, poiché il problema delle entrate delle tasse era legato alla demografia. Ogni anno l’amministrazione stabiliva un bilancio di previsione. Queste venivano distribuite tra i contribuenti e venivano pagate con rifornimenti all’esercito. Fu fatto un censimento dell’impero e venne fatta una rivelazione catastale.
Conseguenze sociali della riforma:
Questa politica fiscale ebbe gravi ripercussioni sulla società. La terra coltivabile fu suddivisa in unità, a ogni giogo doveva corrispondere un individuo e alla morte di una persona serviva che il suo posto venisse preso da qualcuno che aveva gli stessi doveri. I figli inoltre erano obbligati a dover svolgere le stesse attività dei genitori creando una società bloccata e eliminando la mobilità sociale che c’era fino ad allora.
La riforma delle province:
I tetrarchi abbandonarono l’organizzazione provinciale. Le province furono ridotte in dimensioni e aumentate di numero. I governatori scelti nell’ordine senatorio e equestre avevano solo funzione amministrativa e giudiziaria, il comando degli eserciti fu affidato ai comandanti. Le province furono raggruppate in diocesi che erano territori molto vasti amministrate da un vicario imperiale. L’Italia divenne sede di una diocesi e per la prima volta furono comprese anche le isole. Solo i residenti di Roma mantenevano l’esenzione fiscale. Le diocesi furono unite in quattro prefetture: i prefetti erano funzionari civili che rispondevano all’imperatore. Si diffuse il mercato nero: le merci a prezzo fisso sparirono dalla circolazione ma erano raggiungibili a prezzi più alti per chi se le poteva permettere; lo stato non aveva abbastanza forze di polizia per reprimere ciò.
Le persecuzioni religiose:
Diocleziano avviò una persecuzione del cristianesimo poiché la religione cristiana era ormai diffusa e le sue strutture stavano divenendo centri di potere autonomi.
Abdicazione di Diocleziano:
Nel 305 Diocleziano e Massimiano abbandonarono il potere e furono sostituiti da Cloro e Galerio.

Hai bisogno di aiuto in Storia Antica?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email