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La crisi della repubblica

La disparità sociale e politica fra senato e plebe determinatasi dopo l'estensione del dominio romano portò all'indebolimento dell'esercito repubblicano e all'accumularsi di una pericolosa tensione sociale. Tiberio Gracco, eletto tribuno nel 133 a.C., si propose di migliorare la situazione attraverso una riforma agraria e la ridistribuzione da parte dell'ager publicus. Dopo la sconfitta di Tiberio, il fratello Caio riprese l'iniziativa, cercando di stringere un'alleanza con il proletariato cittadino e con gli équites. Anche il tentativo di Caio, tuttavia, fu bloccato con forza dalla nobilitas senatoria. Un altro attacco dei populares nei confronti dell'aristocrazia nacque in occasione degli scandali emersi durante la guerra contro Giugurta, che aveva usurpato il trono del regno di Numidia. Consoli e senatori si lasciarono corrompere da Giugurta e i populares ottennero che Mario, un homo nuvus che si era messo in luce come comandante, fosse eletto console con il compito di risolvere la guerra. Dopo il trionfo con Giugurta, Mario fu nuovamente eletto console per combattere i Cimbri e i Teutoni. La carriera politica di Mario fu legata esclusivamente alle sue grandi capacità militari. Mario ricorse all'arruolamento dei proletari e all'uso di ricompensare i veterani con l'assegnazione di nuove terre. Gli italici, viste ancora deluse le loro aspettative di ottenere la cittadinanza, si associarono in una nuova federazione, sfidando apertamente Roma nella guerra sociale, durata dal 91 all'89 a.C. Roma ne usci vincitrice, ma lo scontro fu inutile perché si dovette concedere la cittadinanza a tutti per porre fine alla guerra civile. Con il colpo di mano di Silla che marciò con l'esercito su Roma, ebbe inizio una guerra civile. Dopo la partenza di Silla per l'oriente, i populares si impadronirono del potere, prima con Mario, quindi con Cinna ed infine con Mario il giovane. Silla tornato dalla campagna d'oriente ricorse alle liste di proscrizione per eliminare i suoi avversari politici. Silla assunse la carica di dittatore a vita con lo scopo di ripristinare il potere nelle mani del senato, e lo rese accessibile anche agli équites e all'aristocrazia italica.

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