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Crisi del III secolo d.C.

Dizionario

Inflazione: è l'aumento più o meno rapido del livello dei prezzi e si ha quando la domanda supera l'offerta.
Svalutazione: è la diminuzione della capacità d'acquisto della moneta.
Colonato: è la condizione del colono che anche se resta un uomo libero, la propria capacità giuridica è limitata.
Donativi: ricompense in denaro date ai soldati dall'imperatore.
Barbaro: deriva dal greco barbaros e significa balbuziente; indicava lo straniero.
Fiscalismo: si sottopone la popolazione ad una pesante tassazione.
Anarchia: fase politica in cui il potere viene assunto da chi ha la forza e i mezzi per imporsi.
Limes: è l'insieme delle fortificazioni che presiedono i confini dell'impero romano.

Nel secolo III d.C. ci fu una situazione di crisi e di instabilità; la popolazione era divisa in 2 categorie: gli abitanti delle città e quelli delle campagne. Chi viveva in città era l'erede della civiltà delle polis; persino gli schiavi di città vivevano meglio dei contadini.
Gli abitanti dei villaggi vedevano la città la causa del loro sfruttamento, perché da lì venivano l'esattore del fisco o il padrone a esigere il frutto del raccolto. I campi erano nelle mani dell'aristocrazia cittadina che evitava la carriera militare perché troppo rischiosa e faticosa. In questo modo l'esercito romano diventò un esercito di contadini.
L'esercito esigeva dai loro comandanti di partecipare ai privilegi goduti dalle classi dominanti e così la campagna si ribellò alla città finché non riuscì a strapparle il potere. Colui che prese in mano il governo nell'ultimo periodo dell'impero fu Massimino, che apparteneva infatti alla campagna. Una volta tolto il potere politico all'aristocrazia, finivano per accordarsi con essa lasciandole tutti i privilegi e che riuscirono però a condividere.
Le guerre civili, la piraterie, le pestilenze e lo spopolamento delle campagne provocarono una diminuzione della produzione agricola. Il prezzo crebbe enormemente. Venivano ormai coniate solo monete di rame o con una ridotta quantità di argento. Vi furono anche degli scioperi dei cambiavalute, che si rifiutavano di cambiare allo stesso prezzo le vecchie e le nuove monete. In alcune parti dell'impero si tornò al baratto e le tasse venivano anche pagate in natura e animali.

In città aumentò la disoccupazione e nelle campagne si adottò il sistema del colonato. La differenza tra colono libero e schiavo diminuì fino quasi ad annullarsi. Ormai la maggioranza della popolazione era costituita da contadini servi che vennero per legge vincolati ai loro campi.

Il II secolo d.C. si era chiuso con la dinastia degli Antonini che aveva assicurato all'impero un lungo periodo di stabilità politica. Commodo, figlio di Marco Aurelio, cadde vittima di una congiura e con lui si estinse la sua famiglia. Si proclamò imperatore Pertinace, prefetto di Roma e antico compagno d'armi di Marco Aurelio. Il suo regno fu brevissimo perché i pretoriani lo assassinarono. Questi ultimi misero all'asta l'impero, promettendolo al miglior offerente, che fu il senatore Giuliano. L'esercito acclamò invece imperatori i loro generali e prevalse Settimio Severo, che riuscì ad limare i rivali fondando una nuova dinastia.
Settimio aveva trascorso tutta la sua vita nell'esercito e rimase un militare anche al trono: le sue preoccupazioni erano rivolte all'apparato bellico e lo favorì con donativi, a scapito dell'aristocrazia senatoria. Egli, morendo, raccomandò ai suoi figli di stare uniti, arricchire l'esercito e non curarsi di tutto il resto. Prese un provvedimento economico: dimezzò la percentuale d'argento presente nelle monete in modo da poterne emettere di più; come conseguenza ci fu però un'inflazione che colpì in particolare i ceti medi.
Settimio era nato in Tripolitania (attuale Libia) e proveniva da un ambiente provinciale e scarsamente romanizzato; credeva nell'astrologia ed era superstizioso. Egli favorì le province e impose un governo autoritario. I confini settentrionali vennero difesi con efficacia, in Oriente i parti furono sconfitti e fu ristabilita per un po' la dominazione romana sulla Mesopotamia.

Dopo la morte di Settimio, avvenuta durante una campagna militare in Britannia, vennero proclamati imperatori i suoi 2 figli: Caracalla e Greta. Tra loro esisteva però una rivalità, così Greta venne assassinato dai pretoriani e i suoi seguaci vennero sterminati. Caracalla distribuì all'esercito grosse somme di denaro e fu costretto ad aumentare le tasse, a carico dell'aristocrazia senatoria che gli divenne nemica. Fece anche un importantissimo editto: la Constitutio Antoniniana, promulgata del 212 d.C., con la quale concesse il diritto di cittadinanza romana a tutti gli abitanti dell'impero. Questo portò così ad un'unificazione dei popoli e la differenza tra abitanti d'Italia e abitanti delle province era cancellata. Caracalla venne assassinato dal prefetto Macrino, che si fece proclamare imperatore.
Presto però l'impero tornò nelle mani dei Severi. Macrino fu ucciso dai militari, che portarono al trono Eliogabalo, quattordicenne nipote di Caracalla. Questo imperatore fu una marionetta nelle mani della nonna, della madre e della zia. I costumi di Eliogabalo destarono scandalo: praticava cerimonie esotiche, si circondava di maghi, trascorreva le sue giornate nell'ozio e il suo comportamento suscitò il malcontento dei pretoriani e del senato. La nonna si rese conto che conveniva eliminare Eliogabalo e favorire l'ascesa al trono di Alessandro Severo. I pretoriani uccisero Eliogabalo e ne gettarono il cadavere nel Tevere. Venne poi proclamata la sua damnatio memoriae: una sanzione che prevedeva che il nome del condannato non potesse più essere trasmesso nella discendenza e che il suo nome venisse cancellato dalle iscrizioni.
Il trono fu quindi consegnato ad Alessandro Severo, tredicenne. Il potere era in realtà detenuto dalla nonna e dalla madre che cercarono di instaurare buoni rapporti con il senato. Il clima orientaleggiante si conservò. Alessandro Severo era ispirato da idee pacifiste e perciò non era ben visto tra i soldati e venne assassinato insieme alla madre mentre si trovava per fronteggiare un'incursione germanica.

L'esercito proclamò imperatore un semplice centurione, Massimino, soprannominato "Il Trace" perché era nato in un villaggio delle Tracia. Egli fu il primo imperatore proveniente dalle classi sociali più basse, era un uomo privo di cultura, dotato di un'enorme forza fisica e di molto coraggio. Venne poi ucciso dai senatori.
Alla sua morte, l'aristocrazia tentò di riconquistare il potere, ma non emerse nessuna personalità capace di equilibrare il senato e i militari. Non fu perciò possibile formare una nuova dinastia e si aggravò la crisi economica. Questo cinquantennio è noto come "periodo dell'anarchia militare". L'esercito proclamò imperatori i loro comandanti.
C'era una mancanza d'oro e d'argento e si aumentarono così le tasse. La peste aggravò lo spopolamento delle città e delle campagne, perciò diminuì la manodopera per coltivare i campi a cui si affiancò la carestia.

Alle frontiere del Reno e del Danubio premevamo grandi masse di germani, le quali venivano sospinte in avanti dalle migrazioni di altre popolazioni del centro europeo: i particolare i goti. Erano popolazioni che si spostavano in massa alla ricerca di nuove terre per sfuggire alla miseria e alla guerra.
La situazione in Oriente divenne molto difficile: il regno dei parti divenne potentissimo grazie alla dinastia dei Sasanidi, che affermavano di essere i discendenti degli antichi sovrani persiani e volevano un impero come quello di Dario e di Serse. I parti disponevano di un forte esercito, fondato su un nuovo tipo di cavalleria temibile, i "catafratti". Sotto il comando di Shapur (noto ai romani come Sapore), i parti occuparono Antiochia.

A governare l'impero romano fu chiamato il generale Filippo l'Arabo, così chiamato perché originario di una tribù araba. Fu proprio lui a celebrare le feste per i mille anni della fondazione di Roma; furono organizzati giochi grandiosi che si esibirono nel Colosseo. In quel momento i suoi confini erano più estesi di quanto erano stati al tempo di Augusto. Era però una grandezza fragile: i goti forzarono il limes devastando la penisola balcanica. Sparta e Atene vennero saccheggiate e la Grecia ridotta a rovine; misero a fuoco l'Asia Minore e fu dato alle fiamme anche una delle sette meraviglie del mondo, il tempio di Artemide a Efeso, uno dei più importanti centri di culto.
Negli anni successivi la situazione peggiorò. Vi furono vari generali portati sul trono, tutti destinati a regni brevi ed infelici. L'imperatore Decio, che aveva scatenato ulteriori persecuzioni contro i cristiani, morì combattendo contro i goti; Valeriano, fu catturato in battaglia e morì prigioniero; Sapore si fece ritrarre in incisioni mentre riceveva l'omaggio dell'imperatore inginocchiato e incatenato ai sui piedi; rimase così suo figlio Gallieno, che sancì la divisione fra carriera civile, riservata ai senatori, e carriera militare. Alcune regioni si resero autonome, come l'impero delle Gallie, costituito da Gallia, Spagna e Britannia e riuscì a bloccare nuove invasioni al confine del Reno. In Oriente una dinastia locale organizzò le forze romane attorno Palmira dove si formò un reame sotto la guida di Odenato, assistito da sua moglie la regina di Zenobia. Questo regno respinse i Sasanidi.
A poco a poco i romani riuscirono a riprendersi. I germani furono sconfitti in numerose battaglie che riportarono la frontiera sul Reno e sul Danubio. Alla guida ci furono Claudio II che annientò a Naisso un esercito di goti e fu quindi soprannominato il "Gotico", e Aureliano che riunì sotto il suo dominio tutto l'impero applicando metodi durissimi, distruggendo Palmira che si era ribellata. Fece poi costruire una nuova cinta muraria, le "mura aureliane". Durante una sua repressione di disordini andò a fuoco la biblioteca di Alessandria. Aureliano venne ucciso da una congiura e l'impero giunse nelle mani di Diocleziano, che conservò il trono per molto tempo.

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